Ospiti

In questa sezione, esplora i profili di degli ospiti e i temi scelti per l’edizione 2026 di Archivi di Comunità:

Roberto Adami, ricercatore e storico, Villa Lagarina
Alessandro Andreolli, storico, Feltre
Roberto Antolini, storico, Rovereto
Roberta Giovanna Arcaini, Ufficio beni archivistici, librari e archivio provinciale, Trento
Stefano Arienti, artista, Milano
Alessandro Armani, responsabile Beni Nord Est, FAI
Andrea Benoni, Presidente Fondazione Artieri 1852, Rovereto
Elena Bini, Museion Bolzano
Gloria Canestrini, artista, stampatrice, editrice, Rovereto
Vittorio Carrara, BUC, Trento
Claudia Castellucci, drammaturga, Societas, Cesena
Michele Dal Bosco, regista, Trento, presenta Francesco Dal Bosco
Thomas Dalla Costa, Storico dell’arte, ricercatore, Rovereto
Mauro De Iorio, collezionista d’arte contemporanea, Trento
Duccio Dogheria, responsabile archivi storici Mart, Rovereto
Matteo Fadini, Biblioteca FBK, Trento
Maria Fratelli, Fabbrica del Vapore, CASVA, Milano
Francesco Frizzera, MITAG, Rovereto
Gino Gianuizzi, gallerista e collezionista, Bologna
Maurizio Giongo, artista, stampatore, editore, Rovereto
Stefano Giovanazzi, Archivio Arte Contemporanea, Rovereto
Manuela Iannetti, Archivissima, Torino
Emilie Lauriola (Archivorum Library), Mariamargherita Maceli (Archivorum Ark), Cristina Meli, (Archivorum Library), Cristina Mosconi (Grants & Partnerships), Alice Rigo Saitta (Archivorum), Archivorum, Luxembourg – Torino
Michelangelo Lupo, storico dell’arte, Trento
Mariarosa Mariech, responsabile biblioteca Mart, Rovereto
Maurizio Nannucci, artista, Firenze
Giuliano Perezzani, collezionista, Sanguinetto
Lorenzo Pevarello, Fondazione Museo storico del Trentino, Trento
Ginevra Rapex (bibliotecaria), Silvia Bruni (Documentazione digitale e Bibliomediateca), Teche RAI, Roma
Donatella Turrina, presidente, Fondazione Trentina Volontariato Sociale
Ruffo Wolf, architetto, Rovereto
Anna Zinelli, Kunsthaus, Merano

Roberto Adami

Storico e ricercatore, laureato in Ingegneria Civile all’Università di Padova con una tesi in Storia dell’Architettura sull’attività edilizia in Val Lagarina nella prima metà del Seicento. Per oltre 30 anni responsabile delle biblioteche comunali di Villa Lagarina e Volano. Appassionato di storia locale e ottimo conoscitore dei fondi archivistici lagarini, è autore di diverse pubblicazioni dedicate in particolare alla comunità di Volano e a quelle che insistono sul territorio della destra Adige.

Tema
Genealogia di una casa. Osservazioni metodologiche per la ricostruzione storica delle vicende degli edifici

Gli edifici sono delle costruzioni, delle strutture edilizie realizzate dall’uomo, destinate ad accogliere al suo interno persone o attività a queste connesse. Nascono sostanzialmente per dare una risposta alle diverse esigenze di vita degli uomini. La permanenza presso di esse di persone diverse nel corso del tempo lascia inevitabilmente delle tracce. Gli edifici diventano così dei testimoni che possono sopravvivere allo scorrere del tempo e raccontare le loro storie contribuisce a fare storia.

Alessandro Andreolli

Alessandro Andreolli (Rovereto, 1986). Ha conseguito nel 2012 la laurea magistrale in Italianistica, Culture Letterarie Europee e Scienze Linguistiche presso l’Università di Bologna, ottenendo successivamente una seconda laurea in Scienze Storiche presso l’Università di Verona. Nel corso degli anni ha collaborato con diverse istituzioni, tra cui l’Accademia Roveretana degli Agiati, la Biblioteca Civica “G. Tartarotti” di Rovereto, il Museo Civico di Rovereto e il Museo Storico Italiano della Guerra, promuovendo la realizzazione di pubblicazioni, convegni, mostre e partecipando a progetti di ricerca. Si è occupato soprattutto di questioni linguistiche e letterarie tra Ottocento e Novecento, di memorialistica della Prima guerra mondiale e più di recente di storia delle biblioteche. Dal 2025 è socio dell’Accademia Roveretana degli Agiati, per la quale ricopre anche l’incarico di bibliotecario. Relativamente alla storia della cultura roveretana e al mondo delle biblioteche, in particolare, ha curato i volumi Beni privati e interessi pubblici. Storia e attualità delle biblioteche accademiche italiane (2022) e (con Paola Maria Filippi) Intellettuale, moglie, madre. Bianca Laura Saibante, una donna del Settecento (2025). Suo un primo tentativo di trattazione organica della storia del patrimonio accademico nel libro La Biblioteca dell’Accademia degli Agiati. Storia e documenti, prefazione di Fabrizio Rasera (2025). Sta approntando per conto del Centro Studi Tommaso Gallarati Scotti di Milano e dell’Accademia Olimpica di Vicenza l’edizione del carteggio tra Antonio Fogazzaro e Tommaso Gallarati Scotti.

Tema
Memorie familiari e storie cittadine. Il caso dell’archivio de Cobelli: tutela, ricerca e valorizzazione

Giovanni Cobelli, professore di storia naturale a Rovereto è stato un funzionario italiano e naturalista dilettante. Dopo gli studi nella sua città natale, Rovereto, si recò a Vienna per studiare storia naturale. Al ritorno nella sua città natale insegnò all’istituto tecnico, incarico che occupò fino al 1902. Fratello di Ruggero Cobelli (1838-1921, medico, già assistente di fisiologia all’Università di Padova), diresse, dal 1879 al 1937, il museo di Rovereto.

Roberto Antolini

Roberto Antolini, laureato in filosofia, bibliotecario ed archivista è nato a Trento nel 1950. Oltre a ‘Verso il Brennero’ ha pubblicato il romanzo Ivan il terrorista (Robin edizioni, 2009), e curato il volume ‘Libri esplosivi, taglienti e luminosi: avanguardie artistiche e libro fra futurismo e libro d’artista’ (Nicolodi, 2005).

Tema
Avere «stanza e mensa» in Palazzo Pizzini a metà Settecento: Giuseppe Felice Matteo Givanni, prete/intellettuale razionalista, e poeta dialettale cantore dell’età della seta roveretana

Giuseppe Felice Givanni è un prete razionalista del Settecento roveretano. È anche un poeta, che nelle sue novelle in versi dialettali (quasi tutte ancora inedite) racconta – in modo scherzoso e metaforico – la vita e soprattutto i conflitti dell’età della seta roveretana. Verso metà Settecento è cappellano della famiglia Pizzini, e precettore dei figli del barone Gian Giulio Pizzini (Gian Giacomo ed Orazio, che diventeranno importanti personaggi del loro tempo). Durante la vista pastorale del vescovo alla chiesa di San Marco del 1750, Givanni spiega di avere – per questi suoi servizi – «stanza e mensa» nel Palazzo Pizzini.

Roberta Giovanna Arcaini

Funzionaria esperta presso l’Ufficio beni archivistici, librari e Archivio provinciale di Trento del STServizio tecnico Soprintendenza per i beni e le attività culturali della Provincia autonoma di Trento, già docente a contratto di Archivistica presso Università di Trento – corso di Laurea magistrale c/o Dipartimento di Lettere e filosofia. Nella sua attività rientrano archivi sanitari-ospedalieri, scolastici, d’impresa, di aziende di promozione turistica, di banche, di architetti, ingegneri, imprese di costruzione, tramite progetti di censimenti, inventari, massimari di selezione e scarto e attività di valorizzazione del patrimonio archivistico, anche in qualità di autrice e curatrice di varie pubblicazioni. Ha collaborato e collabora con Comitati e gruppi di lavoro locali e nazionali (es. Gruppo di lavoro ANAI- Associazione Nazionale Archivistica Italiana per Linee guida per la formazione, gestione, conservazione degli archivi digitali e ibridi degli studi di progettazione). Laureatasi presso Università Cattolica del Sacro Cuore in Lettere moderne, diplomatasi presso la Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica c/o Archivio di Stato di Milano; nel percorso di aggiornamento: Master di II livello in “Diritto e management delle pubbliche amministrazioni” TsM-Trentino School of management e Università di Trento e Corso itinerante SIBEC-Scuola Italiana Beni Comuni, con Euricse, Labsus e Università di Trento.

Tema
C’è vita negli archivi.
Voci di comunità in archivi istituzionali e privati.

In questa occasione verranno presentati alcuni casi di archivi istituzionali e di soggetti privati – persone e associazioni – oggetto dell’attività di tutela dell’Ufficio beni archivistici, librari e Archivio provinciale.

L’Ufficio beni archivistici, librari e archivio provinciale conserva ed assicura la pubblica fruizione degli archivi e dei documenti storici della Giunta provinciale e delle strutture da essa dipendenti, delle scuole provinciali di ogni ordine e grado e degli archivi e documenti che la Provincia abbia in proprietà o in deposito per disposizione di legge o per altro titolo; esercita analoghe competenze sugli archivi e sui documenti degli enti strumentali della Provincia, degli enti pubblici territoriali e degli enti pubblici operanti nelle materie di competenza della Provincia o ad essa delegate e, qualora disposto, anche su quelli del Consiglio provinciale;  conserva gli archivi e i documenti storici dell’Archivio di Stato di Trento affidati in custodia e manutenzione ed attua forme di collaborazione con lo stesso per lo studio, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio documentario in esso conservato; esercita la sorveglianza sugli archivi cartacei e digitali correnti e di deposito della Giunta provinciale e delle strutture da essa dipendenti e cura la gestione degli archivi della struttura di appartenenza; svolge la funzione di archivio generale di deposito per gli archivi della Giunta provinciale e delle strutture da essa dipendenti; provvede alla gestione delle attività di tutela, conservazione, restauro, studio e valorizzazione dei beni librari e degli archivi di competenza provinciale, provvedendo alle relative autorizzazioni e certificazioni; collabora con il Dirigente alla predisposizione della programmazione funzionale e finanziaria; per mezzo di appositi laboratori svolge attività di ricerca, sperimentazione e didattica nel campo del restauro librario e documentario e gestisce interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio archivistico e librario attraverso attività di riproduzione con tecnologie analogiche e digitali; provvede alle attività finalizzate alla formazione ed all’aggiornamento del dizionario toponomastico trentino, nonché al rilascio delle autorizzazioni in materia di toponomastica; svolge le funzioni di servizio per la tenuta del protocollo informatico, della gestione dei flussi documentali e degli archivi, nonché quelle concernenti la conservazione.

Stefano Arienti

Stefano Arienti nasce nel 1961 ad Asola, nel Mantovano, da famiglia di origine contadina e trascorre l’infanzia in una vecchia cascina della campagna padana. Da ragazzo sviluppa interesse per gli studi scientifici e alla fine degli anni Settanta si trasferisce a Milano per frequentare la facoltà di Scienze Agrarie, dove si laurea nel 1986. Durante gli studi conosce alcuni giovani artisti dell’avanguardia milanese tra cui Corrado Levi che sarà il suo primo maestro. Esordisce in campo artistico senza alcuna formazione accademica: la sua creatività prende avvio da riflessioni che spaziano dal mondo della biologia a quello della storia dell’arte, dall’attrazione per la cultura orientale all’amore per la natura, cui si accompagna la passione per il collezionismo sviluppata fin da bambino. Nel 1985 partecipa alla sua prima collettiva con Muffe, intervenendo con gessetti colorati sui muri scrostati e umidi dell’ex fabbrica di motori elettrici Brown Boveri nel quartiere Isola di Milano. È intuibile fin d’ora quella che sarà una costante nella metodologia dell’artista: intervenire su immagini, oggetti o superfici già esistenti per conferire loro nuovo aspetto e significato. Successivamente espone a Ferrara e a Milano; qui nel 1986 tiene la sua prima personale nello Studio di Corrado Levi e nel 1989 allestisce una mostra presso lo Studio Guenzani: presenta al pubblico la serie delle Alghe, lunghe e leggere strisce di plastica colorata pendenti dall’alto, e le Turbine, sculture ricavate dalla piegatura delle pagine di riviste e volumi di carta industriale: in entrambe le tipologie conta l’aspetto processuale della creazione dell’opera così come la scelta dei materiali, attinti alla realtà quotidiana.

Tema
L’Archivio Stefano Arienti

L’Associazione Archivio Stefano Arienti E.T.S., costituita nel 2026 per iniziativa di Stefano Arienti, ha sede a Milano, in via Canelli 25. Non persegue finalità di lucro e ha lo scopo di salvaguardare il lavoro dell’artista, promuoverlo e diffonderne la conoscenza. L’Associazione si occupa, in particolare, dell’archiviazione e catalogazione delle opere di Stefano Arienti, gestisce il suo archivio (costituito da materiali cartacei e digitali raccolti dall’artista nel corso della sua attività) e promuove iniziative volte all’approfondimento del suo operato. Il Presidente dell’Associazione è Stefano Arienti, il Vicepresidente è Gianni Rosei, la Direttrice è Ilaria Bernardi. La prima attività pubblica sviluppata dall’Associazione è la realizzazione del sito web https://www.stefanoarienti.it, messo online nel maggio 2026.

Alessandro Armani

Nato a Rovereto, laureato in scienze dei beni culturali, dal 2018 lavora per il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano inizialmente come direttore del Castello di Avio, Avio, Trentino-Alto Adige. Dal 2025 è responsabile Beni Nord Est della Fondazione. Responsabile Gestione Operativa FAI – Memoriale Brion, Altivole, Veneto, opera matura di Carlo Scarpa, e responsabile di Villa dei Vescovi, Torreglia, Veneto.

Tema
Memoriale Brion. Un capolavoro di Carlo Scarpa in un camposanto di paese

Immerso nella campagna trevigiana, un capolavoro dell’architettura del Novecento: un luogo di silenzio, pace e armonia in cui culture e religioni diverse si fondono in un’esperienza memorabile. Il Memoriale Brion, donato al FAI da Ennio e Donatella Brion, fu commissionato nel 1969 dalla loro madre Onorina Brion Tomasin, in memoria del marito defunto, Giuseppe Brion, nato a San Vito di Altivole, fondatore e proprietario della Brionvega, azienda di punta nella produzione di apparecchi elettronici di design del secondo Dopoguerra. Ultima opera di Carlo Scarpa, tra le sue più complesse, originali, significative e care, fu realizzato tra 1970 e 1978, anno della morte dell’architetto in Giappone, e ultimato sui suoi progetti: un patrimonio di 1500 disegni autografi che rappresentano il monumento in ogni minimo dettaglio. Il complesso funerario monumentale si trova immerso nella campagna trevigiana, sullo sfondo delle colline di Asolo, ai margini del paese di San Vito d’Altivole e a ridosso del suo piccolo camposanto, da cui vi si accede attraverso un monumentale ingresso, detto propilei, caratterizzato da una scenografica apertura a forma di due cerchi intrecciati, simbolo dell’amore coniugale su cui si fonda l’intero progetto. All’interno si estende un’area di 2200 mq, rialzati rispetto al piano di campagna e cinti da un muro inclinato, per consentire la vista del paesaggio circostante. Tra prati appena punteggiati di verde e solcati da canali con vasche coperte di ninfee, disegnati in geometriche forme che rievocano paradisi islamici e giardini giapponesi, sorgono quattro edifici. Il fulcro del complesso è il cosiddetto arcosolio, un arco-ponte ribassato in cemento rivestito all’interno da un manto rilucente di tessere di vetro con retrostante foglia d’oro, che protegge i sarcofagi dei due coniugi Giuseppe e Onorina Brion, simbolicamente inclinati, come eternamente protesi l’uno verso l’altra. Da un lato dello spazio sorge isolato sull’acqua un padiglione dedicato alla meditazione, appositamente collocato in vista dell’arcosolio; dall’altro lato si trovano la cosiddetta tomba dei parenti e la cappella o tempietto per le cerimonie funebri, accessibile anche dall’esterno del cimitero, circondata dall’acqua e da un giardino di cipressi. In uno spazio defilato e discreto, al confine tra il memoriale privato e il cimitero pubblico, si trova, infine, la tomba dello stesso Carlo Scarpa, che qui volle essere sepolto, e che oggi ospita anche le spoglie di sua moglie Nini Lazzari, realizzata dal loro figlio Tobia (con Fabio Lombardo), anch’egli architetto.  Il Memoriale Brion è un cimitero di famiglia, cui il genio di Carlo Scarpa, che qui si esprime con libertà di mezzi e linguaggi in uno straordinario virtuosismo, sintesi e apice della sua cultura ed esperienza e della sua sensibilità e visione, ha dato la forma e l’atmosfera di un grande giardino aperto a tutti, luogo di silenzio, pace e armonia, pervaso da un profondo senso del sacro, in cui si fondono, attraverso le architetture dense di simboli sofisticati e riferimenti nascosti, culture e religioni diverse, per invitare chiunque la visiti a una riflessione universale sulla vita e sulla morte, un’esperienza memorabile, unica e coinvolgente.

Andrea Benoni

Andrea Benoni è presidente Fondazione Artieri. Già sindaco di Calliano (TN), per molti anni è stato presidente dell’Associazione Artigiani della Vallagarina, ideatore e animatore di numerose Mostre dell’Artigianato, di esposizioni ed eventi dedicati storia della liuteria in Trentino.

Tema
Genealogia della Fondazione Artieri

Fondazione Artieri 1852, affonda le radici nel mutualismo sociale di metà ‘800: l’ispiratore Don Francesco Fiorio, professore al Ginnasio e membro della Accademia degli Agiati di Rovereto, diede vita ad un sodalizio di mutuo aiuto per dare risposte economiche e culturali. Fondazione Artieri prosegue questa storia proponendo nuove riflessioni sul concetto di mutualità attraverso la realizzazione di progetti culturali e sociali condivisi, per contribuire a far crescere volontariato e reti di coesione sociale. Oggi, la Fondazione Artieri 1852 Ente Filantropico custodisce e promuove il patrimonio storico, culturale, gli ideali e i valori della Società di Mutuo Soccorso degli Artieri di Rovereto, nata per iniziativa dei lavoratori e al servizio della comunità da oltre 170 anni. La sua storia: nel 1852 a Rovereto nasce la società di Mutuo Soccorso degli Artieri per iniziativa dei lavoratori artigiani. Nel 2013 la Società costituisce la Fondazione Artieri 1852 per tutelare e valorizzare il proprio patrimonio storico e culturale. Nel 2014 la Fondazione avvia progetti di ricerca, archiviazione e promozione della cultura mutualistica. Nel 2026 la Fondazione Artieri 1852 modifica lo Statuto e diventa Ente del Terzo Settore come Ente Filantropico. E rafforza la propria azione in ambito culturale e sociale. www.fondazioneartieri1852.it

Elena Bini

Elena Bini è Responsabile della Collezione e degli Archivi di Museion – Museo di arte moderna e contemporanea di Bolzano e coordina i progetti di Museion Passage. Si è laureata in Conservazione dei Beni Culturali presso l’Università degli Studi di Udine, sviluppando un interesse specifico per la tutela, la valorizzazione e la documentazione del patrimonio artistico contemporaneo. Prima di entrare a far parte di Museion, ha svolto attività di insegnamento di storia dell’arte e di mediazione culturale, collaborando come freelance con musei, istituzioni e progetti artistici in Alto Adige. Dal 2000 lavora presso Museion, dove ha ricoperto diversi ruoli nell’ambito della mediazione artistica, della gestione delle collezioni e dello sviluppo di progetti di archiviazione, catalogazione e valorizzazione delle opere. Nel suo lavoro si occupa della conservazione e della gestione del patrimonio del museo, promuovendo al contempo pratiche di ricerca e accessibilità degli archivi come strumenti fondamentali per la conoscenza e la diffusione dell’arte contemporanea.

Tema
Sven Sachsalber. Mappare una pratica artistica: un progetto di ricerca di Museion

Sven Sachsalber (Silandro, 1987 – Vienna, 2020), è stato un artista di spicco, che con ironia e caparbietà si è mosso fra media artistici diversi e di cui Museion ha seguito la sua evoluzione fin dagli esordi. Muovendo dalla consapevolezza dell’importanza – regionale quanto internazionale – del suo lavoro, l’anno successivo alla sua morte il museo ha deciso di mappare in maniera sistematica la sua opera, di conservarla, di migliorarne l’accessibilità e di ricostruire la rete di relazioni dell’artista. In una prima fase, sono stati indagati gli anni di studio a Londra e la sua attività artistica nonché la rete di relazioni in Europa (2009-2013), seguiti da una seconda fase, che si concentra sugli anni trascorsi a New York (2014-2020). Il progetto di ricerca pluriennale (2021 – 2025), finanziato dalla Ripartizione Cultura tedesca della Provincia autonoma di Bolzano, è stato avviato e diretto da Museion in collaborazione con BAU – Istituto per l’arte contemporanea e l’ecologia, in uno scambio costante con la famiglia di Sachsalber. La ricerca si è conclusa con una presentazione pubblica (06.12.2025 – 21.06.2026) accompagnata da una pubblicazione la cui grafica è a cura dello Studio Claudia Polizzi, e dalla messa online dei dati raccolti durante la ricerca. La mostra e la pubblicazione vanno intese come pause di riflessione che proseguono il lavoro di ricerca sull’artista, come momenti di sospensione e di riordino, per continuare con la ricerca sull’opera negli anni e decenni futuri. Un racconto attivo per tenere viva la memoria e il lascito dell’artista. Mappare una pratica artistica: un progetto di ricerca di Museion mostra in maniera esemplare come il lavoro su (e il confronto con) un lascito artistico contribuiscano alla conservazione del patrimonio culturale di un territorio favorendo nuove letture e connessioni internazionali.

Gloria Canestrini

Nata a Rovereto nel 1953, laureato in nell’autunno del 1972 si trasferisce a Milano per lavorare nella grande stamperia d’arte Multirevol di Renato Volpini. L’anno successivo, rientrata a Rovereto, fonda insieme a Maurizio Giongo la stamperia Area Studio , aperta poi anche a Milano e successivamente a Parigi. Nel 1977 progetta e dirige l’Area Studio Film, che diviene in breve un centro di produzione audiovisiva per film d’animazione d’autore. Questa sperimentazione, e in particolare la tecnica del cut-out e della silhouette, la porta a collaborare con Rai 2 a Milano per i programmi Clorofilla e Occhio al cielo, con la sede Rai di Trento per programmi e rubriche( Laboratorio ‘80, Strips, Brevi di Rosa, il Guardarte ecc.) per sigle animate (L’acchiappafarfalle, Oriente Occidente) e vari cortometraggi (Giochi di Anguàne, l’Orso il frate lo stregone (che apre il Filmfestival della montagna a Trento nel 1981), Boxing the drums, La polenta, La giara ( realizzato con gli alunni delle Scuole Medie di Ala) e Conosci i tuoi diritti? (realizzato con gli studenti di cinematografia dell’Istituto Depero di Rovereto). Alcuni di questi film vengono presentati in rassegne nazionali e internazionali (Milano, Torino, Lucca comics, Pergine Spettacolo aperto, Roma, Montreal, Parigi, Marsiglia, Lubiana). Dal 1980, dopo la laurea in giurisprudenza e l’avvio della professione forense, inizia a scrivere testi radiofonici per la Rai, sceneggiature, romanzi, saggi ( tra cui RadioDepero, un volume interamente stampato in serigrafia da Area Studio in formato 50×70, e rilegato in bulloni, che propone la trascrizione dell’omonimo programma radiofonico di Rai Radio1) e racconti illustrati e a collaborare stabilmente con giornali e riviste, in particolare con Home di Hachette, per la quale realizza le illustrazioni di una rubrica. Dal 2012 dirige, insieme a Maurizio Giongo, le edizioni d’arte Disegnograve.

Tema
La radio incontra la grafica d’arte: il libro RadioDepero

Gloria Canestrini introduce l’esperienza editoriale legata alla pubblicazione del libro  RadioDepero stampato da Area Studio in serigrafia nel formato 50×70 cm, con le interviste e i testi dall’omonimo programma realizzato per la RAI. L’incontro si tiene presso il Museo della Città dove è in corso l’esposizione Area Studio, colore, matrice, carta. L’atelier delle stampe, gli artisti e Astrazione Oggettiva dedicata ad un progetto artigianale e artistico che, nel corso di due decenni di attività ha rappresentato un punto di riferimento per artisti, editori, galleristi, collezionisti, distinguendosi per la precisione tecnica, la sperimentazione e il dialogo costante con la ricerca visiva. Non solo luogo di produzione, ma spazio di incontro e di confronto, la stamperia ha incarnato un modello culturale fondato sulla trasmissione dei saperi, sulla qualità del fare e sulla centralità del processo creativo.

Vittorio Carrara

Vittorio Carrara (1963), veronese e trentino di adozione, è responsabile della Biblioteca universitaria centrale di Trento. Ha studiato storia medievale all’Università di Bologna e alla Cattolica di Milano. Si è occupato di storia del monachesimo medievale, di storia religiosa e civile del Trentino tra Otto e Novecento e di bibliografia.

Tema
La biblioteca di un collezionista d’arte. La VAF Stiftung alla BUC di Trento

Oltre 16mila volumi, raccolti in 50 anni di ricerche appassionate sull’arte e il pensiero contemporaneo dal collezionista tedesco Volker W. Feierabend si trovano ora ospitati presso la Biblioteca universitaria centrale di Trento. Importante giacimento culturale, i documenti strettamente legati alle opere di Feierabend in deposito al Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, sono un’occasione veramente preziosa per approfondire la conoscenza di artisti e capolavori dell’arte del XX secolo.

Claudia Castellucci / Socìetas

Formatasi nelle arti visive, Claudia Castellucci nel 1981 fonda con il fratello Romeo, Chiara Guidi e altri la Societas Raffaello Sanzio, compagnia teatrale che si afferma nel mondo per un’idea di teatro prevalentemente basata sulla potenza visiva, plastica e sonora. Quando, nel 2006, la Compagnia vede gli artisti che la compongono intraprendere ricerche distinte, C. Castellucci prosegue la sua relazione con l’arte plastica nella produzione di opere legate a una pratica filosofica basata sul ritmo, che la spinge anche a fondare diverse scuole d’impronta antica, riferite cioè al piacere della conoscenza e non alla formazione: Scuola teatrica della discesa (1989-93); Stoa (2003-07) e Mòra (2015-19). Nel 2011 conduce l’École du rythme a Bordeaux, in occasione della Biennale di Arte Urbana. Dal 2014 dirige in tutto il mondo, dopo l’avvio ad Atene, le Esercitazioni di Movimento Ritmico. Tra i suoi testi: Uovo di bocca (Bollati Boringhieri 2000), Setta Scuola di tecnica drammatica (Quodlibet 2015), e Bollettini della Danza (Edizioni Sete 2019). Nel 2020 riceve il Leone d’Argento dalla Biennale Danza di Venezia.

Tema
La questione estetica di un archivio artistico, nella concezione e nell’uso

Claudia Castellucci partecipa a Archivi di Comunità con un testo dal titolo: Alcuni cenni sull’Archivio storico della Socìetas Raffaello Sanzio. Il documento verrà distribuito presso TSpace a partire da lunedì 29 giugno 2026 assieme a “Bollettino dell’Archivio N°1 13 Ottobre 2018” e “Bollettino dell’Archivio N°2 24 Novembre 2018”. Come scrive Claudia, i testi consegnati ad “Archivi di comunità” evidenziano alcune questioni riguardo alle funzioni dell’archivio fisico della Socìetas Raffaello Sanzio (1981-2006), sollevate in occasione di un seminario tenuto nel 2018: in particolare, la capacità “di risvegliare gli oggetti conservati, sia in senso visivo, sia in senso intellettivo”. L’artista non sarà presente di persona.

Michele Dal Bosco

Michele Dal Bosco è un regista, musicista e artista trentino. Ha partecipato all’organizzazione di esposizioni internazionali (Max Ernst, Leonardo Da Vinci, Rubens, Raffaello, Olivetti, Depero, Giotto, Chagall, Mirò, Donatello, Tintoretto) e ha collaborato con varie istituzioni culturali, fra cui il Museo Nazionale Gioacchino Rossini.

Tema
Michele Dal Bosco presenta “Doppia natura morta” di Francesco Dal Bosco

« Questo video è stupendo. L’intreccio perfetto di due mondi, così distanti e così vicini, che contengono al loro interno milioni di vite, di pensieri. Non riesco nemmeno a spiegare ciò che quest’opera evoca in me: troppe cose. Bellissimo. » Clementina Dal Bosco

“Archivi di Comunità” ospita un’opera di Francesco Dal Bosco dal titolo “Doppia Natura Morta”, un video a due canali stereo di 20′ di durata, del 2003. A presentare l’opera sarà Michele Dal Bosco, figlio di Francesco.

Francesco Dal Bosco

Francesco Dal Bosco (Trento, 26 agosto 1955 – Trento, 9 gennaio 2019) è stato un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico italiano. Dal 1976 al 1983, in coppia con Fabrizio Varesco, è tra i protagonisti della scena teatrale d’avanguardia italiana, realizzando numerosi spettacoli in teatri e gallerie d’arte in Italia e in Europa (tra gli altri: Beat ’72, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Palazzo delle Esposizioni a Roma; Out-Off, Accademia di Brera, Castello Sforzesco a Milano; Institute of Contemporary Art, Londra). Nel 1982 è tra i fondatori della cooperativa romana Missione Impossibile, che organizza nello stesso anno il festival “Ladri di Cinema”. Sempre nel 1982 gira in tre giorni a Bologna il lungometraggio La notte che vola, presentato agli Incontri cinematografici di Salsomaggiore Terme e a Rotterdam. Questo film vince il premio miglior film di ricerca al festival Filmaker di Milano e viene proiettato alla Cinèmathéque francais di Parigi. Nel 1991 dirige, in coppia con Stefano Consiglio, La camera da letto, un film di tre ore che vede Attilio Bertolucci leggere integralmente il suo poema omonimo davanti alla cinepresa. Il film viene proiettato al Festival di Venezia nel 1992 in quattro serate e viene mandato in onda da Fuori Orario, su RAI3, in una trasmissione non stop che dura una notte intera. Nel 1993 dirige il video Francis Bacon, trasmesso da RAI1 e pubblicato in VHS da Electa. Nel 1994 è il video 23 songs from the home presentato al Festival di Venezia e all’Istituto di Cultura di Toronto (Canada) nello stesso anno. Pubblica con Daniele Costantini nel 1995, per Pratiche Editrice, il librointervista Nuovo Cinema inferno, sul cinema di Dario Argento. Nel 2001 è ai Festival di Berlino, Edimburgo, Brisbane, Singapore, Manila con il lungometraggio Commesso Viaggiatore, interpretato da Claudio Bigagli e Maddalena Crippa. Del 2003 è il documentario Jackson song, video ufficiale della mostra di Jackson Pollock al Museo Correr di Venezia dello stesso anno. Nel 2005 e 2006 filma per il Centro Servizi Culturali S.Chiara di Trento i reading di Lawrence Ferlinghetti e Jack Hirschman. Sempre nel 2006, presenta al Festival di Pesaro il video Niente è vero Tutto è Permesso. Nel 2008 realizza a Roma il film Apocalisse, presentato al Religion Today Film Festival Trento e al CINESPI di Louvain La Neuve, Belgio. Nel 2012 firma con Stefano Consiglio il documentario Il Centro, prodotto con la BiBi Film di Roma e RAI3.

Thomas Dalla Costa

Storico dell’arte e curatore, Thomas Dalla Costa si è formato presso l’Università di Verona, dove ha conseguito il Dottorato di ricerca nel 2012. Nel 2014 è stato assistente curatore presso il Museo di Castelvecchio di Verona, tra 2019 e 2020 ha lavorato come Curatorial Fellow presso la National Gallery di Londra, mentre tra 2022 e 2025 come curatore aggiunto presso il Museo Miniscalchi-Erizzo di Verona. Ha curato e contribuito a diverse esposizioni, in Italia e all’estero: Verona, Venezia, Londra, Mosca, Madrid, Vienna. Thomas ha ricevuto diverse borse di studio da enti di ricerca internazionali, tra cui la Fondazione Ermitage Italia, Save Venice Inc., e dal Getty Museum (nell’ambito del The Getty Paper Project). Ha pubblicato numerosi contributi in riviste, libri e cataloghi di mostra, riguardanti: la storia della critica e della pittura veneta tra XV e XVII secolo; l’organizzazione delle botteghe artistiche venete; l’uso e la funzione rivestita dal disegno nei processi creativi degli artisti veneziani del Cinque e Seicento. Thomas altresì all’attivo la curatela o co-curatela di volumi che si concentrano sulle succitate tematiche, come il recente Venetian Disegno. New Frontiers 1420-1620, curato con Maria Aresin (Paul Holberton Publishing, 2024), e il Catalogo ragionato dei disegni – Fondazione Museo Miniscalchi-Erizzo (Silvana Editoriale, 2025). Inoltre, è autore del volume monografico intitolato “Venere e Adone” di Tiziano. Arte, cultura e società tra Venezia e l’Europa (Marsilio, 2019). Attualmente è responsabile scientifico delle attività di ricerca ed espositive legate alle celebrazioni per il 450° anniversario della morte di Tiziano, un progetto biennale che investiga l’uso e la funzione del paesaggio nell’arte del Cadorino.

Tema
Le Collezioni della Fondazione Museo Miniscalchi-Erizzo

Il Museo Miniscalchi-Erizzo, sede dell’omonima Fondazione istituita nel 1964, si trova in un complesso di edifici di impianto tardo medievale nel cuore della città di Verona, tra Piazza delle Erbe e il Duomo. La sua variegata collezione include fossili, reperti etruschi e romani, dipinti, disegni antichi, sculture, bronzi e placchette, ma anche maioliche, porcellane, mobili antichi, armi e armature, oltre a una stupefacente biblioteca e agli archivi di famiglia. La raccolta ha una storia stratificata, è frutto e conseguenza della fusione tra quelle di diverse famiglie e una componente fondamentale è costituita da quel che resta della celebre Wunderkammer costituita dall’erudito scaligero Ludovico Moscardo tra il 1630 circa e il 1681. L’intervento ripercorrerà e si focalizzerà in principale sulle vicende relative a quest’ultima parte della raccolta, alla sua parziale dispersione, e alle memorie che ancora essa conserva e ci consente di ricostruire.

Mauro De Iorio

Mauro De Iorio, radiologo e imprenditore sanitario, ha iniziato a collezionare arte contemporanea nel 2002, e dopo aver allestito le opere nelle sue case e nei suoi studi medici, ha aperto al pubblico tre spazi dedicati all’arte, connessi ai suoi centri medici, creando una sinergia tra medicina, arte e bellezza.“L’idea di far sorgere nello stesso luogo il centro medico e quello culturale nasce dalla volontà di unire le mie due grandi passioni, la medicina e l’arte, in un’osmosi continua tra tecnologia, arte e bellezza”. La Collezione De Iorio è esposta in tre spazi: due a Trento di cui uno collegato al Centro Diagnostico e l’altro in un palazzo storico in centro città. Il terzo spazio, a Verona, è stato inaugurato nel 2021 in una ex segheria ristrutturata degli anni ’30 collegata al nuovo Centro Diagnostico.

Tema
Visita guidata alla Collezione Mauro De Iorio

Duccio Dogheria

È responsabile dell’Archivio del ‘900 del Mart, dove lavora dal 2009 occupandosi principalmente di archivi d’artista del secondo Novecento, di editoria sperimentale e della digital library del Museo. Tra le sue pubblicazioni figurano Internet Archive: Guida non ufficiale alla più innovativa biblioteca digitale del mondo (2024), Luther Blissett: Bibliografia di una guerra psichica (2021, con Silvano Zingoni), Banksy (2020), Pirati e falsi editoriali nell’Italia degli anni ’70 (2018) e Street Art: Storia e controstoria, tecniche e protagonisti (2015). Ha curato diverse mostre, in gran parte dedicate alle connessioni tra avanguardie e neoavanguardie artistiche; ha collaborato con le riviste “Art e Dossier”, “Exibart”, “L’Illustrazione”, “Pretext”, “Charta”, “International Yearbook of Futurism Studies”, “Ricerche di s/confine”, “Piano B” e “Studi di Memofonte”, con articoli legati principalmente alla storia della grafica, dell’illustrazione e dell’editoria underground.

Tema [con Mariarosa Mariech]
Archivi dell’underground italiano al Mart

L’Archivio del ‘900 del Mart è riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale per il suo straordinario patrimonio archivistico e librario dedicato al Futurismo, alla critica d’arte, all’architettura e alle neoavanguardie del secondo Novecento. Negli ultimi anni il Mart ha avviato un programma sistematico di acquisizioni per documentare l’estetica delle controculture italiane: un arco temporale che va dagli anni Sessanta ai primi anni Duemila, dal Movimento beat al Luther Blissett Project, attraversando gli Indiani metropolitani, il punk e il cyberpunk. Qui presentati al pubblico per la prima volta nella loro complessità, questi materiali includono raccolte di rara unicità nel panorama nazionale: le riviste underground degli anni Sessanta e Settanta del fondo Archivio di nuova scrittura, un corpus eccezionale di fanzine musicali (donazioni Pautasso, Piccolrovazzi e Assenzio), la documentazione integrale della prima mostra italiana dedicata alle fanzine (1984, donata dal curatore Luciano Trevisan Fricchetti), manifesti di luoghi leggendari dell’hardcore punk come il Virus e l’Helter Skelter, e gli archivi personali di Pablo Echaurren, Giancarlo Pavanello, Piermario Ciani, Luther Blissett, Gianluca Lerici alias Prof. Bad Trip. L’incontro sarà condotto da Duccio Dogheria, responsabile degli archivi storici, e Mariarosa Mariech, responsabile della biblioteca del Mart.

Matteo Fadini

Diploma di Archivistica, paleografia e diplomatica, rilasciato a seguito del corso biennale e del superamento dell’esame di Stato. Responsabile Unità Biblioteca ed Editoria – Fondazione Bruno Kessler. Responsabilità gestione e di budget del personale afferente all’Unità. Lato Biblioteca l’incarico riguarda il coordinamento delle strutture, dei servizi, delle risorse e dei progetti di conservazione, gestione, sviluppo e fruizione del patrimonio bibliografico di FBK. Lato Editoria l’incarico riguarda il coordinamento delle attività editoriali della Fondazione (FBK Press) e la gestione editoriale delle collane dei centri ricerca umanistici della Fondazione presso editori nazionali e internazionali.

Tema
La biblioteca della Fondazione Bruno Kessler

La biblioteca della Fondazione Bruno Kessler possiede un fondo antico, archivi personali, biblioteche personali e di enti e istituzioni, registrazioni audio dei convegni dei centri di ricerca ISIG-Istituto Storico Italo-Germanico e ISR-Centro per le Scienze Religiose, carte geografiche e microfilm. I fondi donati alla Biblioteca sono trattati, ordinati e catalogati nel rispetto della loro integrità e del vincolo archivistico; dai fondi librari sono rimossi, fisicamente ma non gestionalmente, solamente i volumi antichi per garantirne la tutela alle adeguate condizioni ambientali. Nel caso in cui di uno stesso soggetto siano presenti un complesso biblioteconomico e archivistico, viene facilitato il dialogo tra i due fondi. https://biblio.fbk.eu/archivi/

Maria Fratelli

Direttrice di Fabbrica del Vapore, CASVA e Casa della Memoria, lavora da trent’anni per il Comune di Milano. Laureata nel 1993 in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Milano e specializzata nel 1999 in Archeologia e Storia dell’Arte all’Università degli Studi di Siena, consegue nel 2016, il Master in Management Pubblico per il Federalismo (Master EMMPF) presso la Graduate School of Business del Politecnico di Milano. Ha curato allestimenti museali, catalogazioni, restauri. Ha pubblicato libri e saggi di storia dell’arte, museologia, conservazione e creato collane editoriali per i musei di cui è stata responsabile. Ha curato e promosso mostre di arte moderna e contemporanea con una particolare attenzione al rapporto stringente tra archivi, musei e contemporaneità. È membro di ICOM, del Comitato scientifico del CESMAR7 e del Comitato tecnico scientifico della Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale. È direttore della Casa Museo Alfredo Pizzo Greco di Suisio.

Tema
Archivi e comunità

L’apertura della sede del CASVA nel quartiere milanese del QT8 ha comportato, fin dalla formulazione del progetto museologico, la consapevolezza che l’archivio sarebbe stato un innesto, per quanto pertinente, di una infrastruttura del sapere le cui reti sono tessute a scala urbana, ma soprattutto nazionale e con una forte vocazione internazionale. La percezione da parte dei cittadini dell’archivio quale istituto portatore di valore sociale non può essere data per scontata, così come in consolidamento di tale aspettativa non può che derivare da un dialogo attento con le istanze della cittadinanza di prossimità. I molteplici livelli operativi dell’Archivio vanno quindi finalizzati e promossi a partire dalla consapevolezza che tra le sue ragioni primarie vi è quella di essere presidio e fondamento di comunità.

Il CASVA, Centro di Alti Studi sulle Arti Visive, è un Istituto culturale del Comune di Milano costituito nel 1999, che ha iniziato a operare a partire dal 2002. Nel tempo è andato configurandosi come “archivio degli archivi degli architetti” che hanno operato essenzialmente sul suolo lombardo, divenendo un centro di studi inerenti all’architettura, al design, alla grafica, alle arti figurative e alle arti visive nel loro complesso, con particolare attenzione ai fenomeni culturali che a partire dai primi anni del Novecento hanno progressivamente formato la nostra società. Il CASVA acquisisce documentazione pertinente all’architettura, design, grafica, arti figurative, sotto forma di archivi professionali e archivi personali di architetti, designer, grafici, artisti, privilegiando quelli che abbiano significativamente lavorato in ambito milanese e lombardo durante il Novecento. Attualmente il patrimonio si compone di 44 archivi professionali:
Fondo Luciano Baldessari (1923 – 1982)
Archivio professionale Francesco Gnecchi-Ruscone (1946 – 2003)
Archivio professionale Fiorenzo Ramponi (1954 – 2002)
Archivio di Architettura e Industrial Design Jonathan De Pas, Donato D’Urbino, Paolo Lomazzi (1960-2011)
Fondo Roberto Sambonet (1947 – 1999)
Archivio professionale Architetto Fredi (Alfredo) Drugman (1951 – 1995)
Archivio professionale Virgilio Vercelloni (1948 – 1997)
Archivio professionale Mario Terzaghi e Augusto Magnaghi (1938-1993)
Archivio professionale Andrea Disertori (1947 – 2008)
Archivio professionale Vittorio Gregotti diviso in: Architetti Associati Gregotti, Meneghetti, Stoppino (1953-1969) e Gregotti Associati (1974-2016)
Archivio professionale Cecilio Arpesani (1875 – 1923)
Archivio professionale Eugenio ed Ermenegildo Soncini (1932 – 1973)
Archivio professionale Enrico Freyrie (1947 – 2003)
Archivio professionale Giancesare Battaini (1947 – 2017)
Studio MID design/comunicazioni visive (Alfonso Grassi, Gianfranco Laminarca, Alberto Marangoni) (1966-1991)
Archivio professionale Mario Salvadè (1940 – 1985)
Archivio professionale Bela Angelus (1938 – 1993)
Archivio professionale Angelo Cortesi (1968 – 2002)
Archivio professionale Marcello Cuneo (1962 – 2015)
Archivio professionale Francesco Ginoulhiac e Teresa Arslan (1961– 2002)
Fondo Amneris Latis (1950 – 1964)
Archivio professionale Vittorio Faglia (1937-1973)
Archivio professionale Antonio Cassi Ramelli (1937-1980)
Archivio professionale Angelo Galesio (1946-2002)
Archivio professionale Egizio Nichelli (1937-1991)
Archivio Teresa (Zita) Mosca Baldessari (1968-2021)
Archivio professionale Emilio Fabio Simion (anni Sessanta – 2022)
Archivio Maria Pezzi (1930-1990)
Archivio professionale Alberto Grimoldi (1974-2019)
Archivio professionale Alfredo Pizzo Greco (anni Sessanta – 2013)
Archivio professionale Enzo Mari (1952 – 2015)
Archivio professionale Eugenio Carmi (anni Cinquanta – 2016)
Progetto villa Cattoretti (Archivio Cecilio Arpesani, 1900)
Archivio professionale Anty Pansera (1996 – 2024)
Fondo documentale della manifattura Jsa (anni Cinquanta)
Archivio professionale Matilde Baffa ed Ugo Rivolta (1956 – 2016)
Archivio professionale e biblioteca Eleonora Fiorani (1968 – 2021)
Archivio professionale Franca Parisi Baslini (1960 – 2024)
Archivio professionale studio Tullio e Walter Patscheider (1945 – 2024)
Archivio professionale Carla De Benedetti (anni Sessanta – 2013)
Archivio professionale Nanda Vigo (1959 – 2020)
Archivio professionale Hiromichi Matsui (anni Sessanta – 2013)
Archivio professionale Jan Andrea Battistoni (1955 – 1983)
Le date indicate riguardano la documentazione contenuta negli archivi
Il patrimonio archivistico è acquisito per acquisto diretto o donazione e, più raramente, come deposito temporaneo. Il CASVA conserva e tramanda il proprio patrimonio nel miglior stato possibile, in relazione allo stato di acquisizione dei documenti, e valendosi delle più moderne pratiche conservative oggi disponibili.

Francesco Frizzera

Francesco Frizzera è dottore di ricerca presso l’Università di Trento. Da novembre 2016 è ricercatore post-doc presso la Katholische Universität Eichstätt-Ingolstadt con un progetto di ricerca sulle politiche alimentari e agricole in Germania dalla Grande Guerra al 1933. Dal 2019 è Direttore del Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto. Ambiti di ricerca: Spostamenti di popolazione in Europa (1914–1923), Alimentazione e agricoltura (1914–1933), Trasformazioni tecnologiche nell’area alpina (XIX–XX sec.), Nazionalismo e istruzione in area alpina (1848–1945).

Tema
Le collezioni del Museo Storico Italiano della Guerra

Il MITAG – Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto ospita una delle collezioni più ricche al mondo dedicate alla Prima Guerra Mondiale. Il percorso espositivo propone armi, uniformi, oggetti di trincea, documenti d’archivio e testimonianze che raccontano la vita dei soldati e l’impatto del conflitto sulla popolazione civile.Il patrimonio del museo si articola in diverse sezioni: La Grande Guerra: la parte principale della collezione comprende uniformi, copricapi, armi bianche e da fuoco. Tra i pezzi più iconici spicca l’aereo storico Nieuport-Macchi Ni.10. Armi Antiche e Moderne: nei torrioni del Castello di Rovereto sono esposte vaste raccolte di armi che coprono un ampio arco temporale, dall’età moderna all’Ottocento. Archivio Fotografico e Documentale: conserva centinaia di migliaia di fotografie, lettere, diari, manifesti e filmati d’epoca. Una parte di questi materiali è esplorabile digitalmente sulla piattaforma Archiui. Reperti e Oggetti Quotidiani: allestimenti dettagliati mostrano la dura realtà della guerra di trincea e i materiali sanitari dell’epoca.

Gino Gianuizzi

Nel 1981 è tra i fondatori di neon, uno fra i primi spazi indipendenti in Italia. L’attività di neon ha attraversato tre decenni della vita culturale non soltanto della città di Bologna, ma dell’intero territorio regionale e del territorio nazionale. L’associazione culturale neon è una struttura indipendente che supporta e promuove la ricerca artistica contemporanea, con attenzione particolare al lavoro delle generazioni emergenti. Nasce nel 1981 a Bologna come artist’s space e a partire dal 1988 si definisce quale spazio espositivo, qualificandosi negli anni come piattaforma di sperimentazione autonoma in cui interagiscono artisti, critici e curatori; sviluppando in tal modo la capacità di generare un circuito di informazione rivolto al pubblico specializzato ma anche a un pubblico che non fa direttamente riferimento al sistema dell’arte. neon non è una galleria d’arte, non ha costituito una scuderia di artisti permanente: a volte è semplicemente un luogo di passaggio, stimolante e utile da inserire in curriculum; più spesso si può parlare di attraversamenti, e in questi casi i tempi si fanno più lunghi, ci si trova bene insieme, si scambiano anche idee e si costruiscono progetti; in alcuni casi, quando la simpatia è più forte, neon diventa uno spazio di condivisione. Dopo l’esperienza dell’Enfatismo e la collaborazione con Francesca Alinovi, a partire dal 1988 neon assume il carattere di spazio espositivo e dedica la propria attenzione alla promozione delle nuove generazioni di artisti, privilegiando la ricerca libera da condizionamenti di mercato. In questa fase neon promuove gli esordi di Maurizio Vetrugno, Maurizio Cattelan, Luca Vitone, Eva Marisaldi, Cesare Viel, Francesco Bernardi, Tommaso Tozzi, Alessandro Pessoli, Cuoghi Corsello, Marco Samoré, Alberto Zanazzo, Emilio Fantin, Giancarlo Norese, Mala, Formento e Sossella, Patrizia Giambi, M+M, Alessandra Tesi, Maurizio Bolognini, Italo Zuffi, Maurizio Mercuri, Dörte Meyer, Marcello Maloberti, Silvia Cini, Francesco Gennari, Massimo Uberti, Sergia Avveduti.

Tema
No Neon No Cry

“Nel 1981, Neon si presentava sulla scena artistica bolognese senza un programma predeterminato, proponendosi come laboratorio di idee, a disposizione di artisti e curatori che volessero confrontarsi e sviluppare nuovi percorsi. La storia di Neon a Bologna: concepito come conseguenza del Settantasette, “spazio di utopia nato quando le utopie rivoluzionarie si scioglievano”, Neon nasceva dall’intuizione di Gino Gianuizzi, prendendo forma come esperienza originale e anticonformista. In trent’anni di attività, operativo fino al 2011, lo spazio bolognese – condotto in via Solferino da Gianuizzi insieme a Francesca Alinovi, prima, e Roberto Daolio, poi – ha raccolto e favorito lo sviluppo di esperienze artistiche e sperimentazioni. Nel 2022 il MAMbo gli ha dedicato una mostra, da cui nel 2023 è nato il volume NO, NEON, NO CRY. Testo di Livia Montagnoli, che ringraziamo, pubblicato in https://www.artribune.com/

Maurizio Giongo

Nato a Innichen (BZ) nel 1947, laureato in sociologia, si dedica prima alla musica e poi alla pittura, dopo aver frequentato i corsi di Emilio Vedova a Venezia. Nel 1973 fonda a Rovereto insieme a Gloria Canestrini la stamperia d’arte Area Studio, aperta anche a Milano dal 1980 al 1985 e, successivamente, a Parigi. Nel corso di due decenni di attività l’Area Studio di Rovereto ha rappresentato un punto di riferimento per artisti, editori, galleristi, collezionisti, distinguendosi per la tecnica, la sperimentazione e il dialogo costante con la ricerca visiva. Dal 1976 al 1982 si dedica in particolare alla ricerca fotografica. Nel 1988 ottiene la cattedra di fotoincisione all’Istituto d’Arte Depero, fino al 2012. Nel 1991 entra nel Gruppe 91 insieme a Ottavio Giacomazzi, Italo Antico, a Fritz Klier e altri artisti bavaresi, con i quali promuove scambi e esposizioni artistiche in Italia e in Germania. Nel 1999 fonda a Villa Lagarina e dirige con Mauro Cappelletti il GAMS, (Galleria Museo dell’Arte della Stampa) che si propone di promuovere la conoscenza e la pratica della stampa d’arte. Ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive, sia nazionali che estere, oltre alla performance Boxing the drums realizzata insieme a Tony Rusconi (per le improvvisazioni musicali) e a Gloria Canestrini (per le immagini multimediali) , proposta in Francia, in Slovenia e in Italia. Dal 2012 dirige, insieme a Gloria Canestrini, le edizioni d’arte Disegnograve.

Tema
Area Studio, colore, matrice, carta

Area Studio, una stamperia d’arte in Trentino negli anni 70-80, gli incontri con artisti e gallerie per la conoscenza e la diffusione del multiplo d’arte. seguirà una visita all’esposizione Area Studio, colore, matrice, carta. L’atelier delle stampe, gli artisti e Astrazione Oggettiva in corso presso il Museo della Città, nella sua sede di Palazzo Sichardt nel centro storico di Rovereto. Area Studio, colore, matrice, carta. L’atelier delle stampe, gli artisti e Astrazione Oggettiva è un progetto espositivo dedicato a una realtà artigianale e artistica che, nel corso di due decenni di attività ha rappresentato un punto di riferimento per artisti, editori, galleristi, collezionisti, distinguendosi per la precisione tecnica, la sperimentazione e il dialogo costante con la ricerca visiva. Non solo luogo di produzione, ma spazio di incontro e di confronto, la stamperia ha incarnato un modello culturale fondato sulla trasmissione dei saperi, sulla qualità del fare e sulla centralità del processo creativo.

Stefano Giovanazzi

Diplomato all’Istituto Magistrale Rovereto (TN) e di seguito all’Istituto Statale d’Arte, Trento, frequenta nei primi anni ‘80 l’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove si diploma in Pittura con l’artista Emilio Vedova. Fondatore e curatore di AAC Archivio Arte Contemporanea di Rovereto, dal 1994 è presidente dell’associazione culturale Numero Civico. In più di trent’anni di attività ha curato centinaia di eventi legati all’arte e al pensiero contemporaneo. Numerose le collaborazioni con artisti, musicisti e scrittori, con musei e istituti culturali, accademie, con governi e istituzioni governative. Ha lavorato con Mario Airò, Stefano Arienti, Vincenzo Cabiati, Andrea Crociani, Francesco Dal Bosco, Eva Marisaldi, Chiyoko Miura, Liliana Moro, Fabio Polvani, Luca Quartana, Andrea Rabbiosi, Federico Tanzi-Mira, Grazia Toderi, Marco Vaglieri, Vedova Mazzei, Francesco Voltolina; a curato esposizioni con opere di Rita Ackermann, Richard Ambleton, John Currin, Joseph Kosuth, Sean Landers, Sherrie Levine, Raymond Pettibon, Richard Prince, Jim Shaw, Jeffrey Wallace. Ha curato eventi in collaborazione con il Senato della Repubblica Italiana, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Canadian Embassy, Gobierno Vasco-Governo Basco (Spagna), Instituto Cervantes di Cultura (Spagna), The British Council (Gran Bretagna), Ministero della Cultura Francese, Institut Français (Francia), Goethe Institut (Germania). Genealogista, è responsabile di un esteso archivio genealogico, “degli Alberi e delle Foglie”, che raccoglie più di un milione di posizioni genealogiche.

Tema
Genealogie come archivi immateriali

Il lavoro di lettura dei documenti storici e la loro trascrizione, assieme ad una costante opera di intervista ha permesso a Stefano Giovanazzi di ricostruire nel corso degli anni gran parte della successioni genealogiche delle famiglie presenti da secoli sul Monte Baldo e in Vallagarina, a Brentonico, ad Ala, ad Avio e a Rovereto. L’indispensabile verifica delle informazioni raccolte, le attività in corso e quelle in via di programmazione permetteranno di ricostruire per quanto possibile l’intera vicenda delle famiglie di 260 cognomi, dalle prime testimonianze dell’insediamento in territorio trentino sino ai nostri giorni.

Tema
AAC archivio Arte Contemporanea Rovereto

aac archivio arte contemporanea di Rovereto è un archivio di documenti sull’arte e il pensiero contemporaneo raccolti, catalogati e conservati da Stefano Giovanazzi. Può essere considerato anche un processo formativo che si struttura attorno a più di 200.000 documenti rari e particolarmente preziosi; un progetto curatoriale ed espositivo pensato per condividere passioni e promuovere talenti di un pubblico appassionato e attento; un modello di sviluppo produttivo che contempla azioni di collaborazione per l’ideazione e la produzione esposizioni e di opere d’arte, di design, e di architettura; un programma editoriale e divulgativo sulla creatività, l’educazione, le arti, le scienze sociali, la formazione. Il progetto nato nei primi anni ‘80 si struttura attorno a documenti pensati, scritti e pubblicati innanzitutto da artisti, critici e storici dell’arte, ma anche da scrittori, filosofi, antropologi, sociologi, epistemologi. I materiali provengono quasi esclusivamente da persone –artisti, editori, istituzioni, collezionisti italiani ed internazionali –e sono in gran parte dedicati alle esperienze contemporanee. Strutturatosi attorno ad un profondo desiderio di conoscere e conservare il pensiero di chi ha vissuto la sua vita ‘dentro’ il mondo dell’arte, e di raccogliere le testimonianze dei protagonisti e delle correnti dell’arte del ‘900, più recentemente il progetto si è ampliato sino ad accogliere materiali provenienti da numerose altre discipline. Gli esordi si possono rintracciare nei primi anni ‘80, a Venezia durante l’esperienza formativa all’Accademia di Belle Arti, a contatto con persone particolarmente attive nel panorama internazionale come Emilio Vedova e Luigi Nono. Poi a Rovereto in una molteplicità di esperienze curatoriali che hanno favorito una più che netta consapevolezza delle istanze del contemporaneo, in particolare con le attività promosse all’interno del festival “Senzatitolo. Eventi, Azioni, Esposizioni”. Da allora, il flusso di acquisizioni non si è mai interrotto, anzi nel tempo ha subito un’accelerazione. Certamente, l’esplodere degli eventi d’arte tra gli anni ‘90 e i primi anni del nuovo millennio ha permesso di ampliare la raccolta con documenti di assoluto rilievo teorico e critico ed ha contribuito a rendere la collezione un insieme complesso e articolato, quanto ordinato dal punto di vista delle discipline e della catalogazione bibliografica. Gli incontri con i protagonisti delle esperienze artistiche di quegli anni, e con alcune tra le figure più importanti del pensiero e della riflessione filosofica e letteraria contemporanea — da Joseph Kosuth a Illja Kabakov, da Giuseppe Panza di Biumo a Giuliano Gori, da Michael Snow a Stefano Boeri, da Benoît Mandelbrot, da Daniele Del Giudice a Paolo de Benedetti — ha permesso di fare luce su un panorama nazionale e internazionale estremamente vivace, ricco di riflessioni e di proposte sia riguardo alla dimensione creativa che alla condizione umana in generale. L’attività svolta in questi tre decenni ha permesso di tessere una rete di relazioni internazionali con i più diversi autori: artisti, creativi, galleristi, direttori di musei, collezionisti, editori, e così via, e di conseguenza anche con numerose istituzioni: musei, fondazioni, centri di ricerca, residenze, spazi alternativi e associazioni. Sono relazioni che hanno permesso di ridefinire almeno parzialmente l’intorno del mondo dell’arte e di quello del pensiero, e di testimoniare una persistenza nelle relazioni, al di là delle vicende aleatorie che coinvolgono inevitabilmente la vita di ogni singola persona, che possiamo definire forse antitetica alla crescente ‘smaterializzazione’ delle pratiche connesse al mondo dell’arte e della cultura in generale.

Manuela Iannetti

Nata a Torino nel 1976, si occupa di contenuti e di progetti culturali. Dal 2018 è direttrice di Archivissima – Il Festival e la Notte degli Archivi, la prima manifestazione italiana dedicata alla promozione e valorizzazione degli archivi storici di enti, istituzioni e aziende, per la quale cura la programmazione culturale, i rapporti con i partner e il coordinamento generale. Collabora inoltre con Promemoria Group, azienda leader nella valorizzazione dell’heritage, per la realizzazione di percorsi digitali su contenuti d’archivio. In ambito editoriale ha gestito per oltre dieci anni il settore editoriale dell’agenzia Alicubi e continua a progettare prodotti culturali per associazioni, realtà no profit e aziende. Tra le sue pubblicazioni: Il continente della porta accanto. Viaggi incontri e storie da un altro Sud Est (2025) e Quelle Storie meravigliose. Storie di donne a Sud Est (2021), per Kurumuny Edizioni; per Antonio Tombolini Editore sono inoltre usciti il reportage narrativo Claroquesí. Cartoline dalla rivoluzione (2018) e la raccolta di racconti Boris e lo strano caso del maiale giallo (2016).

Tema
Ricordare o dimenticare? Archivi, memoria e racconto nell’esperienza di Archivissima

Archivissima è il primo festival italiano dedicato alla promozione dei patrimoni conservati negli archivi storici di enti, istituzioni e imprese.Ideata da Promemoria Group e organizzata dall’associazione culturale Archivissima APS, la manifestazione è nata nel 2018 sulla scia del format di successo “La Notte degli Archivi”. Anno dopo anno, il Festival rinnova il suo impegno nella promozione presso il grande pubblico delle storie custodite dagli archivi storici e nella valorizzazione dell’Heritage attraverso una commistione di linguaggi e media differenti. Nel 2026 la manifestazione è giunta alla sua nona edizione e si è svolta dal 4 al 7 giugno a Torino, nella sede torinese del Polo museale delle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo e il 5 giugno in tutta Italia, mantenendo salda l’intenzione di rinnovare strumenti, media e format al servizio dei contenuti d’archivio. L’obiettivo principale di Archivissima è quello di promuovere la ricchezza dei patrimoni. Per farlo è necessario mutare lo sguardo che si pone verso il passato conservato nelle carte e nei documenti, da interpretare come spazio di possibilità e non come qualcosa di dato e fisso per sempre. Gli archivi parlano al presente, e contribuiscono a tracciare nuove linee per il futuro, dalla valorizzazione dei beni, alla partecipazione culturale diffusa, alla conoscenza condivisa, fino ad arrivare all’implementazione di nuovi modelli di crescita dell’industria culturale. Per ampliare al massimo le possibilità di partecipazione e coinvolgimento degli enti, grandi e piccoli, presenti sui territori, Archivissima investe nell’ideazione di forme di adesione che contemplino forme tradizionali e forme digitali, sostenendo la realizzazione di prodotti e format originali, a fianco di incontri e occasioni di fruizione in presenza.

Emilie Lauriola (Archivorum Library), Mariamargherita Maceli (Archivorum Ark), Cristina Meli (Archivorum Library), Cristina Mosconi (Grants & Partnerships), Alice Rigo Saitta (Archivorum), Luxembourg – Torino

Tema
Archivi viventi. Costruire la memoria collettiva del futuro

Archivorum

Archivorum è una piattaforma internazionale dedicata alla preservazione, attivazione e trasmissione degli archivi d’artista attraverso la ricerca, l’editoria e la formazione. Fondata in Lussemburgo dall’appassionata d’arte Mia Rigo, Archivorum nasce con l’intento di ripensare l’archivio come una struttura viva e in continua evoluzione, anziché come un deposito statico del passato. Il nome deriva dal termine latino per “archivio”, riflettendo un impegno verso la preservazione che dialoga attivamente con il presente e il futuro. Cresciuta a Modena, Mia è sempre stata circondata dai libri; sua madre ebbe un ruolo fondamentale nell’apertura di molte biblioteche della città. La storia di Archivorum comincia con una poesia di Oriol, dedicata alla “disperazione del collezionista” – il dolore di vedere opere un tempo amate disperse e dimenticate. Quella poesia divenne un voto. Mia trasformò quel sentimento in una missione: garantire che gli artisti e le loro creazioni vengano ricordati attraverso le loro stesse voci, e non soltanto attraverso le narrazioni degli altri. Da questa convinzione è nato Archivorum, un’associazione pubblica senza scopo di lucro dedicata a preservare le eredità degli artisti attraverso le loro parole, i loro libri e le loro testimonianze – affinché la memoria continui a vivere come una conversazione tra generazioni, e non come un’eco del passato. Archivorum è stato creato dal desiderio di lasciare che gli artisti parlino con le proprie parole, assicurando che le loro voci, insieme alle loro opere, possano durare nel tempo. Mia ha immaginato una visione dell’archivio più aperta e dinamica: una struttura che sostiene gli artisti e li accompagna nel portare avanti nel tempo il loro lavoro e le loro idee. Archivorum opera come una piattaforma che supporta gli artisti nel salvaguardare, attivare e trasmettere le loro eredità attraverso la ricerca, l’editoria e la formazione. Piuttosto che fissare opere e narrazioni, Archivorum mira a mantenerle in movimento – accessibili, in evoluzione e significative attraverso le generazioni.

Michelangelo Lupo

Michelangelo Lupo, nato a Torino nel 1948, compie studi classici e si laurea in architettura presso il Politecnico di Torino nel 1972. Tra il 1972 e il 1974 compie studi di paleografia e diplomatica presso l’Archivio di Stato di Torino e si specializza in Storia dell’Arte presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Padova nel 1975. Funzionario della Provincia Autonoma di Trento e responsabile per la tutela dei beni storici e artistici (1975-1983), è direttore del laboratorio di restauro della Provincia di Trento (1977-1983) e direttore del Museo Provinciale d’Arte di Trento (1979-1983). Tra il 1983 e il 1998 è consulente della casa d’aste Christie’s, sede di Roma. Dal 1984 ha studio di progettazione architettonica a Trento e a Roma e svolge attività di restauro, oltre che in Italia, in Egitto, Libia e Giordania. È autore di numerosi progetti di allestimenti museali e di mostre di carattere storico-artistico. È inoltre autore di numerosissime pubblicazioni di carattere storico-artistico relative soprattutto all’architettura e alle arti decorative nel periodo tra il XV e il XVIII secolo.

Tema
Il restauro del piano nobile di Palazzo Pizzini

Michelangelo Lupo ci accompagna in questa anteprima alle stanze recentemente restaurate del piano nobile di Palazzo Pizzini a Rovereto, “il più bel palazzo rococò di area trentina”: il salone centrale, le decorazioni e gli stucchi che si rincorrono lungo pareti e soffitto, il grande dipinto centrale, la sala degli specchi che affaccia su piazza del Grano. Assieme allo storico dell’arte, Amedeo Chizzola, che fortemente ha voluto il recupero di questo importante ‘giacimento’ culturale.

Mariarosa Mariech [con Duccio Dogheria]

Mariarosa Mariech è laureata in lettere moderne. Ha lavorato presso la Soprintendenza provinciale per i beni librari e archivistici occupandosi della catalogazione e della valorizzazione di fondi librari antichi e storici. Dal 2005 lavora al Mart, dove è responsabile della Biblioteca specialistica. La sua attività comprende la gestione, la catalogazione e lo sviluppo del fondo librario corrente e la conservazione, la catalogazione, la valorizzazione delle raccolte librarie personali del primo e del secondo Novecento.

Tema (intervento con Duccio Dogheria)
Archivi dell’underground italiano al Mart

L’Archivio del ‘900 del Mart è riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale per il suo straordinario patrimonio archivistico e librario dedicato al Futurismo, alla critica d’arte, all’architettura e alle neoavanguardie del secondo Novecento. Negli ultimi anni il Mart ha avviato un programma sistematico di acquisizioni per documentare l’estetica delle controculture italiane: un arco temporale che va dagli anni Sessanta ai primi anni Duemila, dal Movimento beat al Luther Blissett Project, attraversando gli Indiani metropolitani, il punk e il cyberpunk. Qui presentati al pubblico per la prima volta nella loro complessità, questi materiali includono raccolte di rara unicità nel panorama nazionale: le riviste underground degli anni Sessanta e Settanta del fondo Archivio di nuova scrittura, un corpus eccezionale di fanzine musicali (donazioni Pautasso, Piccolrovazzi e Assenzio), la documentazione integrale della prima mostra italiana dedicata alle fanzine (1984, donata dal curatore Luciano Trevisan Fricchetti), manifesti di luoghi leggendari dell’hardcore punk come il Virus e l’Helter Skelter, e gli archivi personali di Pablo Echaurren, Giancarlo Pavanello, Piermario Ciani, Luther Blissett, Gianluca Lerici alias Prof. Bad Trip. L’incontro sarà condotto da Duccio Dogheria, responsabile degli archivi storici, e Mariarosa Mariech, responsabile della biblioteca del Mart.

Maurizio Nannucci

Nannucci, Maurizio, artista (Firenze 1939). Maurizio Nannucci si forma tra Firenze e Berlino e inizia la propria attività dalla metà degli anni Sessanta del Novecento nella poesia concreta e nella musica elettronica, frequentando lo Studio di fonologia musicale S2FM di Pietro Grossi (1965/1969). Nel 1965 Nannucci realizza i “Dattilogrammi” pubblicati in varie antologie tra cui nel 1967 “Anthology of Concrete Poetry” di Emmett Williams; partecipa quindi alle esposizioni “Poesia concreta indirizzi concreti, visuali e fonetici”, organizzata dalla Biennale veneziana presso Ca’ Giustinian nel 1969, e a “Concrete Poesie?” presso lo Stedelijk Museum di Amsterdam nel 1970. “Alfabetofonetico” inaugura un’antologia di testi a neon ancora in progress, attuando una traslazione di campo d’intervento artistico dalla pagina bianca allo spazio urbano e architettonico, indagato nelle sue strutture primarie per creare tensioni dialettiche tra i suoi punti di definizione spaziale (quali il pavimento, le pareti e il soffitto). Nel 1969 realizza il suo primo neon multiplo, “box”, scritto con la propria grafia (costante della sua ricerca) e destinato a una scatola di multipli (“Multibox”) prodotta dalla prima realtà autogestita e non profit di artisti da lui co-fondata nel 1967 a Firenze: il Centro ricerche estetiche F/uno. L’opera è emblematica della sua ricerca, oltre che per la tecnica, anche perché indicativa della sua propensione a promuovere esperienze collettive, centrate su un’etica, d’ispirazione situazionista, di partecipazione e di azione marginale rispetto al sistema ufficiale dell’arte, che lo vede aprire, sempre a Firenze, gli spazi autogestiti e non profit Zona (1974/1985) e Base (1998). In una prospettiva rivolta alla creazione di un sistema più agevole per la diffusione delle idee e per un’informazione aggiornata e veloce sulla sperimentazione, Nannucci cura la pubblicazione della rivista «Mèla» (1976/1981) ed edita multipli, libri d’artista, ed ephemera di altri artisti, fondando con Mario Mariotti e Claudio Parmiggiani nel 1970 Exempla Editions (con cui però già dal 1967 edita i propri multipli e libri), e nel 1975 l’etichetta discografica Recorthings. Tale sensibilità verso le realtà editoriali alternative, politicamente marginali rispetto all’istituzione, emerge nella mostra da lui curata a Zona nel 1975 “Small Press Scene”, e si applica alla creazione di un archivio personale composto da migliaia di documenti “concerning any artistic marginal practice from the 1960s up to our days”, un progetto che è parte integrante della sua attività artistica come un “great collective and personal diary” sull’identità culturale del secondo Novecento. Recentemente la sua ricerca è stata presentata al MAXXI di Roma (Maurizio Nannucci. “Where to start from”, 2015), al Museion di Bolzano e al Museo Marino Marini di Firenze (Maurizio Nannucci. “Top Hundred”, 2015-2016).

Tema
Archivi di Comunità Pantone 805 U / Community Archives Pantone 807 U / Community-Archiv 802 U: uno/tre manifesti di Maurizio Nannucci. Disegnare il futuro, logo e manifesto per Archivi di Comunità

Maurizio Nannucci è stato invitato ad esercitare lo stile che lo contraddistingue sull’immagine pubblica [brand identity] del progetto solo apparentemente utopico di “Archivi di Comunità”. La proposta visiva che ne è nata innesta Archivi di Comunità sull’idea di ‘mondo’ come luogo di ‘riflessione anomala’ – una linea che specchia ‘diversamente’ – e il programma di eventi proposti come occasioni di messa in prova, ipotesi di teorie e pratiche del divenire, di progetti, promesse e consegne come desideri, stati d’animo, forme di pensiero impermanente. I manifesti Archivi di Comunità Pantone 805 U, in lingua italiana, Community Archives Pantone 807 U, in lingua inglese, e Community-Archiv Pantone 802 U in lingua tedesca, stampati su carta usomano nel formato 680 x 940 mm verranno distribuiti gratuitamente al pubblico presente in sala.

Giuliano Perezzani

Profilo giocatore: Sanguinetto; posizione: Centrocampo; squadra attuale: Ritiro. Una grande passione per l’arte, collezionista, fa parte della Commissione Scientifica per le autentiche e l’archiviazione delle opere di Gino de Dominicis.

Tema
Vicino all’arte, vicino agli artisti

Giuliano Perezzani nella sua vita ha incontrato artisti fondamentali nell’esperienza dell’arte contemporanea: dall’incontro con Frances Bacon a Londra, alle frequentazioni di Gino De Dominicis, Emilio Prini, Giulio Paolini, agli artisti più giovani. Non solo artisti, ma galleristi, critici e curatori. Questa è l’occasione per incontrare gli amici Stefano Arienti e Gino Gianuizzi e parlare con loro in pubblico, liberamente.

Lorenzo Pevarello

Lorenzo Pevarello è autore, regista e ricercatore presso la Fondazione Museo storico del Trentino, dove è responsabile della Cineteca. Attivo da oltre trent’anni nel campo della documentazione audiovisiva e della produzione documentaria, ha sviluppato il proprio percorso professionale tra regia, ricerca storica e valorizzazione della memoria visiva. Dopo le prime esperienze come operatore cinematografico e direttore della fotografia, ha lavorato come autore e regista nel campo della documentaristica storica, artistica e antropologica, realizzando oltre cento opere selezionate in festival nazionali e internazionali. Parallelamente ha maturato una lunga esperienza nella raccolta di testimonianze orali, conducendo oltre mille interviste audiovisive dedicate alla storia sociale del Novecento, alla montagna, al lavoro, all’’agricoltura e alle trasformazioni del territorio trentino. All’interno della Fondazione Museo storico del Trentino è tra i promotori delle campagne di recupero e digitalizzazione dei filmati a passo ridotto che hanno portato alla nascita dell’archivio dei film di famiglia. Il suo lavoro si concentra oggi sul rapporto tra archivio audiovisivo, storia orale e public history, con particolare attenzione ai processi di restituzione pubblica delle memorie di comunità.

Tema
Dal film di famiglia al film di comunità

L’intervento ripercorre l’esperienza della Cineteca della Fondazione Museo storico del Trentino a partire da una riflessione sul passaggio dal film di famiglia al film di comunità, un percorso maturato nel corso di quasi trent’anni di attività tra archivio, ricerca storica e restituzione pubblica. L’archivio dei film di famiglia nasce inizialmente dall’esigenza di recuperare, salvaguardare e digitalizzare pellicole amatoriali in formato ridotto — 8mm, Super8 e 16mm — conservate nelle case delle famiglie trentine. Fin dai primi progetti di storia orale e, in particolare, con l’esperienza delle Memorie di comunità, è emerso con chiarezza come questi materiali non rappresentassero soltanto documenti privati legati alla memoria familiare, ma custodissero un patrimonio visivo capace di raccontare in modo straordinariamente diretto le trasformazioni del territorio e delle comunità. Dentro queste immagini si ritrovano paesaggi oggi profondamente mutati, pratiche agricole e forestali scomparse, momenti di socialità, rituali collettivi, forme di lavoro e di relazione che appartengono alla storia recente del Trentino. Progressivamente è quindi maturata la consapevolezza che queste pellicole raccontassero molto più della storia di una singola famiglia: raccontavano la storia di una comunità. Da qui nasce il passaggio concettuale dal film di famiglia al film di comunità. Un passaggio che ridefinisce anche il ruolo della Cineteca, non più intesa soltanto come luogo di conservazione di materiali audiovisivi, ma come spazio relazionale dove archivio, memoria e ricerca si incontrano. La vera specificità della Cineteca risiede infatti nel fatto che i fondi raccolti non sono mai disgiunti dalle persone, dalle famiglie e dalle comunità che li hanno prodotti e custoditi nel tempo. Attraverso il lavoro di raccolta, digitalizzazione, contestualizzazione storica e restituzione pubblica, immagini nate in ambito privato tornano così a vivere nello spazio collettivo, trasformandosi in fonti storiche e strumenti di public history. In questa prospettiva la Cineteca diventa non solo luogo di conservazione, ma laboratorio di conoscenza e di narrazione condivisa del territorio.

Ginevra Rapex

Ginevra Rapex è nata a Roma nel 1978. Laureata in Lettere Classiche nel 2003 presso l’Università di RomaTre, ha conseguito un Master in Art and Culture Management presso il MART di Rovereto con la Trento School of Management (TSM) di Trento nel 2004. Dopo un tirocinio presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma svolto nel 2007, nel 2009 ha conseguito il diploma in Biblioteconomia presso l’Università La Sapienza di Roma. Dal 2013 lavora presso le Teche Rai, dapprima nel settore della Documentazione e dal 2024 presso le Bibliomediateche Rai di Roma. Attualmente lavora nella Biblioteca di Comunicazioni di massa che si trova nel centro di produzione di via Teulada 66. Nel 2019 ha rappresentato l’azienda intervenendo alla 50esima conferenza annuale dello IASA (International Association of Sound and Audiovisual Archives), in Olanda, incentrata sulla conservazione degli archivi audiovisivi. Nel 2021 ha pubblicato con la casa editrice Il Convivio un romanzo biografico sulla figura del nonno, magistrato in Tripolitania e console giudice a Shangai nella prima metà del Novecento.

Tema
La nascita delle Teche

L’istituzione della Direzione Teche risale al 1996, un momento decisivo nella storia aziendale, in quanto, in precedenza, la gestione e la catalogazione di quanto prodotto o posseduto dalla RAI a vario titolo erano di pertinenza dei centri di produzione televisivi e radiofonici. Tali strutture produttive, proiettate a dirigere tutti i loro sforzi verso la messa in onda quotidiana, non potevano dedicare alla conservazione e alla catalogazione del materiale storico che risorse limitate. L’idea di costituire un centro archivistico con la specifica missione dell’archiviazione del materiale aziendale televisivo, radiofonico, cartaceo e di altra natura era affiorata in realtà più volte sin dagli anni Ottanta, ma fu Barbara Scaramucci, prima direttrice di RAI Teche, che appunto nel 1996 riuscì nell’impresa. Assistita dall’allora Consiglio d’amministrazione presieduto dal professor Roberto Zaccaria, da un team di dirigenti di fiducia, dal Centro Elettronico Aziendale di Torino e dal corpo dei documentatori aziendali, ideò e mise in atto il progetto di procedere a una catalogazione del materiale aziendale con criteri univoci, coinvolgendo i supporti conservati e iniziandone il processo di digitalizzazione. L’attività riguardava gli archivi televisivi, radiofonici, musicali, cartacei (biblioteca, spartiti e partiture, copioni) e persino il magazzino costumi e attrezzi di scena. Il risultato più significativo di questa attività è stato l’avvio fra il 1999 e il 2000 del Catalogo Multimediale, un catalogo che includeva tutto il materiale aziendale e che presentava accanto alla scheda informativa l’accesso al contenuto multimediale audiovisivo. Programmisti e registi hanno avuto così una straordinaria facilitazione nel ritrovare materiali di repertorio, anche da riutilizzare per nuove trasmissioni. L’attuale impianto e la grafica del Catalogo multimediale risalgono invece al 2013. Per quanto riguarda gli archivi cartacei (oltre alle collezioni di libri e riviste, come ora vedremo, nonché il Radiocorriere, gli spartiti musicali, etc.), una menzione speciale merita la raccolta dei copioni radiofonici, che vanta circa 90.000 titoli, alcuni dei quali risalenti al periodo fascista, epoca in cui le registrazioni non venivano praticamente mai eseguite e che, per questo, costituiscono una delle principali fonti per la ricostruzione della programmazione del tempo.

Donatella Turrina

Presidente della Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale – ente filantropico e componente del Consiglio di amministrazione di Fondazione Hospice ETS, già responsabile dell’Ufficio Cultura del Comune di Trento, è da tempo impegnata nel mondo del volontariato.

Tema
La Società e le suppliche. Lettere inviate dai soci o dai loro familiari per richiedere aiuto

Una storia complessa quella degli enti filantropici. Rileggere le lettere inviate dai soci o dai loro familiari con le richieste di aiuto conservate in archivio permette di seguire un itinerario storio e antropologico inedito, particolarmente delicato, che investe le relazioni fra persone, stati d’animo, sentimenti, aspettative, desiderio di un futuro migliore. Una grande storia culturale, sociale ed economica, quella delle suppliche.

Ruffo Wolf

Ha studiato architettura allo IUAV di Venezia dove ha svolto anche attività didattica. Dal 2002 al 2015 è stato assistente e poi professore incaricato di progettazione architettonica e urbana presso il Politecnico di Milano. Ha tenuto lezioni e conferenze in alcune università fra le quali Politecnico di Milano, Università di Venezia, T.U. di Innsbruck, Tongji University di Shanghai. È RIBA Chartered Member (Royal Institute of British Architects- UK); è membro ARB (Architects Registration Board – UK); è iscritto all’Ordine degli Architetti di Trento. È titolare dello studio di architettura RWA_RUFFO WOLF ARCHITETTI con sede a Rovereto, Milano, Vienna. Ha progettato in Austria, Brasile, Cina, Germania, India, Italia, Qatar, Polonia, Romania, Rwanda, Russia, Vanuatu, Zambia. Dal 2012 al 2015 ha progettato oltre 60 shops per i brands GIORGIO ARMANI in molte città del mondo. Ha recentemente progettato la nuova sede PASTIFICIO FELICETTI in Val di Fiemme, la nuova sede VALMORA Acque Minerali a Torino, la nuova sede FLIS Biscotti a Varsavia.Nel 2023 è stato selezionato con Architettura21 dalla FFG (Agenzia Austriaca per la promozione della Ricerca) per un progetto “Impact Innovation” per la riqualificazione di un edificio di 100 appartamenti a Vienna. Ha pubblicato “Sequenze – Architetture” (Alinea, Firenze 2002); “RWA_WIP – Citogenesi e altri progetti” (List/Actar, Roma/Barcellona, 2007). È membro fondatore di SINERGIE – Gruppo Interprofessionale con sede in Trentino. È diplomato in musica. Attualmente è direttore della divisione RWA_architettura della produzione, in Lombardini22 – Milano.

Tema
Il progetto di Architettura nell’esperienza espositiva. Il ruolo del riferimenti

Il progetto di allestimento della mostra su Luigi Bonazza al MART del 2026, elaborato da Ruffo Wolf, è occasione concreta per condurre alcune riflessioni sul ruolo dei “riferimenti” in uno specifico progetto. In questo caso la forte presenza della cultura secessionista nella formazione del pittore dà luogo a una serie di riferimenti culturali che diventano “materiali” sottesi al progetto, senza mai cedere a ingenui formalismi o questioni di “stile”.

Anna Zinelli

Anna Zinelli è storica dell’arte (Ph.D.). Ha pubblicato numerosi articoli su riviste scientifiche e divulgative e saggi in diversi cataloghi. Tra le sue pubblicazioni: Socin e Carmassi (Tamassia Zinelli, Skira 2016), 1955–1968: Gli artisti italiani alle documenta di Kassel (Mimesis 2017); incontrare Christian Martinelli begegnen (Schnitzer Zinelli, Esperia 2024). Dal 2012 collabora al progetto MoRE A museum of refused and unrealised art projects e dal 2017 è collaboratrice scientifica, assistente alla direzione e responsabile della comunicazione in lingua italiana a Kunst Meran Merano Arte.

Tema
Kunsthaus di Merano. Pratiche di attivazione, mediazione e rilettura critica degli archivi

L’intervento presenta tre casi studio esposti presso la Kunsthaus che hanno dialogato con gli archivi secondo modalità differenti: dal lavoro sul lascito dell’artista e fotografo meranese Christian Martinelli al progetto didattico Alpitypes, che ha portato a una reinterpretazione contemporanea di fonti archivistiche grafiche, fino alla mostra di Belinda Kazeem-Kamiński, che ha proposto una lettura decoloniale delle memorie conservate negli archivi. In questi progetti gli archivi sono stati considerati non solo come luoghi di conservazione e tutela, ma anche come dispositivi capaci di generare nuove narrazioni.