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SUMMARY:Emilie Lauriola (Archivorum Library)\, Mariamargherita Maceli (Archivorum Ark)\, Cristina Meli\, (Archivorum Library)\, Cristina Mosconi (Grants & Partnerships)\, Alice Rigo Saitta (Archivorum): Archivi viventi. Costruire la memoria collettiva del futuro
DESCRIPTION:videoconferenza \n\n\n\n\n\nArchivorumArchivorum è una piattaforma internazionale dedicata alla preservazione\, attivazione e trasmissione degli archivi d’artista attraverso la ricerca\, l’editoria e la formazione. Fondata in Lussemburgo dall’appassionata d’arte Mia Rigo\, Archivorum nasce con l’intento di ripensare l’archivio come una struttura viva e in continua evoluzione\, anziché come un deposito statico del passato. Il nome deriva dal termine latino per “archivio”\, riflettendo un impegno verso la preservazione che dialoga attivamente con il presente e il futuro. Cresciuta a Modena\, Mia è sempre stata circondata dai libri; sua madre ebbe un ruolo fondamentale nell’apertura di molte biblioteche della città. La storia di Archivorum comincia con una poesia di Oriol\, dedicata alla “disperazione del collezionista” – il dolore di vedere opere un tempo amate disperse e dimenticate. Quella poesia divenne un voto. Mia trasformò quel sentimento in una missione: garantire che gli artisti e le loro creazioni vengano ricordati attraverso le loro stesse voci\, e non soltanto attraverso le narrazioni degli altri. Da questa convinzione è nato Archivorum\, un’associazione pubblica senza scopo di lucro dedicata a preservare le eredità degli artisti attraverso le loro parole\, i loro libri e le loro testimonianze – affinché la memoria continui a vivere come una conversazione tra generazioni\, e non come un’eco del passato. Archivorum è stato creato dal desiderio di lasciare che gli artisti parlino con le proprie parole\, assicurando che le loro voci\, insieme alle loro opere\, possano durare nel tempo. Mia ha immaginato una visione dell’archivio più aperta e dinamica: una struttura che sostiene gli artisti e li accompagna nel portare avanti nel tempo il loro lavoro e le loro idee. Archivorum opera come una piattaforma che supporta gli artisti nel salvaguardare\, attivare e trasmettere le loro eredità attraverso la ricerca\, l’editoria e la formazione. Piuttosto che fissare opere e narrazioni\, Archivorum mira a mantenerle in movimento – accessibili\, in evoluzione e significative attraverso le generazioni. \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\nArchivio Arte Contemporanea329 4828149https://www.stefanogiovanazzi.euinfo@stefanogiovanazzi.eu
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SUMMARY:Lorenzo Pevarello: Dal film di famiglia al film di comunità
DESCRIPTION:L’intervento ripercorre l’esperienza della Cineteca della Fondazione Museo storico del Trentino a partire da una riflessione sul passaggio dal film di famiglia al film di comunità\, un percorso maturato nel corso di quasi trent’anni di attività tra archivio\, ricerca storica e restituzione pubblica. L’archivio dei film di famiglia nasce inizialmente dall’esigenza di recuperare\, salvaguardare e digitalizzare pellicole amatoriali in formato ridotto — 8mm\, Super8 e 16mm — conservate nelle case delle famiglie trentine. Fin dai primi progetti di storia orale e\, in particolare\, con l’esperienza delle Memorie di comunità\, è emerso con chiarezza come questi materiali non rappresentassero soltanto documenti privati legati alla memoria familiare\, ma custodissero un patrimonio visivo capace di raccontare in modo straordinariamente diretto le trasformazioni del territorio e delle comunità. Dentro queste immagini si ritrovano paesaggi oggi profondamente mutati\, pratiche agricole e forestali scomparse\, momenti di socialità\, rituali collettivi\, forme di lavoro e di relazione che appartengono alla storia recente del Trentino. Progressivamente è quindi maturata la consapevolezza che queste pellicole raccontassero molto più della storia di una singola famiglia: raccontavano la storia di una comunità. Da qui nasce il passaggio concettuale dal film di famiglia al film di comunità. Un passaggio che ridefinisce anche il ruolo della Cineteca\, non più intesa soltanto come luogo di conservazione di materiali audiovisivi\, ma come spazio relazionale dove archivio\, memoria e ricerca si incontrano. La vera specificità della Cineteca risiede infatti nel fatto che i fondi raccolti non sono mai disgiunti dalle persone\, dalle famiglie e dalle comunità che li hanno prodotti e custoditi nel tempo. Attraverso il lavoro di raccolta\, digitalizzazione\, contestualizzazione storica e restituzione pubblica\, immagini nate in ambito privato tornano così a vivere nello spazio collettivo\, trasformandosi in fonti storiche e strumenti di public history. In questa prospettiva la Cineteca diventa non solo luogo di conservazione\, ma laboratorio di conoscenza e di narrazione condivisa del territorio. \n\n\n\n\n\n\n\nEstate alpina di Tommasino Andreatta \n\n\n\n\n\n\n\nEstate in Valfloriana di Paolo Arnoldi \n\n\n\n \n\n\n\nLorenzo Pevarello \n\n\n\nLorenzo Pevarello è autore\, regista e ricercatore presso la Fondazione Museo storico del Trentino\, dove è responsabile della Cineteca. Attivo da oltre trent’anni nel campo della documentazione audiovisiva e della produzione documentaria\, ha sviluppato il proprio percorso professionale tra regia\, ricerca storica e valorizzazione della memoria visiva. Dopo le prime esperienze come operatore cinematografico e direttore della fotografia\, ha lavorato come autore e regista nel campo della documentaristica storica\, artistica e antropologica\, realizzando oltre cento opere selezionate in festival nazionali e internazionali. Parallelamente ha maturato una lunga esperienza nella raccolta di testimonianze orali\, conducendo oltre mille interviste audiovisive dedicate alla storia sociale del Novecento\, alla montagna\, al lavoro\, all’’agricoltura e alle trasformazioni del territorio trentino. All’interno della Fondazione Museo storico del Trentino è tra i promotori delle campagne di recupero e digitalizzazione dei filmati a passo ridotto che hanno portato alla nascita dell’archivio dei film di famiglia. Il suo lavoro si concentra oggi sul rapporto tra archivio audiovisivo\, storia orale e public history\, con particolare attenzione ai processi di restituzione pubblica delle memorie di comunità. \n\n\n\n\n\n\n\nArchivio Arte Contemporanea329 4828149https://www.stefanogiovanazzi.euinfo@stefanogiovanazzi.eu
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SUMMARY:Community Archives Pantone 807 U: un manifesto di Maurizio Nannucci
DESCRIPTION:“Community Archives Pantone 807 U”\, in lingua inglese\, è il secondo manifesto che Maurizio Nannucci realizza per ‘Archivi di Comunità’. Stampato su carta usomano in una tiratura di 200 copie\, viene distribuito gratuitamente al pubblico in sala. \n\n\n\n\n\n\n\nMaurizio Nannucci \n\n\n\nNannucci\, Maurizio\, artista (Firenze 1939). Maurizio Nannucci si forma tra Firenze e Berlino e inizia la propria attività dalla metà degli anni Sessanta del Novecento nella poesia concreta e nella musica elettronica\, frequentando lo Studio di fonologia musicale S2FM di Pietro Grossi (1965/1969). Nel 1965 Nannucci realizza i “Dattilogrammi” pubblicati in varie antologie tra cui nel 1967 “Anthology of Concrete Poetry” di Emmett Williams; partecipa quindi alle esposizioni “Poesia concreta indirizzi concreti\, visuali e fonetici”\, organizzata dalla Biennale veneziana presso Ca’ Giustinian nel 1969\, e a “Concrete Poesie?” presso lo Stedelijk Museum di Amsterdam nel 1970. “Alfabetofonetico” inaugura un’antologia di testi a neon ancora in progress\, attuando una traslazione di campo d’intervento artistico dalla pagina bianca allo spazio urbano e architettonico\, indagato nelle sue strutture primarie per creare tensioni dialettiche tra i suoi punti di definizione spaziale (quali il pavimento\, le pareti e il soffitto). Nel 1969 realizza il suo primo neon multiplo\, “box”\, scritto con la propria grafia (costante della sua ricerca) e destinato a una scatola di multipli (“Multibox”) prodotta dalla prima realtà autogestita e non profit di artisti da lui co-fondata nel 1967 a Firenze: il Centro ricerche estetiche F/uno. L’opera è emblematica della sua ricerca\, oltre che per la tecnica\, anche perché indicativa della sua propensione a promuovere esperienze collettive\, centrate su un’etica\, d’ispirazione situazionista\, di partecipazione e di azione marginale rispetto al sistema ufficiale dell’arte\, che lo vede aprire\, sempre a Firenze\, gli spazi autogestiti e non profit Zona (1974/1985) e Base (1998). In una prospettiva rivolta alla creazione di un sistema più agevole per la diffusione delle idee e per un’informazione aggiornata e veloce sulla sperimentazione\, Nannucci cura la pubblicazione della rivista «Mèla» (1976/1981) ed edita multipli\, libri d’artista\, ed ephemera di altri artisti\, fondando con Mario Mariotti e Claudio Parmiggiani nel 1970 Exempla Editions (con cui però già dal 1967 edita i propri multipli e libri)\, e nel 1975 l’etichetta discografica Recorthings. Tale sensibilità verso le realtà editoriali alternative\, politicamente marginali rispetto all’istituzione\, emerge nella mostra da lui curata a Zona nel 1975 “Small Press Scene”\, e si applica alla creazione di un archivio personale composto da migliaia di documenti “concerning any artistic marginal practice from the 1960s up to our days”\, un progetto che è parte integrante della sua attività artistica come un “great collective and personal diary” sull’identità culturale del secondo Novecento. Recentemente la sua ricerca è stata presentata al MAXXI di Roma (Maurizio Nannucci. “Where to start from”\, 2015)\, al Museion di Bolzano e al Museo Marino Marini di Firenze (Maurizio Nannucci. “Top Hundred”\, 2015-2016). \n\n\n\n\n\n\n\nArchivio Arte Contemporanea329 4828149https://www.stefanogiovanazzi.euinfo@stefanogiovanazzi.eu
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SUMMARY:Archivi di Comunità Pantone 811 U: un manifesto di Maurizio Nannucci. Disegnare il futuro: un logo e un manifesto per Archivi di Comunità
DESCRIPTION:Maurizio Nannucci non sarà presente all’evento \n\n\n\n\n\nMaurizio Nannucci è stato invitato ad esercitare lo stile che lo contraddistingue sull’immagine pubblica [brand identity] del progetto solo apparentemente utopico di “Archivi di Comunità”. La proposta visiva che ne è nata innesta Archivi di Comunità sull’idea di ‘mondo’ come luogo di ‘riflessione anomala’ – una linea che specchia ‘diversamente’ – e il programma di eventi proposti come occasioni di messa in prova\, ipotesi di teorie e pratiche del divenire\, di progetti\, promesse e consegne come desideri\, stati d’animo\, forme di pensiero impermanente. Il manifesto Archivi di Comunità Pantone 811 U\, in lingua italiana\, stampato su carta usomano nel formato 680 x 940 mm utilizzando il colore Pantone 811 U\, verrà distribuito gratuitamente al pubblico presente in sala. \n\n\n\n\n\n\n\nZona Archives Zona non profit spazio d’arte \n\n\n\nFirenze 1974/1985. Fondata nel 1974 a Firenze\, Zona rappresenta un esempio unico di spazi d’arte non profit\, gestiti da artisti\, riconosciuti a livello internazionale. Situata nel quartiere storico di San Niccolò\, l’attività di Zona si è intrecciata con i movimenti d’arte sperimentale degli anni ’70 e ’80: arte multimediale\, poesia concreta\, arte concettuale\, performance\, in contrasto con la vita quotidiana del quartiere. In linea con la sua missione – mostrare lavori interdisciplinari a livello internazionale – il programma di Zona cercava un incrocio tra arte visiva sperimentale\, musica\, architettura e poesia. L’obiettivo di superare i confini tradizionali tra le discipline si realizzava attraverso un’organizzazione radicale e anti-accademica\, e confrontando il pubblico con spunti insoliti su sperimentazioni artistiche e esperienze multifacetiche che anticipavano gli sviluppi nelle arti visive. Le attività di Zona comprendevano oltre 250 esposizioni/eventi\, oltre a pubblicazioni ed edizioni di Zona. Nel 1981\, ZonaRadio è diventata online\, trasmettendo musica e suoni nuovi di artisti. “Zona People” formava un collettivo flessibile\, senza programmazione a lungo termine. La flessibilità era importante poiché non c’era supporto finanziario né da sponsor privati né da istituzioni pubbliche. Il programma di Zona era completamente autofinanziato dai membri dello spazio. Zona ha sviluppato una rete internazionale che promuoveva nuovi movimenti artistici e apriva alla possibilità di uno scambio globale tra artisti\, critici d’arte e pubblico. Fondatori: Maurizio Nannucci\, Paolo Masi\, Mario Mariotti\, Giuseppe Chiari\, Massimo Nannucci\, Albert Mayr\, Alberto Moretti\, Gianni Pettena. Organizzazione: Lo spazio d’arte senza scopo di lucro Zona è stato fondato e organizzato da artisti\, musicisti\, poeti e architetti che vivevano e lavoravano a Firenze. Missione: Creare una rete globale di pratiche artistiche interdisciplinari e mostrare l’arte sperimentale internazionale a Firenze. Programma: Movimenti artistici avanguardisti degli anni ’70 e ’80\, cinema e video\, arte concettuale\, Fluxus\, performance\, poesia concreta e sonora\, architettura radicale\, artist’ books e piccole edizioni\, audioworks\, ZonaRadio. \n\n\n\nMaurizio Nannucci \n\n\n\nNannucci\, Maurizio\, artista (Firenze 1939). Maurizio Nannucci si forma tra Firenze e Berlino e inizia la propria attività dalla metà degli anni Sessanta del Novecento nella poesia concreta e nella musica elettronica\, frequentando lo Studio di fonologia musicale S2FM di Pietro Grossi (1965/1969). Nel 1965 Nannucci realizza i “Dattilogrammi” pubblicati in varie antologie tra cui nel 1967 “Anthology of Concrete Poetry” di Emmett Williams; partecipa quindi alle esposizioni “Poesia concreta indirizzi concreti\, visuali e fonetici”\, organizzata dalla Biennale veneziana presso Ca’ Giustinian nel 1969\, e a “Concrete Poesie?” presso lo Stedelijk Museum di Amsterdam nel 1970. “Alfabetofonetico” inaugura un’antologia di testi a neon ancora in progress\, attuando una traslazione di campo d’intervento artistico dalla pagina bianca allo spazio urbano e architettonico\, indagato nelle sue strutture primarie per creare tensioni dialettiche tra i suoi punti di definizione spaziale (quali il pavimento\, le pareti e il soffitto). Nel 1969 realizza il suo primo neon multiplo\, “box”\, scritto con la propria grafia (costante della sua ricerca) e destinato a una scatola di multipli (“Multibox”) prodotta dalla prima realtà autogestita e non profit di artisti da lui co-fondata nel 1967 a Firenze: il Centro ricerche estetiche F/uno. L’opera è emblematica della sua ricerca\, oltre che per la tecnica\, anche perché indicativa della sua propensione a promuovere esperienze collettive\, centrate su un’etica\, d’ispirazione situazionista\, di partecipazione e di azione marginale rispetto al sistema ufficiale dell’arte\, che lo vede aprire\, sempre a Firenze\, gli spazi autogestiti e non profit Zona (1974/1985) e Base (1998). In una prospettiva rivolta alla creazione di un sistema più agevole per la diffusione delle idee e per un’informazione aggiornata e veloce sulla sperimentazione\, Nannucci cura la pubblicazione della rivista «Mèla» (1976/1981) ed edita multipli\, libri d’artista\, ed ephemera di altri artisti\, fondando con Mario Mariotti e Claudio Parmiggiani nel 1970 Exempla Editions (con cui però già dal 1967 edita i propri multipli e libri)\, e nel 1975 l’etichetta discografica Recorthings. Tale sensibilità verso le realtà editoriali alternative\, politicamente marginali rispetto all’istituzione\, emerge nella mostra da lui curata a Zona nel 1975 “Small Press Scene”\, e si applica alla creazione di un archivio personale composto da migliaia di documenti “concerning any artistic marginal practice from the 1960s up to our days”\, un progetto che è parte integrante della sua attività artistica come un “great collective and personal diary” sull’identità culturale del secondo Novecento. Recentemente la sua ricerca è stata presentata al MAXXI di Roma (Maurizio Nannucci. “Where to start from”\, 2015)\, al Museion di Bolzano e al Museo Marino Marini di Firenze (Maurizio Nannucci. “Top Hundred”\, 2015-2016). \n\n\n\n\n\n\n\nArchivio Arte Contemporanea329 4828149https://www.stefanogiovanazzi.euinfo@stefanogiovanazzi.eu
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