In questa sezione, esplora i profili di delle istituzioni, fondazioni, musei, associazioni, biblioteche e archivi che hanno aderito all’edizione 2026 di Archivi di Comunità.
AAC Archivio Arte contemporanea, Rovereto
Archivio Storico Societas Raffaello Sanzio, Cesena
Archivissima, Torino
Archivorum, Luxembourg – Torino
Area Studio, Rovereto – Milano
Associazione Archivio Stefano Arienti, Milano
Biblioteca civica Girolamo Tartarotti, Rovereto
Biblioteca Rosminiana, Rovereto
BUC, Trento
Collezione Mauro De Iorio, Trento e Verona
Degli Alberi e delle Foglie, Archivi Genealogici, Rovereto
Fondazione Antonio Dalle Nogare, Bolzano
Fondazione Bruno Kessler FBK, Trento
Fondazione CASVA, Milano
Fondazione Museo Civico di Rovereto, Rovereto
Fondazione Museo Miniscalchi Erizzo, Verona
Fondazione Museo storico del Trentino, Trento
Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale, Trento
Fondo per l’Ambiente Italiano FAI
Kunsthaus Merano, Merano
Mart, Rovereto
MITAG – Museo Storico Italiano della Guerra, Rovereto
Museion, Collezione e Archivio, Bolzano
Maurizio Nannucci/Zona Archives, Firenze
Neon, Bologna
Numero Civico Associazione Culturale, Rovereto
Soprintendenza per i Beni Culturali. Ufficio beni archivistici, librari e Archivio provinciale, Trento
Teche RAI, Roma
AAC Archivio Arte Contemporanea, Rovereto
aac archivio arte contemporanea è un centro di documentazione con sede a Rovereto che dispone di una collezione che supera i 200.000 documenti, acquisiti a partire dalla prima metà degli anni ’80, dedicati prevalentemente all’arte, al design, all’architettura, alla filosofia, alla pedagogia, e al pensiero contemporaneo. Curato da Stefano Giovanazzi, si presenta come un accumulatore e un dispensatore di processi ed esperienze che si strutturano attorno a documenti rari e in alcuni casi particolarmente preziosi: centinaia di opere d’arte, multipli e libri d’artista, migliaia di manifesti, cataloghi e saggi. Nato nel corso degli studi tenuti a Venezia dagli incontri con Emilio Vedova, Luigi Nono, Filiberto Menna, e vissuto come ‘catalogo delle conoscenze intorno all’arte e al pensiero contemporaneo’ , oggi si presenta come un luogo dove sviluppare atti ‘processuali’, attualizzare modelli di pensiero, azioni di collaborazione, di ideazione e produzione, di opere d’arte e di design, e uno spazio teorico dove elaborare e programmare ipotesi culturali, progettare nuove sfide editoriali e divulgative sullo stato dell’arte e della conoscenza.
Archivio Storico Societas Raffaello Sanzio 1981-2006, Cesena
I documenti conservati in Archivio SRS ripercorrono la storia pre-digitale e materiale dell’Archivio della Società – poi Societas-Raffaello Sanzio dal 1981 al 2006. La pubblicazione del sito web dedicato alla Socìetas Raffaello Sanzio è stato realizzato su piattaforma Archiui. L’Archivio è composto da una raccolta di manifesti, fotografie, disegni, appunti, copioni, pitture, libri, video che potranno essere scoperti e consultati.
Archivissima, Torino
Archivissima è il primo festival italiano dedicato alla promozione dei patrimoni conservati negli archivi storici di enti, istituzioni e imprese. Ideata da Promemoria Group e organizzata dall’associazione culturale Archivissima APS, la manifestazione è nata nel 2018 sulla scia del format di successo “La Notte degli Archivi”. Anno dopo anno, il Festival rinnova il suo impegno nella promozione presso il grande pubblico delle storie custodite dagli archivi storici e nella valorizzazione dell’Heritage attraverso una commistione di linguaggi e media differenti. Nel 2026 la manifestazione è giunta alla sua nona edizione e si è svolta dal 4 al 7 giugno a Torino, nella sede torinese del Polo museale delle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo e il 5 giugno in tutta Italia, mantenendo salda l’intenzione di rinnovare strumenti, media e format al servizio dei contenuti d’archivio. L’obiettivo principale di Archivissima è quello di promuovere la ricchezza dei patrimoni. Per farlo è necessario mutare lo sguardo che si pone verso il passato conservato nelle carte e nei documenti, da interpretare come spazio di possibilità e non come qualcosa di dato e fisso per sempre. Gli archivi parlano al presente, e contribuiscono a tracciare nuove linee per il futuro, dalla valorizzazione dei beni, alla partecipazione culturale diffusa, alla conoscenza condivisa, fino ad arrivare all’implementazione di nuovi modelli di crescita dell’industria culturale. Per ampliare al massimo le possibilità di partecipazione e coinvolgimento degli enti, grandi e piccoli, presenti sui territori, Archivissima investe nell’ideazione di forme di adesione che contemplino forme tradizionali e forme digitali, sostenendo la realizzazione di prodotti e format originali, a fianco di incontri e occasioni di fruizione in presenza.
Archivorum, Luxembourg – Torino
Fondato nel 2019, Archivorum sta rivoluzionando il ruolo degli archivi nella società, concentrandosi su tre aree chiave: biblioteca, eventi culturali pubblici e iniziative di formazione e ricerca. Con Archivorum, stiamo ridefinendo la percezione degli archivi, trasformandoli da collezioni statiche in motori dinamici di progresso sociale. Consideriamo gli archivi come elementi chiave della crescita culturale, in grado di promuovere il progresso sociale e di favorire l’apprendimento continuo e lo sviluppo intellettuale. Archivorum è un progetto che illumina il mondo degli archivi degli artisti attraverso la sua innovativa filosofia PRE. Preservare: Archivorum cattura digitalmente l’essenza degli archivi degli artisti, garantendo che il loro patrimonio culturale sia preservato e accessibile. Ricercare: forniamo borse di studio a studiosi e studenti post-laurea, promuovendo la ricerca e supportando la creazione di archivi digitali dedicati agli artisti. Educare: attraverso residenze, eventi e workshop, rendiamo la conoscenza sugli archivi disponibile e accessibile al pubblico.
Area Studio, Rovereto – Milano
Area Studio è lo storico atelier roveretano di stampe d’arte fondato nel 1974 da Maurizio Giongo e Gloria Canestrini, una realtà artigianale e artistica che nel corso di due decenni di attività ha rappresentato un punto di riferimento per artisti, editori, galleristi, collezionisti, distinguendosi per la precisione tecnica, la sperimentazione e il dialogo costante con la ricerca visiva. Non solo luogo di produzione, ma spazio di incontro e di confronto, la stamperia ha incarnato un modello culturale fondato sulla trasmissione dei saperi, sulla qualità del fare e sulla centralità del processo creativo.
Associazione Archivio Stefano Arienti, Milano
L’Associazione Archivio Stefano Arienti E.T.S., costituita nel 2026 per iniziativa di Stefano Arienti, ha sede a Milano, in via Canelli 25. Non persegue finalità di lucro e ha lo scopo di salvaguardare il lavoro dell’artista, promuoverlo e diffonderne la conoscenza. L’Associazione si occupa, in particolare, dell’archiviazione e catalogazione delle opere di Stefano Arienti, gestisce il suo archivio (costituito da materiali cartacei e digitali raccolti dall’artista nel corso della sua attività) e promuove iniziative volte all’approfondimento del suo operato. Il Presidente dell’Associazione è Stefano Arienti, il Vicepresidente è Gianni Rosei, la Direttrice è Ilaria Bernardi. Stefano Arienti nasce nel 1961 ad Asola, nel Mantovano, da famiglia di origine contadina e trascorre l’infanzia in una vecchia cascina della campagna padana. Da ragazzo sviluppa interesse per gli studi scientifici e alla fine degli anni Settanta si trasferisce a Milano per frequentare la facoltà di Scienze Agrarie, dove si laurea nel 1986. Durante gli studi conosce alcuni giovani artisti dell’avanguardia milanese tra cui Corrado Levi che sarà il suo primo maestro. Esordisce in campo artistico senza alcuna formazione accademica: la sua creatività prende avvio da riflessioni che spaziano dal mondo della biologia a quello della storia dell’arte, dall’attrazione per la cultura orientale all’amore per la natura, cui si accompagna la passione per il collezionismo sviluppata fin da bambino. Nel 1985 partecipa alla sua prima collettiva con Muffe, intervenendo con gessetti colorati sui muri scrostati e umidi dell’ex fabbrica di motori elettrici Brown Boveri nel quartiere Isola di Milano. È intuibile fin d’ora quella che sarà una costante nella metodologia dell’artista: intervenire su immagini, oggetti o superfici già esistenti per conferire loro nuovo aspetto e significato. Successivamente espone a Ferrara e a Milano; qui nel 1986 tiene la sua prima personale nello Studio di Corrado Levi e nel 1989 allestisce una mostra presso lo Studio Guenzani: presenta al pubblico la serie delle Alghe, lunghe e leggere strisce di plastica colorata pendenti dall’alto, e le Turbine, sculture ricavate dalla piegatura delle pagine di riviste e volumi di carta industriale: in entrambe le tipologie conta l’aspetto processuale della creazione dell’opera così come la scelta dei materiali, attinti alla realtà quotidiana.
Biblioteca civica “Girolamo Tartarotti” di Rovereto, Fondi Storici, Rovereto
La Biblioteca civica prende il nome da Girolamo Tartarotti, pre-illuminista, erudito e poligrafo roveretano (1706 – 1761) che morendo egli lasciò in legato all’Ospedale dei poveri l’intera sua raccolta di libri, confidando che questi venissero acquistati dal comune. Nel 1764 il comune, acquistando l’intera biblioteca, creò una “libreria ad uso pubblico” (all’epoca una delle poche in Italia e quasi sicuramente la prima in Tirolo e Austria). Da allora numerose donazioni e acquisti hanno aumentato il patrimonio fino a raggiungere all’incirca 450.000 volumi, a cui si deve aggiungere: fondi archivistici, manoscritti e sezioni speciali (fotografie, stampe, mappe e piante). La Biblioteca oggi si sviluppa su un’area molto ampia, strutturata in due parti all’interno del Polo culturale cittadino: la prima ricavata nella complessa struttura progettata da Mario Botta, che comprende anche il MART e l’auditorium “Melotti”, la seconda nell’edificio settecentesco di Palazzo Annona. Attualmente il patrimonio della biblioteca è di circa 415.000 volumi, 8.000 tra periodici e quotidiani e 3.500 opere su supporto multimediale. Un sistema di rete con le biblioteche nazionali e internazionali garantisce un metodo di prestito veloce ed efficace. La biblioteca ospita inoltre l’Archivio Storico Comunale che contiene, tra l’altro, una ricca documentazione sulle antiche giurisdizioni feudali e una specifica sezione manoscritti, che raccoglie circa 60.000 unità documentarie dal ‘600 ai giorni nostri. La biblioteca custodisce, in aggiunta all’archivio comunale, altri 37 fondi archivistici e varie raccolte speciali (stampe, disegni, fotografie, cartoline e carte geografiche”.
La sua Storia. Alla metà del Settecento Rovereto viveva un periodo fiorente per la sua economia, legata principalmente alla produzione serica. Con l’economia fioriva la cultura, aperta verso gli orizzonti del pre-Illuminismo. La città godeva di una notevole vivacità intellettuale e contava circa 5.000 abitanti (oggi ne conta 38.000). In questo ambiente fu fondata nel 1750 l’Accademia degli Agiati, prima del suo genere all’interno dell’impero asburgico, per iniziativa di alcuni giovani, cresciuti alla scuola di Girolamo Tartarotti. Nel giro di pochi anni, sotto la guida di Giuseppe Valeriano Vannetti (1719-1764), essa aggregò intorno a sé numerosi esponenti del pensiero italiano ed europeo e fu luogo di incontro tra la cultura tedesca e italiana. Girolamo Tartarotti fu un pre-illuminista, erudito e poligrafo roveretano (1706 – 1761) che combatté vigorosamente i processi di stregoneria nell’opera Del congresso notturno delle lammie (1749). Ed è proprio da Tartarotti e dalla Rovereto settecentesca che ha inizio la storia della nostra biblioteca. Morendo egli lasciò in legato all’Ospedale dei poveri (gestito dalla Confraternita dei santi Rocco e Sebastiano) l’intera sua raccolta di libri (all’incirca 2.000), confidando che questi venissero acquistati dal comune. Ciò avvenne per iniziativa degli amici Francesco Saibanti e Giuseppe Valeriano Vannetti (fondatori dell’Accademia e contemporaneamente amministratori cittadini). Nel 1764 il comune divenne proprietario dell’intera biblioteca, con l’intento di creare una libreria ad uso pubblico (all’epoca una delle poche in Italia e quasi sicuramente la prima in Tirolo e Austria). Il magazzino storico custodisce sia i volumi di Tartarotti che dei successivi donatori sette e ottocenteschi (si tratta di circa 60.000 titoli). I versamenti più importanti provengono dalla Accademia stessa, dalla Biblioteca del clero e dai privati. Si tratta per lo più di testi legati alla filosofia, alla storia e alle discipline umanistiche, con però interessanti sezioni relative all’agronomia, medicina, scienze e diritto, secondo i gusti specifici dei singoli donatori. Nel 1964, in occasione del bicentenario della fondazione, la città si chiese come adeguare il servizio della biblioteca alle nuove necessità degli utenti: non più solo una biblioteca a carattere storico e conservativo, ma un’istituzione che offrisse servizi moderni e un patrimonio costantemente aggiornato. Di seguito fu deciso di costituire la sezione a “scaffale aperto”, su modello delle biblioteche anglosassoni, affiancando alla tradizionale biblioteca di conservazione l’innovativa public library. Questo cambiamento ha fatto crescere l’istituzione in modo tale da spingere la città a ideare una sede nuova, adatta alle esigenze di un pubblico più ampio e variegato. Iniziati nel 1997, i lavori di costruzione della nuova parte si sono conclusi nel 2002. La sede attuale si sviluppa su un’area molto ampia (9.000 m2), strutturata in due zone all’interno del Polo culturale cittadino: la prima ricavata nella complessa struttura progettata da Mario Botta, che comprende anche il MART (Museo di Arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto) e l’auditorium “Melotti”, la seconda nell’edificio settecentesco di Palazzo annona (altrimenti detto “Palazzo del grano”). Quest’ultimo ospita la biblioteca dalla fine degli anni ’20 del XX secolo ed è stato restaurato completamente nel 2007. Progettato intorno alla metà del Settecento da Ambrogio Rosmini (zio del filosofo roveretano don Antonio Rosmini; motti scelti da Ambrogio Rosmini per il suo lavoro furono due (uno pensato all’inizio e uno al termine della costruzione: “Civitas de suo erigi curavit” e “Urbem alit et ornat”. Entrambi ben si adattano alla biblioteca, che li ha fatti propri.), avrebbe dovuto conservare le scorte di granaglie per la città, anche se a tale scopo non fu mai utilizzato. Oggi ospita gli uffici amministrativi, il magazzino storico, la sala studio e consultazione della biblioteca storica, la sede della biblioteca di Scienze cognitive dell’Università di Trento, il Laboratorio Arte Grafica e il Laboratorio Carta a mano. Quest’ultimo offre un’esposizione permanente di antiche macchine da stampa, torchi, taglierine e attrezzature delle vecchie officine tipografiche e spazio disponibile per attività culturali, didattiche e laboratori.
Biblioteca Rosminiana, Rovereto
Fu istituita nel 1985 su impulso della Comunità di Padri Rosminiani presenti a Rovereto con l’intento di far conoscere la figura ed il pensiero del loro Padre Fondatore, il filosofo roveretano Antonio Rosmini e di mettere a disposizione dell’intera collettività tutto il suo patrimonio librario ed archivistico. Collocata all’interno di Palazzo Rosmini, del quale occupa alcuni spazi a pianterreno, è una biblioteca a carattere specialistico con indirizzo filosofico-teologico, divenuta punto di riferimento per tutti coloro che intendono approfondire la conoscenza della figura e il pensiero di Antonio Rosmini. L’apertura al pubblico fu ufficializzata nel 1987. Considerando fondamentale la partecipazione della Biblioteca Rosminiana al Catalogo Bibliografico Trentino, nel 1991 venne inoltrata richiesta di adesione alla Provincia Autonoma di Trento. Con la sottoscrizione di una convenzione tra Padri Rosminiani e Provincia Autonoma di Trento e con l’assunzione da parte dei Padri Rosminiani dell’impegno a collaborare alla realizzazione e al costante aggiornamento del CBT, prese avvio per la biblioteca la partecipazione attiva al programma di cooperazione bibliografica con la conseguente possibilità di condivisione delle informazioni con le altre biblioteche partecipanti.
BUC – Biblioteca Universitaria Centrale, Trento
La BUC – Biblioteca Universitaria Centrale è al servizio dell’attività didattica e di ricerca dei dipartimenti di area socio-economica, giuridica, umanistica e medica. L’edificio, progettato da Renzo Piano, è di recentissima costruzione ed è articolato in sette piani distribuiti in quattro corpi di fabbrica. L’11 febbraio 2026 la Biblioteca è stata intitolata ad Alcide De Gasperi alla presenza del Capo dello stato Sergio Mattarella. Dal 2014 si occupa delle relazioni esterne della VAF Stiftung e dell’organizzazione e coordinamento delle mostre del Premio Fondazione VAF in Italia e Germania.
Collezione Mauro De Iorio, Trento Verona
“L’idea di far sorgere nello stesso luogo il centro medico e quello culturale nasce dalla volontà di unire le mie due grandi passioni, la medicina e l’arte, in un’osmosi continua tra tecnologia, arte e bellezza”. La Collezione De Iorio è esposta in tre spazi: due a Trento di cui uno collegato al Centro Diagnostico e l’altro in un palazzo storico in centro città. Il terzo spazio, a Verona, è stato inaugurato nel 2021 in una ex segheria ristrutturata degli anni ’30 collegata al nuovo Centro Diagnostico.
Degli Alberi e delle Foglie, archivio genealogico, Rovereto
Il lavoro di ricerca sui documenti genealogici e la loro trascrizione, unitamente all’incessante attività di interviste mirate, ha permesso a Stefano Giovanazzi di ricostruire gran parte delle genealogie delle famiglie (281 cognomi) residenti nel Trentino meridionale, al confine con il Veneto. La verifica delle informazioni raccolte, assieme ad attività mirate a colmare la mancanza di dati, consentirà di ricostruire alberi genealogici sino al 1550, e in casi particolarmente fortunati sino al 1300. Il disegno della genealogia di una comunità rappresenta un’esperienza che si situa all’incrocio tra storia, relazioni umane, sentimenti, volontà e casualità, e consente di valutare diversamente il nostro essere in relazione con gli altri e il nostro vivere quotidiano. Si tratta di un approccio che unisce prospettive antropologiche e comportamentali, mondo naturale, geografia, demografia, clima e molti altri fattori, un’analisi che permette di intravedere i fili invisibili che costituiscono gli strati profondi di quello che in ambito analitico chiamiamo ‘inconscio collettivo’. Un viaggio attraverso queste connessioni ci aiuta a comprendere meglio le origini della nostra identità e differenza e i meccanismi che sottendono il tessuto sociale, spesso lacerato, e il suo sviluppo nel tempo.
Fondazione Antonio Dalle Nogare, Bolzano
La Fondazione Antonio Dalle Nogare nasce per promuovere l’arte contemporanea, intesa come linguaggio per leggere i cambiamenti della società, come strumento di dialogo tra arte, architettura, innovazione e ricerca artistica e come mezzo per avvicinare al contemporaneo un pubblico sempre più ampio. Fin dall’inizio della sua attività, la Fondazione ha voluto mettere a disposizione del pubblico una selezione di queste opere, promuovendo una quotidiana convivenza con la pratica artistica dei maestri contemporanei. Si è voluto realizzare uno spazio che fosse luogo di fruizione concettuale, intellettuale ed estetico, aperto a tutti gli interessati. La Fondazione agisce su tre dimensioni: dialogo con artisti internazionali e con il territorio; sperimentazione attraverso progetti espositivi, il public program e la biblioteca specializzata; educazione tramite incontri e iniziative rivolte alla diffusione e all’ampliamento della conoscenza dell’arte contemporanea.
FBK Fondazione Bruno Kessler. Biblioteca, Trento
La biblioteca della Fondazione Bruno Kessler possiede un fondo antico, archivi personali, biblioteche personali e di enti e istituzioni, registrazioni audio dei convegni dei centri di ricerca ISIG e ISR, carte geografiche e microfilm. I fondi donati alla Biblioteca sono trattati, ordinati e catalogati nel rispetto della loro integrità e del vincolo archivistico; dai fondi librari sono rimossi, fisicamente ma non gestionalmente, solamente i volumi antichi per garantirne la tutela alle adeguate condizioni ambientali. Nel caso in cui di uno stesso soggetto siano presenti un complesso biblioteconomico e archivistico, viene facilitato il dialogo tra i due fondi. La Biblioteca possiede circa 1.750 volumi antichi (stampati prima del 1801). Si tratta di esemplari per lo più provenienti da donazioni, biblioteche personali (da cui sono stati fisicamente scorporati per garantirne la conservazione, senza perdere il vincolo biblioteconomico che li lega al fondo di origine) o da acquisti dal mercato antiquario che risalgono ai primi decenni di vita dell’Istituto Trentino di Cultura. Il focus è sulla storia religiosa, delle istituzioni e della scienza. Una lista completa dei volumi è consultabile in CBT con la segnatura ‘s-ar’. Una lista (file Excel) è disponibile su richiesta. I volumi antichi illustrati della Biblioteca sono anche stati la fonte delle illustrazioni dei colouring book Colorabilia nel 2022 e 2024. * in via di definizione
Fondazione CASVA, Milano
La Fondazione CASVA nasce a Milano nel 2018 per volontà dell’architetta Teresa (Zita) Mosca, collaboratrice per molti anni dell’arch. Luciano Baldessari, grande protagonista dell’architettura milanese e internazionale del ‘900. La Fondazione CASVA, dedicata alla memoria di Baldessari – che Zita chiamava “il mio Maestro” – si propone di sostenere la conservazione, valorizzazione, disseminazione del patrimonio architettonico del XX e XXI secolo conservato al CASVA-Centro di Alti Studi per le Arti Visive del Comune di Milano, il servizio del Comune di Milano preposto alla tutela e valorizzazione degli archivi di architettura contemporanea. Proprio a Zita si deve il progetto originario del CASVA, sviluppato in collaborazione con un gruppo di storici e ricercatori fra cui Fulvio Irace e Alessandra Mottola Molfino, all’epoca Direttrice centrale Cultura e Musei, Sport e Tempo Libero del Comune di Milano (1998-2006). Il fondo Baldessari è stato il primo acquistato dal CASVA nel 2002. Nel tempo, il CASVA è andato configurandosi come “archivio degli archivi” degli architetti che hanno operato essenzialmente in Lombardia, divenendo un centro di studi sull’architettura, il design, la grafica, le arti visive nel loro complesso, con particolare attenzione ai fenomeni culturali che a partire dai primi anni del Novecento hanno progressivamente plasmato la società. Fra i fondi qui conservati citiamo quelli di Enzo Mari, Vittorio Gregotti, Roberto Sambonet, Fredi Drugman, Virgilio Vercelloni, Francesco Gnecchi-Ruscone, De Pas-D’Urbino-Lomazzi e numerosi altri. La Fondazione è dunque uno strumento di promozione della cultura della conservazione degli archivi di architettura, con un focus sulla città di Milano: in questo senso è disponibile al dialogo con quei singoli e quegli studi che si interrogano sul futuro della loro documentazione professionale, in una logica di messa in rete di risorse e competenze. Il progetto di Zita Mosca, in linea con la sua visione generosa e inclusiva della cultura, vuole tutelare non solo il fondo Baldessari, ma tutti i fondi conservati al CASVA, soprattutto in un’ottica di educazione delle giovani generazioni. La Fondazione CASVA accompagna il prossimo trasferimento del CASVA nell’ex-mercato coperto del QT8, partecipando alle attività culturali proposte alla cittadinanza lungo il processo. Dal 2019 la Fondazione CASVA è una partecipata del Comune di Milano.
Fondazione Museo Civico di Rovereto, Rovereto
Il Museo Civico di Rovereto è uno dei più antichi musei italiani. Fondato come società privata nel 1851, è un unicum nel suo genere, perché parte da un progetto ideato da un gruppo di uomini, scienziati ma anche membri della classe dirigente o imprenditoriale, con lo scopo di preservare e valorizzare il patrimonio della città promuovendo lo studio delle scienze naturali e delle arti, proteggendo il patrimonio locale da possibili acquisizioni da parte dei musei austriaci in epoca di dominazione asburgica. Dal 2013 è diventato Fondazione, e dispone di due sedi: il Museo di Scienze e Archeologia e il Museo della Città. Archeologia, zoologia, botanica, astronomia, scienze della terra, robotica: queste le discipline che animano il Museo di Scienze e Archeologia, dalle sale permanenti con le preziose collezioni fino alle importanti mostre temporanee che approfondiscono temi diversi ogni anno. Le collezioni storiche e il racconto del territorio hanno dato vita all’esposizione permanente con sale dedicate ai minerali, ai fossili e agli uccelli, con alcune delle più importanti collezioni regionali. Le sale di archeologia raccontano il territorio ma non solo, grazie alla splendida collezione Paolo Orsi. La seconda sede espositiva della Fondazione, il Museo della Città, è un luogo dedicato a raccontare Rovereto attraverso le voci e i volti dei suoi protagonisti, Rovereto, la sua storia e i suoi personaggi, attraverso opere delle collezioni d’arte cittadine e attraverso oggetti e reperti che vanno dalle fasi più antiche di Rovereto, all’età della seta e fino all’epoca moderna.
Fondazione Museo Miniscalchi Erizzo, Verona
Il Museo Miniscalchi-Erizzo, sede dell’omonima Fondazione istituita nel 1964, si trova in un complesso di edifici di impianto tardo medievale nel cuore della città di Verona, tra Piazza delle Erbe e il Duomo. La sua variegata collezione include fossili, reperti etruschi e romani, dipinti, disegni antichi, sculture, bronzi e placchette, ma anche maioliche, porcellane, mobili antichi, armi e armature, oltre a una stupefacente biblioteca e agli archivi di famiglia. La raccolta ha una storia stratificata, è frutto e conseguenza della fusione tra quelle di diverse famiglie e una componente fondamentale è costituita da quel che resta della celebre Wunderkammer costituita dall’erudito scaligero Ludovico Moscardo tra il 1630 circa e il 1681. L’intervento ripercorrerà e si focalizzerà in principale sulle vicende relative a quest’ultima parte della raccolta, alla sua parziale dispersione, e alle memorie che ancora essa conserva e ci consente di ricostruire.
Fondazione Museo storico del Trentino, Fondi e collezioni, Trento
L’archivio conserva fotografie relative all’ambito storico trattato dal Museo (prevalentemente storia del Risorgimento, prima e seconda guerra mondiale) quasi totalmente riguardanti il Trentino: 15.000 ca. fotografie/stampe; 1.254 lastre fotografiche, 3.000 ca. negativi. La raccolta iconografica del Museo consiste in manifesti, mappe, carte geografiche, cartoline, stampe, quadri riguardanti prevalentemente il territorio e la storia del Trentino: 2.000 pezzi catalogati. Il Centro di documentazione sui movimenti politici e sociali degli anni sessanta-settanta del Novecento della Fondazione Museo storico del Trentino nacque sull’onda di due specifici avvenimenti: l’incontro nel 1988, tenuto presso la facoltà di Sociologia a Trento, di ex studenti che avevano partecipato, presso la stessa facoltà, al movimento del ’68, e l’uccisione, alcuni mesi dopo, per mano della mafia, del principale leader di quel movimento, Mauro Rostagno. La Fondazione Museo storico del Trentino ha ereditato dal Museo storico in Trento e prima ancora dal Museo del Risorgimento – oltre a una serie di fondi di enti, persone e famiglie – anche due raccolte archivistiche miscellanee, composte da documentazione organizzata tematicamente e cronologicamente. Si tratta dei cosiddetti “Archivio E” (integrato dall’archivio AL) e “Archivio della Resistenza” (integrato da ”Archvio della II guerra mondiale e della Resistenza, nuova serie”). Persone e famiglie hanno nel tempo donato le loro biblioteche al Museo prima e alla Fondazione poi. Questi volumi sono catalogati e conservati unitariamente per non disperdere il valore aggiunto dato dalla loro composizione.Le raccolte storiche di oggetti civili e militari comprendono opere artistiche, strumenti di uso quotidiano, onorificenze, bandiere, armi, uniformi e dotazioni dei soldati. A tutt’oggi sono conservati circa 3.500 pezzi appartenenti alle raccolte storiche.
Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale, Trento
La Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale nasce nel 1998, raccogliendo l’eredità della storica Società Mutuo Soccorso Artieri di Trento, che, una volta esauriti i propri obiettivi sociali, ha scelto di destinare il suo patrimonio al sostegno del volontariato sociale. In quanto ente filantropico, la Fondazione eroga denaro e servizi a sostegno delle associazioni di volontariato sociale; organizza attività ed eventi per diffondere e promuovere la cultura del volontariato; coglie nuovi bisogni per progettare e incentivare interventi immediati. La Società Mutuo Soccorso Artieri di Trento era nata a Trento tra il 1851 e il 1852 per iniziativa di artieri, professionisti e imprenditori locali con un obiettivo semplice e radicale: “provvedere ai bisogni materiali dei soci” nei momenti di malattia o incapacità lavorativa. In un contesto privo di sistemi pubblici di welfare, la mutualità si fondava su un principio chiave: la condivisione del rischio. I soci versavano quote regolari, accettavano regole di comportamento rigorose per costruire un sistema di tutela collettiva. Non si trattava solo di assistenza economica, ma di un patto sociale basato su responsabilità reciproca, disciplina e appartenenza. Questa dimensione normativa e organizzativa è già, di per sé, un primo elemento archivistico: lo statuto, i registri, le deliberazioni restituiscono il modo in cui una comunità si auto definisce e si governa. Il cuore più profondo dell’archivio della Società è rappresentato dalle “suppliche”: lettere inviate dai soci o dai loro familiari per richiedere aiuto. Questi documenti costituiscono un patrimonio umano straordinario. Non sono semplici pratiche amministrative, ma testimonianze dirette di vita quotidiana: malattie, vecchiaia, disabilità, precarietà lavorativa, responsabilità familiari. Attraverso le suppliche emergono storie individuali che diventano memoria collettiva: l’artiere impossibilitato a lavorare, la moglie che scrive per ottenere la continuazione di un sussidio, l’anziano che chiede un aumento per far fronte al costo della vita.
FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano
Il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano è una Fondazione senza scopo di lucro nata nel 1975 con un preciso scopo: contribuire a tutelare, conservare e valorizzare il patrimonio d’arte, natura e paesaggio italiani. Da 50 anni si impegna quotidianamente per curare in Italia luoghi speciali per le generazioni presenti e future, promuovere l’educazione, l’amore, la conoscenza e il godimento per l’ambiente, il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione, e tutelare i beni paesaggistici e culturali. Ad oggi sono 75 i beni del FAI, di cui 59 regolarmente aperti al pubblico e 16 in restauro. Un grande patrimonio recuperato, valorizzato e restituito alla collettività, per sempre e per tutti. Castelli, ville, monasteri, abbazie, parchi e boschi: luoghi unici aperti al pubblico per gran parte dell’anno grazie all’aiuto concreto di numerosi sostenitori, privati e aziende.
Kunsthaus Merano, Merano
La Kunsthaus di Merano, in Alto Adige, è uno spazio dedicato all’architettura e all’arte contemporanea. Qui presentiamo, discutiamo e mettiamo in dialogo ricerche artistiche del presente, affrontando questioni sociali, culturali ed estetiche che attraversano il nostro tempo. Tra le più longeve istituzioni artistiche e attive della regione, la Kunsthaus unisce un forte radicamento locale a una prospettiva internazionale, con particolare attenzione alla produzione artistica e al dibattito critico. Attraverso mostre, eventi, progetti educativi e pubblicazioni contribuiamo attivamente alla storia dell’arte e della cultura, sia a livello locale sia su un piano più ampio. Ampliamo consapevolmente le narrazioni esistenti, includendo prospettive spesso dimenticate, marginalizzate o poco considerate. Un’attenzione particolare è rivolta ai racconti che si collocano al di fuori di un canone eteronormativo e di matrice occidentale. Ogni anno realizziamo fino a cinque mostre, spesso concepite come produzioni site-specific e sviluppate in stretta collaborazione con artisti e artiste, studi di architettura e altre realtà locali. La programmazione interdisciplinare, l’attività di mediazione e i programmi di residenza rendono la Kunsthaus un luogo d’incontro aperto a un pubblico interessato all’arte di tutte le età. Il nostro obiettivo è quello di non limitarci a esporre arte e architettura, ma di metterle in dialogo – come esperienze sociali, estetiche e collettive – con persone che operano in questi ambiti e con un pubblico più ampio. La Kunsthaus è una piattaforma indipendente per la pratica artistica contemporanea, profondamente legata all’Alto Adige e al tempo stesso parte di una rete internazionale.
Mart Archivio del ‘900, Rovereto
Al Mart gli Archivi storici e la Biblioteca specialistica costituiscono l’Archivio del ’900: un laboratorio culturale in cui attività espositiva, studio e ricerca sono strettamente connessi. Oltre 80 fondi librari e documentari di artisti, architetti, critici e gallerie integrano le Collezioni con documenti storici, oggetti personali degli artisti e materiali inediti, restituendo una narrazione del Novecento italiano unica nella sua articolazione e completezza. La Biblioteca è specializzata nell’arte del XIX e XX secolo, con una particolare attenzione alle avanguardie. Conserva circa 1.600 testate di periodici e oltre 85.000 volumi monografici, fra i quali una ricca raccolta di editoria futurista originale, libri d’artista, riviste d’artista e più di 12.000 cataloghi di mostre. [https://www.mart.tn.it/archivio-del-900]
MITAG, Rovereto
Gli archivi storici del Museo Storico Italiano della Guerra (MITAG) a Rovereto conservano oltre 200 fondi documentali e 100.000 fotografie sui conflitti dall’età moderna al XXI secolo.Il patrimonio della biblioteca è articolato nelle seguenti sezioni: – il fondo antico (A), nel quale sono raccolte edizioni di epoca anteriore al 1801. Di consistenza modesta, conserva tuttavia importanti cinquecentine e seicentine stampate per lo più in Italia e relative alle macchine belliche nonché alla teoria della guerra; – il fondo “storia” (S e S Op), costituito da monografie e da opuscoli pubblicati in data posteriore al 1801 relativi alla storia politica, diplomatica e militare degli stati europei in particolare nell’età moderna e contemporanea, pur non mancando testi fondamentali sulla guerra in età antica e nel medioevo – il fondo “tecnica” (T e T Op), costituito da monografie e da opuscoli pubblicati in data posteriore al 1801 relativi all’ingegneria militare, all’equipaggiamento degli eserciti ed alla tecnologia degli armamenti leggeri e pesanti con particolare riguardo all’età moderna e contemporanea; – il fondo “varie” (V e V Op), costituito da monografie e da opuscoli pubblicati in data posteriore al 1801 di argomenti diversi, ma inerenti in particolare all’arte contemporanea, alla museologia, alla museografia, all’archivistica, alla biblioteconomia. Fanno parte di questa sezione anche le guide escursionistiche e di città. – l’emeroteca, che con un patrimonio di 1.900 testate include periodici di interesse storico-militare. Fra questi, giornali della prima guerra mondiale (in particolare giornali di trincea), periodici delle associazioni combattentiste, riviste di cultura militare (tra le altre “Rivista militare italiana”, “Rivista di artiglieria e genio”), riviste illustrate delle due guerre mondiali (tra le altre “La Guerra”, “L’ illustrazione italiana”, l’“Illustrierte Zeitung”, “Militärwissenschaftliche und technische Mitteilungen”, “Le Miroir”, “Signal” e “Die Wehrmacht”). All’interno dell’emeroteca sono individuati dei nuclei di periodici raccolti in base ad una precisa volontà documentale: è il caso della serie, purtroppo molto lacunosa, dei periodici coloniali (“Bollettino di Gimma”, “Il giornale di Addis Abeba”, “Rivista delle colonie d’Oriente”) e dei giornali fiumani (“L’Adriatico”, “Il popolo di Fiume”, “La vedetta d’Italia”). Il patrimonio viene costantemente aggiornato con l’acquisizione di periodici per abbonamento e tramite una politica di scambi con altri istituti storici nazionali: si tratta di riviste specialistiche dedicate alle armi, alla politica della difesa, alle specialità d’arma (carabinieri, finanza, marina militare ed aviazione), alla storia contemporanea ed alla storia militare. – La mediateca, composta da 1.400 unità tra VHS, CD/DVD, dischi e audiocassette. Le cassette VHS e i DVD consistono in documentari sui conflitti del Novecento, mentre nei dischi e nelle audiocassette sono raccolte le registrazioni di marce militari, canti alpini e inni prodotti nel contesto dei due conflitti mondiali e durante il regime fascista.
Museion, Collezione e Archivio, Bolzano
La biblioteca è di supporto al team del museo nella ricerca bibliografica relativa alle mostre e agli eventi organizzati da Museion e nel documentare le attività degli artisti presenti nella collezione, per riflettere la storia dell’istituzione e il suo patrimonio culturale. Ad oggi, la biblioteca conserva circa 30.000 cataloghi e monografie, 800 libri rari e d’artista e 30 abbonamenti a riviste internazionali. Dal gennaio 2011, in seguito a un accordo tra la Fondazione Museion e la Libera Università di Bolzano, il patrimonio della biblioteca del museo è ospitato in una sezione dedicata della biblioteca universitaria. Si è così creato un polo di documentazione sull’arte visiva altamente specializzato, con saggi e cataloghi su artisti, movimenti e mostre d’arte contemporanea acquisiti dal 1991. Tutti questi testi, così come quelli della Facoltà di Design e Arti, sono disponibili per la consultazione. La collezione di Museion nasce alla fine degli anni Ottanta e attualmente comprende circa 4.400 opere. È il risultato di una politica mirata di acquisizioni, comodati e donazioni, con una costante collaborazione tra collezionismo pubblico e privato. Il focus iniziale si rivolgeva alle e agli artisti delle avanguardie italiane con una forte apertura verso l’area mitteleuropea. Nel corso degli anni il museo ha acquisito un profilo specifico, anche grazie alla costituzione di diversi nuclei tematici, come il nucleo di opere luminose che vanno dal cinetismo, alle ricerche degli anni Cinquanta e Sessanta, fino alle ultime ricerche anche in ambito spaziale. Il più ampio e ricco nucleo di opere presente nella collezione di Museion indaga le ricerche verbo-visuali e si è arricchito dal 2021 grazie all’acquisizione di una parte della collezione dell’Archivio di Nuova Scrittura, donato da Paolo Della Grazia.
Maurizio Nannucci/Zona Archives, Firenze
Il complesso archivistico è il risultato dell’impresa collezionistica di Maurizio Nannucci avviata dalla metà degli anni Sessanta del Novecento fino a oggi. La documentazione ha iniziato a sedimentarsi con l’avvio della sua attività artistica ed editoriale, raccogliendo materiali correlati alla sua produzione, con una particolare attenzione ai documenti cosiddetti ‘effimeri’ (inviti, cartoline, mail art, timbri, manifesti, adesivi) e ai lavori audio. Parallelamente, dal 1965 a oggi, Nannucci ha creato una ricca collezione di libri e riviste d’artista e di documenti di poesia concreta. A questi materiali si sono aggiunti quelli relativi ai progetti curati dalla casa editrice Exempla (ufficialmente fondata nel 1970 insieme a Mario Mariotti e Claudio Parmiggiani, ma già attiva dal 1967 per l’edizione dei suoi multipli e libri), all’attività dello spazio autogestito e non profit Zona (1974-1985) e ai progetti editoriali di Zona Editions, alla rivista «Mèla a/per/iodico di scrittura e immagini da Marciana, Isola d’Elba» (1976-1981), a Recorthings, etichetta discografica aperta nel 1975, e allo spazio non profit Base Progetti per l’arte, co-fondato a Firenze nel 1998. Nel 2008 Nannucci pubblica in “Undisclosed Recipients” 1998/2002 una selezione di corrispondenze ricevute e inviate, dal gennaio del 1998 al dicembre del 2002, presso la casella di posta elettronica mnannucci@dada.it con artisti, architetti e critici (AA Bronson/Mario Airò/John Baldessari/Maurizio Cattelan/Giorgio Colombo/Augusto de Campos/Antonio Dias/Hans-Peter Feldmann/Massimiliano Fuksas/Liam Gillick/John Giorno/Robert Lax/Antoni Muntadas/Renzo Piano/Cesare Pietroiusti/Rirkrit Tiravanija/Lawrence Weiner). Nel 2015-2016, in occasione della mostra “Maurizio Nannucci Top Hundred” realizzata dalla Fondazione Museion di Bolzano in collaborazione con il Museo Marino Marini di Firenze, ha avviato un lavoro di catalogazione di una selezione di libri e dischi d’artista, multipli, lavori audio e video, manifesti ed ephemera. Sempre nel 2016 ha inoltre pubblicato il catalogo di edizioni e multipli da lui realizzati dal 1967. Maurizio Nannucci/Zona Archives è costituito da materiali eterogenei, che documentano, dalla metà degli anni Sessanta del Novecento, la poliedrica attività di Maurizio Nannucci, a cui è correlata la produzione di multipli, libri e riviste d’artista, corrispondenze (cartacee e digitali), ephemera (inviti, cartoline, adesivi, timbri, mail art), manifesti, lavori audio e video. A questa documentazione si è poi aggiunta quella relativa alle realtà da lui fondate dalla seconda metà degli anni Sessanta: Exempla e Zona Editions, con cui ha prodotto multipli e pubblicato libri d’artista (tra cui Paul Armand Gette/John Armleder/Luciano Bartolini/Claude Closky/Nico Dockx/Peter Downsbrough/Robert Filliou/Rainer Ganahl/General Idea/John Giorno/Ian Hamilton Finlay/Dick Higgins/Joseph Kosuth/Robert Lax/James Lee Byars/Sol LeWitt/Paolo Masi/Jonathan Monk/Olivier Mosset/Antoni Muntadas/Matt Mullican/Massimo Nannucci/Carsten Nicolai/ John Nixon & Marco Fusinato/Yoko Ono/Michael Snow/Rirkrit Tiravanija/Lawrence Weiner/Heimo Zobernig); lo spazio autogestito e non profit Zona, che ha prodotto multipli, edizioni d’artista, ephemera, documentazione fotografica e audiovideo; la rivista «Mèla»; la casa discografica Recorthings e lo spazio autogestito e non profit Base Progetti per l’arte. La biblioteca specializzata contiene, oltre a cataloghi e libri di saggistica e di letteratura, una collezione di libri e riviste d’artista e una raccolta di documentazione di poesia concreta. Dagli anni Sessanta Nannucci ha inoltre collezionato ogni forma di documentazione ‘effimera’ (inviti, fanzine, multipli ed edizioni) prodotta da altri artisti, da musei e gallerie.
Neon, Bologna
“Nel 1981, Neon si presentava sulla scena artistica bolognese senza un programma predeterminato, proponendosi come laboratorio di idee, a disposizione di artisti e curatori che volessero confrontarsi e sviluppare nuovi percorsi. La storia di Neon a Bologna: concepito come conseguenza del Settantasette, “spazio di utopia nato quando le utopie rivoluzionarie si scioglievano”, Neon nasceva dall’intuizione di Gino Gianuizzi, prendendo forma come esperienza originale e anticonformista. In trent’anni di attività, operativo fino al 2011, lo spazio bolognese – condotto in via Solferino da Gianuizzi insieme a Francesca Alinovi, prima, e Roberto Daolio, poi – ha raccolto e favorito lo sviluppo di esperienze artistiche e sperimentazioni. Nel 2022 il MAMbo gli ha dedicato una mostra, da cui nel 2023 è nato il volume NO, NEON, NO CRY. Testo di Livia Montagnoli, che ringraziamo, pubblicato in https://www.artribune.com/
Numero Civico, Rovereto
Nata a Rovereto nel 1994 dalla prima esperienza espositiva di cui porta il nome, nel corso degli anni ha avviato un intenso cartellone di eventi dedicati alle produzioni sperimentali, dalle arti visive alla musica e al cinema, dal video alle scritture. Il programma di Numero Civico si segnala nel panorama nazionale per la volontà e la capacità di porsi a fianco del lavoro progettuale degli artisti e di essere un supporto valido ed adeguato alle necessità di coloro che operano in prevalenza con i nuovi media. Una particolare attenzione è data alla realizzazione di installazioni video, comunque sempre al di fuori di tagli disciplinari consolidati. Numero Civico ha operato per anni a “Fabrika Spazio Temporaneo d’Arte” a Rovereto, un edificio industriale di 64 metri per 8 (500 metri quadrati), capace di ospitare installazioni audio-video di grandi dimensioni. Ha realizzato esposizioni, installazioni e rassegne video con Luca Quartana, Francesco Dal Bosco, Luca Pancrazzi, Vedova Mazzei e numerosi altri artisti per istituzioni, musei e gallerie. Si dedica prevalentemente alle arti contemporanee grazie ad una serie di pratiche puntuali volte a favorirne la produzione, la gestione e la conservazione; facilita i rapporti tra gli artisti, le istituzioni culturali esistenti, i collezionisti e il pubblico; partecipa all’ideazione, alla programmazione e alla gestione di eventi culturali ed espositivi.
Soprintendenza per i beni librari, archivistici e archeologici. Ufficio beni archivistici, librari e archivio provinciale, Trento
L’Ufficio beni archivistici, librari e archivio provinciale conserva ed assicura la pubblica fruizione degli archivi e dei documenti storici della Giunta provinciale e delle strutture da essa dipendenti, delle scuole provinciali di ogni ordine e grado e degli archivi e documenti che la Provincia abbia in proprietà o in deposito per disposizione di legge o per altro titolo; esercita analoghe competenze sugli archivi e sui documenti degli enti strumentali della Provincia, degli enti pubblici territoriali e degli enti pubblici operanti nelle materie di competenza della Provincia o ad essa delegate e, qualora disposto, anche su quelli del Consiglio provinciale; conserva gli archivi e i documenti storici dell’Archivio di Stato di Trento affidati in custodia e manutenzione ed attua forme di collaborazione con lo stesso per lo studio, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio documentario in esso conservato; esercita la sorveglianza sugli archivi cartacei e digitali correnti e di deposito della Giunta provinciale e delle strutture da essa dipendenti e cura la gestione degli archivi della struttura di appartenenza; svolge la funzione di archivio generale di deposito per gli archivi della Giunta provinciale e delle strutture da essa dipendenti; provvede alla gestione delle attività di tutela, conservazione, restauro, studio e valorizzazione dei beni librari e degli archivi di competenza provinciale, provvedendo alle relative autorizzazioni e certificazioni; collabora con il Dirigente alla predisposizione della programmazione funzionale e finanziaria; per mezzo di appositi laboratori svolge attività di ricerca, sperimentazione e didattica nel campo del restauro librario e documentario e gestisce interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio archivistico e librario attraverso attività di riproduzione con tecnologie analogiche e digitali; provvede alle attività finalizzate alla formazione ed all’aggiornamento del dizionario toponomastico trentino, nonché al rilascio delle autorizzazioni in materia di toponomastica; svolge le funzioni di servizio per la tenuta del protocollo informatico, della gestione dei flussi documentali e degli archivi, nonché quelle concernenti la conservazione.
Teche RAI, Roma
La RAI ha iniziato le sue trasmissioni radiofoniche nel 1924 (si chiamava URI e subito dopo DIAR) e quelle televisive nel 1954. Parliamo quindi di pagine di storia e di una grande tradizione anche a livello europeo, che in larga parte ritroviamo nello straordinario patrimonio custodito nelle “Teche”, archivi di tutto quanto è stato trasmesso dalla TV e dalla radio e dei loro repertori. Nelle Teche RAI si trovano i documenti, le immagini e i suoi che ricostruiscono la storia del Novecento e del primo quindicennio degli anni Duemila, una fonte che ormai alimenta quotidianamente i programmi che vanno in onda, ma anche la didattica degli storici contemporanei e sempre più spesso arricchisce musei, mostre e rassegne culturali su tutto il territorio. Ogni giorno la RAI ha registrato gli eventi, i personaggi, lo sport, la tradizione, la cultura, i cambiamenti delle abitudini, dei gusti e del modo di comunicare, di divertirsi e soffrire degli italiani: in sintesi, un lungo grande racconto per tappe della evoluzione del paese. Un patrimonio che attraversa la letteratura, il cinema, il teatro, la musica, lo sport. Una carrellata di volti storici di scrittori, registi, musicisti, premi Nobel, critici, attori e protagonisti della politica e della società. Un passato indispensabile per costruire il futuro, tanto che l’Unesco ha inserito le Teche RAI nell’archivio della memoria d’Italia.
