Thomas Dalla Costa: Le Collezioni della Fondazione Museo Miniscalchi-Erizzo

4 Luglio ore 10:00 11:00 CEST

Il Museo Miniscalchi-Erizzo, sede dell’omonima Fondazione istituita nel 1964, si trova in un complesso di edifici di impianto tardo medievale nel cuore della città di Verona, tra Piazza delle Erbe e il Duomo. La sua variegata collezione include fossili, reperti etruschi e romani, dipinti, disegni antichi, sculture, bronzi e placchette, ma anche maioliche, porcellane, mobili antichi, armi e armature, oltre a una stupefacente biblioteca e agli archivi di famiglia. La raccolta ha una storia stratificata, è frutto e conseguenza della fusione tra quelle di diverse famiglie e una componente fondamentale è costituita da quel che resta della celebre Wunderkamme costituita dall’erudito scaligero Ludovico Moscardo tra il 1630 circa e il 1681. L’intervento ripercorrerà e si focalizzerà in principale sulle vicende relative a quest’ultima parte della raccolta, alla sua parziale dispersione, e alle memorie che ancora essa conserva e ci consente di ricostruire. 

Thomas Dalla Costa

Storico dell’arte e curatore, Thomas Dalla Costa si è formato presso l’Università di Verona, dove ha conseguito il Dottorato di ricerca nel 2012. Nel 2014 è stato assistente curatore presso il Museo di Castelvecchio di Verona, tra 2019 e 2020 ha lavorato come Curatorial Fellow presso la National Gallery di Londra, mentre tra 2022 e 2025 come curatore aggiunto presso il Museo Miniscalchi-Erizzo di Verona. Ha curato e contribuito a diverse esposizioni, in Italia e all’estero: Verona, Venezia, Londra, Mosca, Madrid, Vienna. Thomas ha ricevuto diverse borse di studio da enti di ricerca internazionali, tra cui la Fondazione Ermitage Italia, Save Venice Inc., e dal Getty Museum (nell’ambito del The Getty Paper Project). Ha pubblicato numerosi contributi in riviste, libri e cataloghi di mostra, riguardanti: la storia della critica e della pittura veneta tra XV e XVII secolo; l’organizzazione delle botteghe artistiche venete; l’uso e la funzione rivestita dal disegno nei processi creativi degli artisti veneziani del Cinque e Seicento. Thomas altresì all’attivo la curatela o co-curatela di volumi che si concentrano sulle succitate tematiche, come il recente Venetian Disegno. New Frontiers 1420-1620, curato con Maria Aresin (Paul Holberton Publishing, 2024), e il Catalogo ragionato dei disegni – Fondazione Museo Miniscalchi-Erizzo (Silvana Editoriale, 2025). Inoltre, è autore del volume monografico intitolato “Venere e Adone” di Tiziano. Arte, cultura e società tra Venezia e l’Europa (Marsilio, 2019). Attualmente è responsabile scientifico delle attività di ricerca ed espositive legate alle celebrazioni per il 450° anniversario della morte di Tiziano, un progetto biennale che investiga l’uso e la funzione del paesaggio nell’arte del Cadorino.

Fondazione Artieri 1852

349 5661183

Visualizza il sito dell'Organizzatore

Archivio Arte Contemporanea
329 4828149
https://www.stefanogiovanazzi.eu
info@stefanogiovanazzi.eu

Palazzo Pizzini

Piazza Malfatti, 27
Rovereto, TN 38068 Italy
+ Google Maps

Ruffo Wolf: Il progetto di Architettura nell’esperienza espositiva. Il ruolo del riferimenti

2 Luglio ore 17:00 17:30 CEST

Il progetto di allestimento della mostra su Luigi Bonazza al MART del 2026, elaborato da Ruffo Wolf, è occasione concreta per condurre alcune riflessioni sul ruolo dei “riferimenti” in uno specifico progetto. In questo caso la forte presenza della cultura secessionista nella formazione del pittore dà luogo a una serie di riferimenti culturali che diventano “materiali” sottesi al progetto, senza mai cedere a ingenui formalismi o questioni di “stile”.

Ruffo Wolf

Ha studiato architettura allo IUAV di Venezia dove ha svolto anche attività didattica. Dal 2002 al 2015 è stato assistente e poi professore incaricato di progettazione architettonica e urbana presso il Politecnico di Milano. Ha tenuto lezioni e conferenze in alcune università fra le quali Politecnico di Milano, Università di Venezia, T.U. di Innsbruck, Tongji University di Shanghai. È RIBA Chartered Member (Royal Institute of British Architects- UK); è membro ARB (Architects Registration Board – UK); è iscritto all’Ordine degli Architetti di Trento. È titolare dello studio di architettura RWA_RUFFO WOLF ARCHITETTI con sede a Rovereto, Milano, Vienna. Ha progettato in Austria, Brasile, Cina, Germania, India, Italia, Qatar, Polonia, Romania, Rwanda, Russia, Vanuatu, Zambia. Dal 2012 al 2015 ha progettato oltre 60 shops per i brands GIORGIO ARMANI in molte città del mondo. Ha recentemente progettato la nuova sede PASTIFICIO FELICETTI in Val di Fiemme, la nuova sede VALMORA Acque Minerali a Torino, la nuova sede FLIS Biscotti a Varsavia.Nel 2023 è stato selezionato con Architettura21 dalla FFG (Agenzia Austriaca per la promozione della Ricerca) per un progetto “Impact Innovation” per la riqualificazione di un edificio di 100 appartamenti a Vienna. Ha pubblicato “Sequenze – Architetture” (Alinea, Firenze 2002); “RWA_WIP – Citogenesi e altri progetti” (List/Actar, Roma/Barcellona, 2007). È membro fondatore di SINERGIE – Gruppo Interprofessionale con sede in Trentino. È diplomato in musica. Attualmente è direttore della divisione RWA_architettura della produzione, in Lombardini22 – Milano.

Fondazione Artieri 1852

349 5661183

Visualizza il sito dell'Organizzatore

Archivio Arte Contemporanea
329 4828149
https://www.stefanogiovanazzi.eu
info@stefanogiovanazzi.eu

Palazzo Pizzini

Piazza Malfatti, 27
Rovereto, TN 38068 Italy
+ Google Maps

Francesco Frizzera: Le collezioni del Museo Storico Italiano della Guerra

23 Giugno ore 17:00 17:30 CEST

Il MITAG – Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto ospita una delle collezioni più ricche al mondo dedicate alla Prima Guerra Mondiale. Il percorso espositivo propone armi, uniformi, oggetti di trincea, documenti d’archivio e testimonianze che raccontano la vita dei soldati e l’impatto del conflitto sulla popolazione civile.Il patrimonio del museo si articola in diverse sezioni: La Grande Guerra: la parte principale della collezione comprende uniformi, copricapi, armi bianche e da fuoco. Tra i pezzi più iconici spicca l’aereo storico Nieuport-Macchi Ni.10. Armi Antiche e Moderne: nei torrioni del Castello di Rovereto sono esposte vaste raccolte di armi che coprono un ampio arco temporale, dall’età moderna all’Ottocento. Archivio Fotografico e Documentale: conserva centinaia di migliaia di fotografie, lettere, diari, manifesti e filmati d’epoca. Una parte di questi materiali è esplorabile digitalmente sulla piattaforma Archiui. Reperti e Oggetti Quotidiani: allestimenti dettagliati mostrano la dura realtà della guerra di trincea e i materiali sanitari dell’epoca.

Francesco Frizzera

Dottore di ricerca presso l’Università di Trento. Da novembre 2016 è ricercatore post-doc presso la Katholische Universität Eichstätt-Ingolstadt con un progetto di ricerca sulle politiche alimentari e agricole in Germania dalla Grande Guerra al 1933. Dal 2019 è Direttore del Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto. Ambiti di ricerca: Spostamenti di popolazione in Europa (1914–1923), Alimentazione e agricoltura (1914–1933), Trasformazioni tecnologiche nell’area alpina (XIX–XX sec.), Nazionalismo e istruzione in area alpina (1848–1945).

Fondazione Artieri 1852

349 5661183

Visualizza il sito dell'Organizzatore

Archivio Arte Contemporanea
329 4828149
https://www.stefanogiovanazzi.eu
info@stefanogiovanazzi.eu

Palazzo Pizzini

Piazza Malfatti, 27
Rovereto, TN 38068 Italy
+ Google Maps

Anna Zinelli: Kunsthaus di Merano. Pratiche di attivazione, mediazione e rilettura critica degli archivi

1 Luglio ore 15:30 16:00 CEST

L’intervento presenta tre casi studio esposti presso la Kunsthaus che hanno dialogato con gli archivi secondo modalità differenti: dal lavoro sul lascito dell’artista e fotografo meranese Christian Martinelli al progetto didattico Alpitypes, che ha portato a una reinterpretazione contemporanea di fonti archivistiche grafiche, fino alla mostra di Belinda Kazeem-Kamiński, che ha proposto una lettura decoloniale delle memorie conservate negli archivi. In questi progetti gli archivi sono stati considerati non solo come luoghi di conservazione e tutela, ma anche come dispositivi capaci di generare nuove narrazioni.

La possibilità di azione di un lascito d’artista. A cura di BAU. Foto Davide Perbellini
Aerolectics – Belinda Kazeem-Kamiński. A cura di Lucrezia Cippitelli e Simone Frangi. Foto Ivo Corrà
Alpitypes. A cura Antonino Benincasa, Massimo Martignoni, Anna Zinelli. Foto Ivo Corrà

Anna Zinelli

Anna Zinelli è storica dell’arte (Ph.D.). Ha pubblicato numerosi articoli su riviste scientifiche e divulgative e saggi in diversi cataloghi. Tra le sue pubblicazioni: Socin e Carmassi (Tamassia Zinelli, Skira 2016), 1955–1968: Gli artisti italiani alle documenta di Kassel (Mimesis 2017); incontrare Christian Martinelli begegnen (Schnitzer Zinelli, Esperia 2024). Dal 2012 collabora al progetto MoRE A museum of refused and unrealised art projects e dal 2017 è collaboratrice scientifica, assistente alla direzione e responsabile della comunicazione in lingua italiana a Kunst Meran Merano Arte.

Fondazione Artieri 1852

349 5661183

Visualizza il sito dell'Organizzatore

Archivio Arte Contemporanea
329 4828149
https://www.stefanogiovanazzi.eu
info@stefanogiovanazzi.eu

Palazzo Pizzini

Piazza Malfatti, 27
Rovereto, TN 38068 Italy
+ Google Maps

Andrea Benoni / Stefano Giovanazzi: Archivi di Comunità. Atti di trasformazione di memorie personali in memorie condivise

23 Giugno ore 16:00 16:30 CEST

Presentazione da parte dei curatori della prima edizione di “Archivi di Comunità”: trentadue incontri con artisti, collezionisti, curatori, storici e storici dell’arte, archivisti, ventisei Istituzioni invitate, un’esposizione a Rovereto, dodici visite guidate ad archivi, fondazioni e musei, un logo e un manifesto disegnati dall’artista Maurizio Nannucci.

Rovereto • Trento • Bolzano • Merano • Verona • Altivole
23 Giugno – 31 Luglio 2026

Gli ospiti delle giornate di lavoro programmate per la prima edizione di Archivi di Comunità presenteranno specifici study case dedicati al tema:

atti di trasformazione di memorie personali in memorie condivise

Presentazione

Gli archivi di comunità rappresentano forse l’ultima ‘utopia’, un patrimonio prezioso, complesso e allo stesso tempo fragile, testimonianza del ‘divenire’ di culture, di identità e differenze, di generazioni di viventi. Diversamente dai big data occultati nei data center – raccolte di dati personali e collettivi così vaste e complesse da non poter essere elaborate e decodificate con i metodi tradizionali ma solo attraverso algoritmi e intelligenze artificiali, ad uso e sfruttamento pressoché esclusivamente privati – l’utopia degli archivi di comunità rende disponibile una diversa storia delle idee.

Biblioteche e archivi sono apparentemente costituiti da raccolte di oggetti materiali, come documenti a stampa, libri antichi e moderni, musica a stampa o manoscritta, registrazioni sonore o video, documenti grafici, disegni, incisioni, fotografie, opere d’arte, collage, sculture, opere digitali, invenzioni della tecnica, oggetti da Wunderkammer, le istrioniche camere delle meraviglie (un vitellino a due teste ospitato nelle sale del Museo Civico di Rovereto sino agli anni ‘70) oppure da materiali minori: inviti, pieghevoli, ephemeral appunto. Sempre si costituiscono però attorno a pensieri e riflessioni, di autori, editori, produttori, divulgatori innanzitutto: ‘oggetti immateriali’, utopie in senso stretto. Tutti assieme testimoniano la ‘ricchezza’, ma anche la ‘povertà’, di un tessuto sociale impermanente nello spazio come nel tempo, contaminato dalle molteplici influenze della natura e da quelle culturali, storiche, artistiche, scientifiche e tecnologiche. La varietà di documenti e testimonianze giunte sino a noi, conservati nella forma di genealogie, manoscritti, fotografie, lettere, mappe, opere d’arte e oggetti d’uso quotidiano –tattili, visivi, olfattivi, uditivi, gustativi – consente di intrecciare discipline molto diverse fra loro. Da questa diversità gli ‘archivi di comunità’ ricavano densità e potenzialità incommensurabile.

Validazione

L’approccio a una mole sempre più estesa di documenti evidenzia l’urgenza di dover riscrivere il concetto di competenza e validità, e necessita al tempo stesso di un approccio integrato alla teoria della conoscenza. Le collezioni private, singolari, rappresentano il condensarsi di incalcolabili e indefinibili memorie e passioni personali e interpersonali, materializzazione della ‘Biblioteca di Babele’ di borgesiana memoria, mentre biblioteche e archivi pubblici svolgono un ruolo di conservazione, riordino, e accesso facilitato a documenti in gran parte indicizzati. Le risorse documentarie e testimoniali permettono di ricostruire spesso nel dettaglio e con grande precisione storie personali e collettive che difficilmente in altro modo saremmo in grado di rendere intelleggibili. La complessità della conoscenza contenuta in questi archivi richiede continui ed ulteriori sforzi personali e collettivi, di verifica delle fonti, di validazione e attribuzione, di lettura e interpretazione, e un lavoro costante di trascrizione, a volte di traduzione. Applicati con l’attenzione e la cura necessarie, validazione, attribuzione, tutela, riordino, studio e valorizzazione, sono compiti che le future generazioni potranno continuare a condurre anche in contesti che certamente non siamo in grado di prevedere, ma solo di immaginare.

Complessità oltre la ritualità

Gli archivi di comunità definiscono i punti di contatto tra discipline e conoscenza, riflettono la pluralità delle identità, delle memorie, delle pratiche singolari che danno forma ai vari corpi sociali. Non sono dunque semplici depositi di documenti, ma spazi dinamici in cui storia, sociologia, antropologia, archivistica e studi culturali si intrecciano ricomporre il mondo e interpretare le tracce del vivere, dalle primissime di cui si ha testimonianza alle più recenti, da quelle essenziali alle più articolate. La loro complessità ed eterogeneità si manifesta in modo evidente quando l’interpretazione per procedere nel suo lavoro di investigazione necessita di integrare metodologie e punti di vista: dall’analisi qualitativa alla gestione statistica, dal coinvolgimento partecipato di più interlocutori nella valutazione di posizioni critiche e interpretative, al miglioramento nelle tecniche e pratiche di conservazione e restauro, spesso adattate alle specifiche esigenze climatiche e ambientali. Inoltre, chi si occupa degli archivi di comunità deve porsi il problema di come rappresentare la molteplicità delle narrazioni [Data Visualization] e la tutela della memoria singolare e collettiva, spesso frammentata o soggetta a manipolazione, a volte a marginalizzazione. Si pensi semplicemente agli innumerevoli oggetti presenti in collezioni e musei provenienti da paesi un tempo soggetti a colonizzazione, di cui non conosciamo né il paese di origine, né gli autori che li hanno forgiati, né le comunità che ne condividevano il valore d’uso e di scambio: ci si trova di fronte a una sorta di ‘storia della tecnica e dell’arte senza nomi né luoghi’, indotta da vicende politiche, dalla sopraffazione, da rapina, altre volte conseguenza di eccesso di zelo o dal desiderio di conservare e salvaguardare l’oggetto dall’incuria, dalle ingiurie del tempo e della natura dei viventi. Multistrategia e multidisciplinarietà diventano pratiche sempre più essenziali per tentare di ripristinare un ipotetico grado zero dell’oggetto di pensiero, nel momento del suo apparire all’orizzonte degli eventi: ritrovare l’oggetto all’origine del suo manifestarsi permette di comprenderne potenza e definizione (bestimmung), di riattualizzare quello specifico ‘stato dell’arte’ che lo ha visto nascere ed imporsi. Un processo inverso alla ritualizzazione. Un’ultima osservazione: tutti gli strumenti del sapere possono essere concepiti come strumenti di empowerment sociale e culturale. In un tempo di rapidi cambi di direzione, gli archivi di comunità si configurano come spazi di resistenza all’omologazione, di messa in discussione del concetto di identità, e richiedono forme di sapere e approcci inediti per far convivere storia sociale, scienza e tecnologia, pratiche estetiche, sensibilità, desiderio e passione, etica e solidarietà.

Genealogia e iconologia

Parafrasando Michel Foucault, possiamo considerare la genealogia come l’arte di scoprire le origini e le storie nascoste dietro le pratiche interpersonali e istituzionali, rivelando come il presente sia il risultato di processi storici complessi, spesso insospettati, in alcuni casi oggetto di sofisticazioni. Le genealogie svolgono un ruolo fondamentale negli archivi di comunità, perché contribuiscono a rintracciare e documentare linee isomorfe o fratture storiche, dinamiche naturali e culturali. Attraverso la raccolta e l’analisi di informazioni vagliate attraverso gli strumenti della semiotica, dell’iconografia, della genetica, dell’antropologia e di altre discipline complesse, gli archivi consentono a volte di rintracciare il dispiegarsi di forme relazionali, familiari e comunitarie, di dinamiche stanziali o migratorie, così come cambiamenti nelle ideologie e nelle traiettorie del pensiero. L’analisi critica delle genealogie permette di riconfigurare, confermare o smentire, memorie personali e collettive, rafforza il senso di delicatezza con cui si deve affrontare una materia così sensibile come la dimensione spazio-temporale delle dinamiche vitali: autonomia e appartenenza, distanza e continuità tra generazioni. Le genealogie si offrono alla ricerca come un ‘campo’ ancora tutto da indagare: da un punto di vista storico, antropologico, sociologico, demografico, urbanistico e architettonico, geografico, scientifico. Le fonti di una ricerca genealogica siffatta dovranno includere le grandi narrazioni mitiche, le religioni, le filosofie, le teorie linguistiche, le posizioni teoriche: tutti ‘testi’ giunti sino a noi nella forma di ipotesi, narrazioni, saggi, cataloghi, registri dei nati e dei morti, dei matrimoni, dati statistici provenienti da censimenti, atti notarili (di proprietà o di vendita), leggi e disposizioni, così come archivi personali o collettivi, pubblici o privati. Visti con uno sguardo d’insieme, tutti questi stati del pensiero si presentano per lo più opachi, il più delle volte aridi, infruttuosi, spesso inessenziali, addirittura inutili, se non dannosi o devastanti, terreno fertile per quella ‘banalità del male’ di cui parla Hanna Arendt. Riallineati e riletti, ricompresi, possono invece essere fonte per una grammatica generativa in grado di aprire nuovi campi di indagine, nuove prospettive. Non diversamente, una riflessione sull’iconologia come genealogia immateriale per immagini, ci permetterà di oltrepassare ostacoli marcatamente ideologici, finalistici, per approssimare gli spazi mentali, simbolici, dove pensieri e comportamenti prendono forma.

Realtà e comportamenti sociali

Possiamo considerare gli archivi di comunità e gli immensi archivi genealogici vere e proprie ‘zone di scorrimento’ tra immaginario e reale (intese nella declinazione che ne da Jacques Lacan): tappe fondamentali che ci consentono di provare ad attraversare il patrimonio materiale e immateriale di singolarità e di comunità più o meno articolate, intersecate o sovrapposte. Zone di scorrimento che a volte si presentano inaccessibili per la presenza di barriere e ostacoli reali o metaforici mentre altre volte permettono alla visione di aprirsi a punti di fuga inediti che scoprono orizzonti inaspettati, vallate e distese che si aprono al nostro sguardo e che inducono di conseguenza ulteriori occasioni di riflessione e interpretazione. Sta a noi, al nostro agire, vivere questi paesaggi come campi di battaglia, teatri di guerra, zone di conflitto o piuttosto luoghi di transito utopico, di convivenza, di crescita materiale e immateriale. Anche la lingua, come ogni altro processo, può divenire uno strumento di offesa o espressione di rancore, oppure essere usata per mediare, accogliere, salvaguardare, o semplicemente per testimoniare riconoscenza.

Conoscenza e partecipazione

Gli archivi e le biblioteche poiché affrontano quotidianamente le questioni legate alla conservazione e alla condivisione della conoscenza svolgono un compito attivo anche nella trasformazione del tessuto sociale: punto nodale, l’accesso alla cultura, alle informazioni, al pensiero nelle sue molteplici forme, non può considerarsi neutrale, necessita nel tempo di una trasformazione di ruoli, e competenze, di un approccio relazionale e prossematico attivo e stimolante. Iniziative di coinvolgimento comunitario, eventi e progetti collaborativi, permettono di innescare un dialogo aperto tra ricercatori e comunità, cittadini e istituzioni, rafforzano il sentimento di appartenenza e allo stesso tempo di trasparenza e di partecipazione ad un processo democratico, di trasformazione delle memorie personali in storia.

Rilevare, condividere e progettare

Ciascuno intuisce le potenzialità degli archivi privati, di artisti, ricercatori, storici, scrittori: si tratta di far interagire questa promessa di futuro con un tessuto relazionale più aperto, diffuso, e capace di produrre occasioni per una sua ‘messa in forma’. Compito decisivo, rilevare queste collezioni di pensieri o di oggetti materiali, e chiedere a ciascuno di partecipare all’ampliamento dei contorni del singolo agire, di condividere il proprio sapere per progettare assieme scenari ulteriori.


Andrea Benoni

Andrea Benoni è presidente Fondazione Artieri. Già sindaco di Calliano (TN), per molti anni è stato presidente dell’Associazione Artigiani della Vallagarina, ideatore e animatore di numerose Mostre dell’Artigianato, di esposizioni ed eventi dedicati storia della liuteria in Trentino.

Stefano Giovanazzi

Diplomato all’Istituto Magistrale Rovereto (TN) e di seguito all’Istituto Statale d’Arte, Trento, frequenta nei primi anni ‘80 l’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove si diploma in Pittura con l’artista Emilio Vedova. Fondatore e curatore di AAC Archivio Arte Contemporanea di Rovereto, dal 1994 è presidente dell’associazione culturale Numero Civico. In più di trent’anni di attività ha curato centinaia di eventi legati all’arte e al pensiero contemporaneo. Numerose le collaborazioni con artisti, musicisti e scrittori, con musei e istituti culturali, accademie, con governi e istituzioni governative. Ha lavorato con Mario Airò, Stefano Arienti, Vincenzo Cabiati, Andrea Crociani, Francesco Dal Bosco, Eva Marisaldi, Chiyoko Miura, Liliana Moro, Fabio Polvani, Luca Quartana, Andrea Rabbiosi, Federico Tanzi-Mira, Grazia Toderi, Marco Vaglieri, Vedova Mazzei, Francesco Voltolina; a curato esposizioni con opere di Rita Ackermann, Richard Ambleton, John Currin, Joseph Kosuth, Sean Landers, Sherrie Levine, Raymond Pettibon, Richard Prince, Jim Shaw, Jeffrey Wallace. Ha curato eventi in collaborazione con il Senato della Repubblica Italiana, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Canadian Embassy, Gobierno Vasco-Governo Basco (Spagna), Instituto Cervantes di Cultura (Spagna), The British Council (Gran Bretagna), Ministero della Cultura Francese, Institut Français (Francia), Goethe Institut (Germania). Genealogista, è responsabile di un esteso archivio genealogico, “degli Alberi e delle Foglie”, che raccoglie più di un milione di posizioni genealogiche.

Fondazione Artieri 1852

349 5661183

Visualizza il sito dell'Organizzatore

Archivio Arte Contemporanea
329 4828149
https://www.stefanogiovanazzi.eu
info@stefanogiovanazzi.eu

Palazzo Pizzini

Piazza Malfatti, 27
Rovereto, TN 38068 Italy
+ Google Maps

Elena Bini: Sven Sachsalber. Mappare una pratica artistica: un progetto di ricerca di Museion

2 Luglio ore 18:00 18:30 CEST

Sven Sachsalber (Silandro, 1987 – Vienna, 2020), è stato un artista di spicco, che con ironia e caparbietà si è mosso fra media artistici diversi e di cui Museion ha seguito la sua evoluzione fin dagli esordi. Muovendo dalla consapevolezza dell’importanza – regionale quanto internazionale – del suo lavoro, l’anno successivo alla sua morte il museo ha deciso di mappare in maniera sistematica la sua opera, di conservarla, di migliorarne l’accessibilità e di ricostruire la rete di relazioni dell’artista. In una prima fase, sono stati indagati gli anni di studio a Londra e la sua attività artistica nonché la rete di relazioni in Europa (2009-2013), seguiti da una seconda fase, che si concentra sugli anni trascorsi a New York (2014-2020). Il progetto di ricerca pluriennale (2021 – 2025), finanziato dalla Ripartizione Cultura tedesca della Provincia autonoma di Bolzano, è stato avviato e diretto da Museion in collaborazione con BAU – Istituto per l’arte contemporanea e l’ecologia, in uno scambio costante con la famiglia di Sachsalber. La ricerca si è conclusa con una presentazione pubblica (06.12.2025 – 21.06.2026) accompagnata da una pubblicazione la cui grafica è a cura dello Studio Claudia Polizzi, e dalla messa online dei dati raccolti durante la ricerca. La mostra e la pubblicazione vanno intese come pause di riflessione che proseguono il lavoro di ricerca sull’artista, come momenti di sospensione e di riordino, per continuare con la ricerca sull’opera negli anni e decenni futuri. Un racconto attivo per tenere viva la memoria e il lascito dell’artista. Mappare una pratica artistica: un progetto di ricerca di Museion mostra in maniera esemplare come il lavoro su (e il confronto con) un lascito artistico contribuiscano alla conservazione del patrimonio culturale di un territorio favorendo nuove letture e connessioni internazionali.

Elena Bini

Elena Bini è Responsabile della Collezione e degli Archivi di Museion – Museo di arte moderna e contemporanea di Bolzano e coordina i progetti di Museion Passage. Si è laureata in Conservazione dei Beni Culturali presso l’Università degli Studi di Udine, sviluppando un interesse specifico per la tutela, la valorizzazione e la documentazione del patrimonio artistico contemporaneo. Prima di entrare a far parte di Museion, ha svolto attività di insegnamento di storia dell’arte e di mediazione culturale, collaborando come freelance con musei, istituzioni e progetti artistici in Alto Adige. Dal 2000 lavora presso Museion, dove ha ricoperto diversi ruoli nell’ambito della mediazione artistica, della gestione delle collezioni e dello sviluppo di progetti di archiviazione, catalogazione e valorizzazione delle opere. Nel suo lavoro si occupa della conservazione e della gestione del patrimonio del museo, promuovendo al contempo pratiche di ricerca e accessibilità degli archivi come strumenti fondamentali per la conoscenza e la diffusione dell’arte contemporanea.

Fondazione Artieri 1852

349 5661183

Visualizza il sito dell'Organizzatore

Archivio Arte Contemporanea
329 4828149
https://www.stefanogiovanazzi.eu
info@stefanogiovanazzi.eu

Palazzo Pizzini

Piazza Malfatti, 27
Rovereto, TN 38068 Italy
+ Google Maps

Mariarosa Mariech: Archivi dell’underground italiano al Mart

con Duccio Dogheria

6 Luglio ore 17:45 18:30 CEST

L’Archivio del ‘900 del Mart è riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale per il suo straordinario patrimonio archivistico e librario dedicato al Futurismo, alla critica d’arte, all’architettura e alle neoavanguardie del secondo Novecento. Negli ultimi anni il Mart ha avviato un programma sistematico di acquisizioni per documentare l’estetica delle controculture italiane: un arco temporale che va dagli anni Sessanta ai primi anni Duemila, dal Movimento beat al Luther Blissett Project, attraversando gli Indiani metropolitani, il punk e il cyberpunk. Qui presentati al pubblico per la prima volta nella loro complessità, questi materiali includono raccolte di rara unicità nel panorama nazionale: le riviste underground degli anni Sessanta e Settanta del fondo Archivio di Nuova Scrittura, un corpus eccezionale di fanzine musicali (donazioni Pautasso, Piccolrovazzi e Assenzio), la documentazione integrale della prima mostra italiana dedicata alle fanzine (1984, donata dal curatore Luciano Trevisan Fricchetti), manifesti di luoghi leggendari dell’hardcore punk come il Virus e l’Helter Skelter, e gli archivi personali di Pablo Echaurren, Giancarlo Pavanello, Piermario Ciani, Luther Blissett, Gianluca Lerici alias Prof. Bad Trip. L’incontro sarà condotto da Duccio Dogheria, responsabile degli archivi storici, e Mariarosa Mariech, responsabile della biblioteca del Mart.

Pablo Echaurren, disegno dal quaderno Oask?! Facciamo un giornale anormale, china su carta, 1977. Mart, Archivio del ‘900, carte Pablo Echaurren.

Mariarosa Mariech

Mariarosa Mariech è laureata in Lettere, indirizzo Moderno; ha lavorato presso la Soprintendenza provinciale occupandosi di fondi librari storici; dal 2005 lavora presso la Biblioteca del Mart che coordina in qualità di responsabile dal 2012. Ha curato nel corso del tempo vari progetti di Servizio civile, accogliendo al contempo stagisti, volontari e collaboratori esterni.

Fondazione Artieri 1852

349 5661183

Visualizza il sito dell'Organizzatore

Archivio Arte Contemporanea
329 4828149
https://www.stefanogiovanazzi.eu
info@stefanogiovanazzi.eu

Palazzo Pizzini

Piazza Malfatti, 27
Rovereto, TN 38068 Italy
+ Google Maps

Duccio Dogheria: Archivi dell’underground italiano al Mart

con Mariarosa Mariech

6 Luglio ore 17:00 17:45 CEST

L’Archivio del ‘900 del Mart è riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale per il suo straordinario patrimonio archivistico e librario dedicato al Futurismo, alla critica d’arte, all’architettura e alle neoavanguardie del secondo Novecento. Negli ultimi anni il Mart ha avviato un programma sistematico di acquisizioni per documentare l’estetica delle controculture italiane: un arco temporale che va dagli anni Sessanta ai primi anni Duemila, dal Movimento beat al Luther Blissett Project, attraversando gli Indiani metropolitani, il punk e il cyberpunk. Qui presentati al pubblico per la prima volta nella loro complessità, questi materiali includono raccolte di rara unicità nel panorama nazionale: le riviste underground degli anni Sessanta e Settanta del fondo Archivio di Nuova Scrittura, un corpus eccezionale di fanzine musicali (donazioni Pautasso, Piccolrovazzi e Assenzio), la documentazione integrale della prima mostra italiana dedicata alle fanzine (1984, donata dal curatore Luciano Trevisan Fricchetti), manifesti di luoghi leggendari dell’hardcore punk come il Virus e l’Helter Skelter, e gli archivi personali di Pablo Echaurren, Giancarlo Pavanello, Piermario Ciani, Luther Blissett, Gianluca Lerici alias Prof. Bad Trip. L’incontro sarà condotto da Duccio Dogheria, responsabile degli archivi storici, e Mariarosa Mariech, responsabile della biblioteca del Mart.

Pablo Echaurren, disegno dal quaderno Oask?! Facciamo un giornale anormale, china su carta, 1977. Mart, Archivio del ‘900, carte Pablo Echaurren.

Duccio Dogheria

È responsabile dell’Archivio del ‘900 del Mart, dove lavora dal 2009 occupandosi principalmente di archivi d’artista del secondo Novecento, di editoria sperimentale e della digital library del Museo. Tra le sue pubblicazioni figurano Internet Archive: Guida non ufficiale alla più innovativa biblioteca digitale del mondo (2024), Luther Blissett: Bibliografia di una guerra psichica (2021, con Silvano Zingoni), Banksy (2020), Pirati e falsi editoriali nell’Italia degli anni ’70 (2018) e Street Art: Storia e controstoria, tecniche e protagonisti (2015). Ha curato diverse mostre, in gran parte dedicate alle connessioni tra avanguardie e neoavanguardie artistiche; ha collaborato con le riviste “Art e Dossier”, “Exibart”, “L’Illustrazione”, “Pretext”, “Charta”, “International Yearbook of Futurism Studies”, “Ricerche di s/confine”, “Piano B” e “Studi di Memofonte”, con articoli legati principalmente alla storia della grafica, dell’illustrazione e dell’editoria underground.

Fondazione Artieri 1852

349 5661183

Visualizza il sito dell'Organizzatore

Archivio Arte Contemporanea
329 4828149
https://www.stefanogiovanazzi.eu
info@stefanogiovanazzi.eu

Palazzo Pizzini

Piazza Malfatti, 27
Rovereto, TN 38068 Italy
+ Google Maps