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Ramificazioni. Alberi genealogici roveretani esposti in occasione del progetto Archivi di Comunità
Esposizione di documenti originale conservati presso la Biblioteca Civica di Rovereto.
26 Giugno ore 18:00 – 18 Luglio ore 20:00 CEST
La Biblioteca presta costante attenzione al patrimonio archivistico, mettendo in atto piani di intervento pluriennale per la sua conservazione, inventariazione e valorizzazione. Fra i documenti conservati presso l’archivio storico si possono apprezzare numerosi alberi genealogici, alcuni decorati e colorati a mano, e ricchi archivi familiari. Vanno particolarmente ricordate le genealogie elaborate da Quintilio Perini (1865-1942), farmacista, noto bibliofilo e collezionista di monete e medaglie, che svolse buona parte dei propri studi nel campo della numismatica e della genealogia, ambiti nei quali darà alle stampe numerose pubblicazioni che gli varranno l’associazione ad istituzioni culturali internazionali. Alcune delle più importanti famiglie nobiliari dell’area trentino-tirolese, i Moll e i Lodron, hanno consegnato i loro archivi alla Biblioteca. Come aggregati dell’archivio Moll, si conservano anche i fondi delle famiglie Ceschi di Santa Croce, Fedrigazzi e Gonzales de Rivera, che prima dei Moll detenevano la giurisdizione di Nomi. Come aggregato all’archivio del Comune di Lizzana, è conservato un piccolo fondo della famiglia Frizzi di Rovereto. Ultima e importante acquisizione (2013): l’archivio della famiglia Bossi Fedrigotti. Gli alberi genealogici provenienti dalle collezioni della Biblioteca Civica di Rovereto sono esposti in mostra a cura degli archivisti della biblioteca.
GLI ALBERI
BOSSI FEDRIGOTTI
La famiglia Bossi Fedrigotti, originaria probabilmente della Lombardia, si stabilì a Sacco nella prima metà del XV secolo. Il primo avo storicamente certo è Nicolao del Buoso, morto nel 1434. Il titolo nobiliare fu confermato nel 1592 da Ferdinando del Tirolo alla persona di Giovanni Bossi Fedrigotti.
A partire da Nicolao de Buoso le vicende dei Bossi Fedrigotti si intrecciano e si intersecano fortemente con quelle di Borgo Sacco, Rovereto e della Vallagarina. Inizialmente la famiglia prese parte alla Compagnia di spedizione, che gestiva il traffico commerciale sul fiume Adige da Bronzolo a Sacco, utilizzando le zattere; a partire dal 1750 ebbe il privilegio di gestire il traffico postale tra Calliano e Torbole (detto “Feudo Postale”), che perdurò fino alla Grande Guerra e, a partire dalla seconda metà del Settecento, i Bossi Fedrigotti si dedicarono con maggior impegno all’allevamento del baco ed alla viticoltura. Filippo (1838-1908), oltre che socio e presidente dell’Accademia Roveretana degli Agiati, si dedicò a queste attività con passione. Fu ideatore e sostenitore della Società Agraria roveretana e fondatore della Scuola Agraria di Rovereto (1871-1877). Introdusse soluzioni moderne e innovative. Sua fu l’idea di utilizzare la forbice da potare le viti anche per la vendemmia, in sostituzione del falcetto tradizionale. Federico successivamente (1906-1996) rese nota a livello nazionale l’azienda famigliare, introducendo per primo in Italia un “uvaggio bordolese”, vinificando simultaneamente Cabernet e Merlot, secondo la tradizione dei vini rossi della regione francese di Bordeaux. Ancora, Isabella Bossi Fedrigotti è una nota giornalista e scrittrice, vincitrice nel 1991 di un premio Campiello con il romanzo “Di buona famiglia”
Stemma. Campo dello scudo inquartato: in 1, d’argento alla fenice che rinasce dalle sue ceneri; in 2, d’azzurro alla lira d’oro; in 3, d’azzurro al caduceo dalle ali d’argento e i serpenti di verde; in 4, all’albero di verde sopra un terreno erboso, dinnanzi all’albero passa un bue al naturale; in cuore uno scudetto di campo di verde al corno da caccia d’oro lagato con catenella.
BRUNATI (Brunatti di Brunenfeld)
La famiglia Brunatti di Brunnenfeld è una storica casata nobiliare già attiva e radicata nel tessuto civile e amministrativo del Trentino (tra Rovereto, Trento e Tenno) ben prima del Settecento. L’elevazione al rango nobiliare della famiglia Brunatti con il titolo di “de Brunnenfeld” risale ufficialmente al 30 dicembre 1777. In questa precisa data (30 dicembre 1777), l’Imperatore d’Austria Giuseppe II concesse, a Vienna, il diploma originale di nobiltà con il predicato de Brunnenfeld a Girolamo Brunatti, figlio di Giacomo Brunatti.
TACCHI
La famiglia Tacchi ha segnato profondamente la storia economica, sociale e architettonica di Rovereto tra il XVIII e il XX secolo. Originari di Zelbio (Como), i Tacchi si trasferirono in città per gestire il fiorente commercio della seta, diventando una delle dinastie più influenti e stimate e per dedicarsi all’edilizia.
I Tacchi architetti, in particolare Bernardo e Bernardino Tacchi, infatti ebbero un ruolo determinante nella costruzione di edifici storici come Palazzo Rosmini “Al Frassem” tra il 1733 ed il 1737 e nella progettazione di Corso A.Bettini. Si occuparono anche della realizzazione di edifici religiosi come la Chiesa della Beata Vergine del Loreto, commissionata dalla Confraternita dei santi Rocco e Sebastinao nel 1737 o il Convento e la Chiesa dell’ordine della Visitazione di San Francesco, eretti tra il 1740-1741 ed abbattuti nel 1902.
Sul colle di Castel Dante si erge il Mausoleo Tacchi (o de Tacchi), fatto costruire dalla famiglia nel 1862 ed considerato uno dei più importanti esempi di architettura ottocentesca in Trentino.
Nel luglio del 1854, l’imperatore Francesco Giuseppe d’Austria concesse a Giovanni Battista Tacchi il titolo nobiliare con il predicato di Monte Maria, predicato in omaggio a un antico santuario di proprietà della famiglia, da loro restaurato e riaperto al culto.
Stemma. Campo dello scudo: d’azzurro alla facciata d’argento di una chiesa posata su un terreno erboso.
TARTAROTTI
La famiglia Tartarotti, originaria di Pomarolo, è una storica e agiata famiglia roveretana, nota soprattutto per aver dato i natali al celebre erudito e pre-illuminista Girolamo Tartarotti (1706–1761). Girolamo fu abate, filosofo, storico e letterato. Nel 1764, il Comune di Rovereto acquisì la sua vasta collezione libraria, dando vita a una delle prime biblioteche pubbliche d’Italia, la nostra biblioteca civica appunto.
I rami principali della famiglia si distinsero nella giurisprudenza, nel consiglio civico cittadino e nella promozione della cultura nel XVIII secolo. Francesco Antonio Tartarotti, padre di Girolamo, fu ad esempio, un celebre giuresconsulto e membro del prestigioso “Consiglio cittadino dei trentuno”, un organo politico e amministrativo ristretto che governò la città di Rovereto durante l’Antico Regime.
Maria Teresa, con diploma datato in Vienna il 12 agosto 1743, diede la nobiltà del Sacro Romano Impero a Federico Tartarotti, segnando un passaggio fondamentale per l’ascesa sociale del casato. Pochi anni più tardi, a confrma della benevolenza imperiale, la stessa Maria Teresa elevò ulteriormente il rango di un altro membro di spicco della famiglia, Giovanni Battista Tartarotti, nominandolo “Cavaliere del sacro Romano Impero” con un nuovo diploma datato 22 gennaio 1754.
La famiglia visse in diverse residenze nel centro di Rovereto; tra queste vi è la casa in Piazza Podestà 13 (abitata dal 1715 al 1730 e oggi sede degli uffici comunali) e Casa Serbati alla Torre in Via della Terra 15.
Stemma. Campo dello scudo inquartato: in 1 e 4, d’argento al padiglione di verde bordato d’oro; in 2, d’azzurro alla stella di otto punte sovrasta da un sole radioso; in 3, di rosso alla fascia d’argento sulla quale è accovacciato un agnello pure d’argento tenente fra le zampe un vessillo anch’esso d’argento.
RIDLER
La famiglia Ridler è una delle più antiche e influenti del patriziato di Monaco di Baviera, ovvero un ristretto gruppo di famiglie di grandi mercanti e proprietari terriere, a capo non solo del potere economico ma anche di quello politico. I Ridler divennero grandi protagonisti nel XIII secolo, affermandosi rapidamente nella realtà politica locale ed entrando di diritto nel “Consiglio Interno”, ovvero l’organo che de facto governava la città. I primi documenti che li riguardano risalgono al 1295. Le loro ricchezza provenivano prevalentemente dal commercio tessile con le Fiandre. Vennero riconosciuti come famiglia nobile bavarese nel 1628, quando insieme alle famiglie Ligsalz e Bart, ottennero la parificazione con la nobiltà.
Tra i personaggi più importanti della famiglia vi furono Heinrich Ridler, che fondò nel 1295 una delle più importanti istituzioni benefiche per l’assistenza delle donne.
Stemma. Campo dello scudo: di rosso, alla fascia diagonale d’argento, attraversata da una freccia nera disposta in sbarra.
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