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Stefano Arienti: L’Associazione Archivio Stefano Arienti 

2 Luglio ore 15:00 – 15:30 CEST

L’Associazione Archivio Stefano Arienti E.T.S., costituita nel 2026 per iniziativa di Stefano Arienti, ha sede a Milano, in via Canelli 25. Non persegue finalità di lucro e ha lo scopo di salvaguardare il lavoro dell’artista, promuoverlo e diffonderne la conoscenza. L’Associazione si occupa, in particolare, dell’archiviazione e catalogazione delle opere di Stefano Arienti, gestisce il suo archivio (costituito da materiali cartacei e digitali raccolti dall’artista nel corso della sua attività) e promuove iniziative volte all’approfondimento del suo operato. Il Presidente dell’Associazione è Stefano Arienti, il Vicepresidente è Gianni Rosei, la Direttrice è Ilaria Bernardi. La prima attività pubblica sviluppata dall’Associazione è la realizzazione del sito web https://www.stefanoarienti.it, messo online nel maggio 2026.
“Data la quantità di immagini delle mie opere e mostre che oggi ciascuno può agilmente trovare in rete”, spiega Stefano Arienti, “desidero che il mio sito web contenga principalmente testi, riducendo al minimo le illustrazioni, al fine di fornire un approfondimento esclusivamente critico sul mio lavoro. Proprio per perseguire questo scopo preferisco anche che non sia inclusa una sezione dedicata alle news. Inoltre, essendo io italiano, desidero che il mio sito web sia pubblicato inizialmente solo in italiano”. Sul sito è possibile leggere anche il testo che segue:

“L’incontro con l’ignoto parte spesso proprio
da lì, da un’imbarazzante sensazione di disagio
di fronte a quello che non ci aspettavamo.

È la stessa sensazione di disagio di quando si
assiste ad un’inaspettata esibizione?

Sì, raccogliere segretamente, collezionare con
amore, accumulare tesori, ha sempre come momento
risolutivo un atto esplicativo: venire allo scoperto,
esibire le proprie passioni.

Lo smarrimento è un’emozione spontanea,
che dà un senso di personale coinvolgimento,
ma spesso è solo una sensazione transitoria.
La prima impressione è quella che conta,
nella logica dello spettacolo,
ma, più facilmente di quello che sembra,
la prima impressione è facilmente sostituita
da un apprezzamento più stabile, che nasce proprio
dalla necessità di una seconda vista,
di scoprirne la solidità, se era positiva,
o di saggiarne le qualità, se partiva da un misto
di sensazioni contrastanti.

Si può rimanere indifferenti e passare oltre,
ma la curiosità ha spesso la meglio, e il contagio delle
passioni che hanno portato a quello spettacolo,
può fare breccia, anche un po’ per volta.

Gli artisti passano la vita a raccogliere le loro
passioni per dar loro una forma da esibire. Nuove opere?
Non sempre così nuove, ma rinnovate dal piacere di farne ancora.
Le loro raccolte partono da qualsiasi cosa, non ultima
la stessa arte.
O meglio, non dimentichiamo quei feticci che, raccolti per
noi da collezionisti e istituzioni apposite, diventano
il corpo ancora presente dei piaceri artistici.

Il momento di mostrare intenzionalmente deve avere qualcosa
di festoso, ed essere sempre di un nitore esemplare. Per non rischiare
di esibire i segni di un’azione rapinosa ed efferata, come
scoprire un mucchio di refurtiva.
È per questo che i carabinieri mostrano in bell’ordine
i loro recuperi, per risarcire lo smacco del saccheggio.

Può bastare allineare con cura, senza mettere in moto gerarchie
di valore. Mettere tutto, perché c’era proprio tutto.

La logica di esibire può fermarsi a questo primo grado
di felice recupero. Rinunciare alle cornici fastose
ed eleganti di opere riportate sull’altare, incensate
nel loro fulgore un po’ ingessato e un po’ troppo ufficiale,
quei pochi pezzi giusti nella giusta evidenza.

Come da uno scavo archeologico, può essere un affioramento
di reperti preziosi ed inediti. Ci deve essere la
felicità di rivedere con nuovi occhi quello che il tempo
ci ha tenuto buono.”

S. Arienti, Dallo sconcerto alla passione, in –2+3: Stefano Arienti, Massimo Bartolini: La Collezione di Museion, catalogo della mostra a cura di L. Ragaglia e F. Carazzato (Museion, Bolzano, 31 ottobre 2010 – 16 ottobre 2011), a cura di L. Ragaglia e F. Carazzato, Museion, Bolzano, 2011, pp. 42-43.


Stefano Arienti

Stefano Arienti è nato ad Asola, in provincia di Mantova, nel 1961.
Laureato in agraria, esordisce come artista a metà degli anni Ottanta a Milano, dove vive e lavora.

Tra le numerose rassegne internazionali alle quali ha partecipato si menzionano:
Biennale di Venezia. Aperto (1990); Biennale di Istanbul (1992); Cocido y Crudo, Museo Reina Sofia, Madrid (1994); XII Quadriennale di Roma, Roma (1996); Fatto in Italia, Centre d’Art Contemporain, Ginevra e ICA, Londra (1997); Biennale di Gwangju (2008); Italics, Palazzo Grassi, Venezia e Museum of Contemporary Art, Chicago (2008); Decorum. Musée d’Art Moderne, Parigi e Power Station of Art, Shanghai (2013-2014); Ennesima, Triennale, Palazzo dell’Arte, Milano (2015); Wall to Wall, MOCA Museum of Contemporary Art, Cleveland (2016); The Sculpture Park at Jaigarh, Jaigarh Fort, Jaipur (2025).

Tra gli spazi espositivi in cui ha tenuto le personali di maggior rilievo ricordiamo:
MAXXI, Roma (2004); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino (2005); Isabella Stewart Gardner Museum, Boston (2007); Fondazione Querini Stampalia, Venezia (2008); MAMbo, Bologna (con Cesare Pietroiusti, 2008); Palazzo Ducale, Mantova (2009); Museion, Bolzano (con Massimo Bartolini, 2011); Isabella Stewart Gardner Museum, Boston (2012); Palazzo Te, Mantova (2016); Galleria Civica di Modena (2017); Museo d’arte contemporanea Villa Croce, Genova (2017); Chiostri di Sant’Eustorgio, Milano (2019); Galleria Civica di Trento (2021); The Drawing Hall, Grassobbio, BG (2022); Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, San Marino (2022); Villa Carlotta, Tremezzina, CO (2023); Palazzo Marchi, Parma (2025).

Fondazione Artieri 1852

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