Duccio Dogheria: Archivi dell’underground italiano al Mart

con Mariarosa Mariech

6 Luglio ore 17:00 17:45 CEST

L’Archivio del ‘900 del Mart è riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale per il suo straordinario patrimonio archivistico e librario dedicato al Futurismo, alla critica d’arte, all’architettura e alle neoavanguardie del secondo Novecento. Negli ultimi anni il Mart ha avviato un programma sistematico di acquisizioni per documentare l’estetica delle controculture italiane: un arco temporale che va dagli anni Sessanta ai primi anni Duemila, dal Movimento beat al Luther Blissett Project, attraversando gli Indiani metropolitani, il punk e il cyberpunk. Qui presentati al pubblico per la prima volta nella loro complessità, questi materiali includono raccolte di rara unicità nel panorama nazionale: le riviste underground degli anni Sessanta e Settanta del fondo Archivio di Nuova Scrittura, un corpus eccezionale di fanzine musicali (donazioni Pautasso, Piccolrovazzi e Assenzio), la documentazione integrale della prima mostra italiana dedicata alle fanzine (1984, donata dal curatore Luciano Trevisan Fricchetti), manifesti di luoghi leggendari dell’hardcore punk come il Virus e l’Helter Skelter, e gli archivi personali di Pablo Echaurren, Giancarlo Pavanello, Piermario Ciani, Luther Blissett, Gianluca Lerici alias Prof. Bad Trip. L’incontro sarà condotto da Duccio Dogheria, responsabile degli archivi storici, e Mariarosa Mariech, responsabile della biblioteca del Mart.

Pablo Echaurren, disegno dal quaderno Oask?! Facciamo un giornale anormale, china su carta, 1977. Mart, Archivio del ‘900, carte Pablo Echaurren.

Duccio Dogheria

È responsabile dell’Archivio del ‘900 del Mart, dove lavora dal 2009 occupandosi principalmente di archivi d’artista del secondo Novecento, di editoria sperimentale e della digital library del Museo. Tra le sue pubblicazioni figurano Internet Archive: Guida non ufficiale alla più innovativa biblioteca digitale del mondo (2024), Luther Blissett: Bibliografia di una guerra psichica (2021, con Silvano Zingoni), Banksy (2020), Pirati e falsi editoriali nell’Italia degli anni ’70 (2018) e Street Art: Storia e controstoria, tecniche e protagonisti (2015). Ha curato diverse mostre, in gran parte dedicate alle connessioni tra avanguardie e neoavanguardie artistiche; ha collaborato con le riviste “Art e Dossier”, “Exibart”, “L’Illustrazione”, “Pretext”, “Charta”, “International Yearbook of Futurism Studies”, “Ricerche di s/confine”, “Piano B” e “Studi di Memofonte”, con articoli legati principalmente alla storia della grafica, dell’illustrazione e dell’editoria underground.

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Gino Gianuizzi: No Neon No Cry

2 Luglio ore 16:00 17:00 CEST

“Nel 1981, Neon si presentava sulla scena artistica bolognese senza un programma predeterminato, proponendosi come laboratorio di idee, a disposizione di artisti e curatori che volessero confrontarsi e sviluppare nuovi percorsi. La storia di Neon a Bologna: concepito come conseguenza del Settantasette, “spazio di utopia nato quando le utopie rivoluzionarie si scioglievano”, Neon nasceva dall’intuizione di Gino Gianuizzi, prendendo forma come esperienza originale e anticonformista.

In trent’anni di attività, operativo fino al 2011, lo spazio bolognese – condotto in via Solferino da Gianuizzi insieme a Francesca Alinovi, prima, e Roberto Daolio, poi – ha raccolto e favorito lo sviluppo di esperienze artistiche e sperimentazioni. Nel 2022 il MAMbo gli ha dedicato una mostra, da cui nel 2023 è nato il volume NO, NEON, NO CRY.

testo di Livia Montagnoli, che ringraziamo, pubblicato in https://www.artribune.com/

Gino Gianuizzi
Nel 1981 è tra i fondatori di neon, uno fra i primi spazi indipendenti in Italia. L’attività di neon ha attraversato tre decenni della vita culturale non soltanto della città di Bologna, ma dell’intero territorio regionale e del territorio nazionale. L’associazione culturale neon è una struttura indipendente che supporta e promuove la ricerca artistica contemporanea, con attenzione particolare al lavoro delle generazioni emergenti. Nasce nel 1981 a Bologna come artist’s space e a partire dal 1988 si definisce quale spazio espositivo, qualificandosi negli anni come piattaforma di sperimentazione autonoma in cui interagiscono artisti, critici e curatori; sviluppando in tal modo la capacità di generare un circuito di informazione rivolto al pubblico specializzato ma anche a un pubblico che non fa direttamente riferimento al sistema dell’arte. neon non è una galleria d’arte, non ha costituito una scuderia di artisti permanente: a volte è semplicemente un luogo di passaggio, stimolante e utile da inserire in curriculum; più spesso si può parlare di attraversamenti, e in questi casi i tempi si fanno più lunghi, ci si trova bene insieme, si scambiano anche idee e si costruiscono progetti; in alcuni casi, quando la simpatia è più forte, neon diventa uno spazio di condivisione. Dopo l’esperienza dell’Enfatismo e la collaborazione con Francesca Alinovi, a partire dal 1988 neon assume il carattere di spazio espositivo e dedica la propria attenzione alla promozione delle nuove generazioni di artisti, privilegiando la ricerca libera da condizionamenti di mercato. In questa fase neon promuove gli esordi di Maurizio Vetrugno, Maurizio Cattelan, Luca Vitone, Eva Marisaldi, Cesare Viel, Francesco Bernardi, Tommaso Tozzi, Alessandro Pessoli, Cuoghi Corsello, Marco Samoré, Alberto Zanazzo, Emilio Fantin, Giancarlo Norese, Mala, Formento e Sossella, Patrizia Giambi, M+M, Alessandra Tesi, Maurizio Bolognini, Italo Zuffi, Maurizio Mercuri, Dörte Meyer, Marcello Maloberti, Silvia Cini, Francesco Gennari, Massimo Uberti, Sergia Avveduti.

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Giuliano Perezzani: Vicino all’arte, vicino agli artisti.

2 Luglio ore 15:30 16:00 CEST

Giuliano Perezzani nella sua vita ha incontrato artisti fondamentali nell’esperienza dell’arte contemporanea: dall’incontro con Frances Bacon a Londra, alle frequentazioni di Gino De Dominicis, Emilio Prini, Giulio Paolini, agli artisti più giovani. Non solo artisti, ma galleristi, critici e curatori. Questa è l’occasione per incontrare gli amici Stefano Arienti e Gino Gianuizzi e parlare con loro in pubblico, liberamente.

Giuliano Perezzani

Profilo giocatore: Sanguinetto; posizione: Centrocampo; squadra attuale: Ritiro. Una grande passione per l’arte, collezionista, fa parte della Commissione Scientifica per le autentiche e l’archiviazione delle opere di Gino de Dominicis.

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Stefano Arienti: L’Associazione Archivio Stefano Arienti 

2 Luglio ore 15:00 15:30 CEST

L’Associazione Archivio Stefano Arienti E.T.S., costituita nel 2026 per iniziativa di Stefano Arienti, ha sede a Milano, in via Canelli 25. Non persegue finalità di lucro e ha lo scopo di salvaguardare il lavoro dell’artista, promuoverlo e diffonderne la conoscenza. L’Associazione si occupa, in particolare, dell’archiviazione e catalogazione delle opere di Stefano Arienti, gestisce il suo archivio (costituito da materiali cartacei e digitali raccolti dall’artista nel corso della sua attività) e promuove iniziative volte all’approfondimento del suo operato. Il Presidente dell’Associazione è Stefano Arienti, il Vicepresidente è Gianni Rosei, la Direttrice è Ilaria Bernardi. La prima attività pubblica sviluppata dall’Associazione è la realizzazione del sito web https://www.stefanoarienti.it, messo online nel maggio 2026.
“Data la quantità di immagini delle mie opere e mostre che oggi ciascuno può agilmente trovare in rete”, spiega Stefano Arienti, “desidero che il mio sito web contenga principalmente testi, riducendo al minimo le illustrazioni, al fine di fornire un approfondimento esclusivamente critico sul mio lavoro. Proprio per perseguire questo scopo preferisco anche che non sia inclusa una sezione dedicata alle news. Inoltre, essendo io italiano, desidero che il mio sito web sia pubblicato inizialmente solo in italiano”. Sul sito è possibile leggere anche il testo che segue:

“L’incontro con l’ignoto parte spesso proprio
da lì, da un’imbarazzante sensazione di disagio
di fronte a quello che non ci aspettavamo.

È la stessa sensazione di disagio di quando si
assiste ad un’inaspettata esibizione?

Sì, raccogliere segretamente, collezionare con
amore, accumulare tesori, ha sempre come momento
risolutivo un atto esplicativo: venire allo scoperto,
esibire le proprie passioni.

Lo smarrimento è un’emozione spontanea,
che dà un senso di personale coinvolgimento,
ma spesso è solo una sensazione transitoria.
La prima impressione è quella che conta,
nella logica dello spettacolo,
ma, più facilmente di quello che sembra,
la prima impressione è facilmente sostituita
da un apprezzamento più stabile, che nasce proprio
dalla necessità di una seconda vista,
di scoprirne la solidità, se era positiva,
o di saggiarne le qualità, se partiva da un misto
di sensazioni contrastanti.

Si può rimanere indifferenti e passare oltre,
ma la curiosità ha spesso la meglio, e il contagio delle
passioni che hanno portato a quello spettacolo,
può fare breccia, anche un po’ per volta.

Gli artisti passano la vita a raccogliere le loro
passioni per dar loro una forma da esibire. Nuove opere?
Non sempre così nuove, ma rinnovate dal piacere di farne ancora.
Le loro raccolte partono da qualsiasi cosa, non ultima
la stessa arte.
O meglio, non dimentichiamo quei feticci che, raccolti per
noi da collezionisti e istituzioni apposite, diventano
il corpo ancora presente dei piaceri artistici.

Il momento di mostrare intenzionalmente deve avere qualcosa
di festoso, ed essere sempre di un nitore esemplare. Per non rischiare
di esibire i segni di un’azione rapinosa ed efferata, come
scoprire un mucchio di refurtiva.
È per questo che i carabinieri mostrano in bell’ordine
i loro recuperi, per risarcire lo smacco del saccheggio.

Può bastare allineare con cura, senza mettere in moto gerarchie
di valore. Mettere tutto, perché c’era proprio tutto.

La logica di esibire può fermarsi a questo primo grado
di felice recupero. Rinunciare alle cornici fastose
ed eleganti di opere riportate sull’altare, incensate
nel loro fulgore un po’ ingessato e un po’ troppo ufficiale,
quei pochi pezzi giusti nella giusta evidenza.

Come da uno scavo archeologico, può essere un affioramento
di reperti preziosi ed inediti. Ci deve essere la
felicità di rivedere con nuovi occhi quello che il tempo
ci ha tenuto buono.”

S. Arienti, Dallo sconcerto alla passione, in –2+3: Stefano Arienti, Massimo Bartolini: La Collezione di Museion, catalogo della mostra a cura di L. Ragaglia e F. Carazzato (Museion, Bolzano, 31 ottobre 2010 – 16 ottobre 2011), a cura di L. Ragaglia e F. Carazzato, Museion, Bolzano, 2011, pp. 42-43.


Stefano Arienti

Stefano Arienti è nato ad Asola, in provincia di Mantova, nel 1961.
Laureato in agraria, esordisce come artista a metà degli anni Ottanta a Milano, dove vive e lavora.

Tra le numerose rassegne internazionali alle quali ha partecipato si menzionano:
Biennale di Venezia. Aperto (1990); Biennale di Istanbul (1992); Cocido y Crudo, Museo Reina Sofia, Madrid (1994); XII Quadriennale di Roma, Roma (1996); Fatto in Italia, Centre d’Art Contemporain, Ginevra e ICA, Londra (1997); Biennale di Gwangju (2008); Italics, Palazzo Grassi, Venezia e Museum of Contemporary Art, Chicago (2008); Decorum. Musée d’Art Moderne, Parigi e Power Station of Art, Shanghai (2013-2014); Ennesima, Triennale, Palazzo dell’Arte, Milano (2015); Wall to Wall, MOCA Museum of Contemporary Art, Cleveland (2016); The Sculpture Park at Jaigarh, Jaigarh Fort, Jaipur (2025).

Tra gli spazi espositivi in cui ha tenuto le personali di maggior rilievo ricordiamo:
MAXXI, Roma (2004); Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino (2005); Isabella Stewart Gardner Museum, Boston (2007); Fondazione Querini Stampalia, Venezia (2008); MAMbo, Bologna (con Cesare Pietroiusti, 2008); Palazzo Ducale, Mantova (2009); Museion, Bolzano (con Massimo Bartolini, 2011); Isabella Stewart Gardner Museum, Boston (2012); Palazzo Te, Mantova (2016); Galleria Civica di Modena (2017); Museo d’arte contemporanea Villa Croce, Genova (2017); Chiostri di Sant’Eustorgio, Milano (2019); Galleria Civica di Trento (2021); The Drawing Hall, Grassobbio, BG (2022); Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, San Marino (2022); Villa Carlotta, Tremezzina, CO (2023); Palazzo Marchi, Parma (2025).

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Roberta Giovanna Arcaini: C’è vita negli archivi. Voci di comunità in archivi istituzionali e privati.

24 Giugno ore 16:00 16:30 CEST

In questa occasione verranno presentati alcuni casi di archivi istituzionali e di soggetti privati – persone e associazioni – oggetto dell’attività di tutela dell’Ufficio beni archivistici, librari e Archivio provinciale.

L’Ufficio beni archivistici, librari e archivio provinciale conserva ed assicura la pubblica fruizione degli archivi e dei documenti storici della Giunta provinciale e delle strutture da essa dipendenti, delle scuole provinciali di ogni ordine e grado e degli archivi e documenti che la Provincia abbia in proprietà o in deposito per disposizione di legge o per altro titolo; esercita analoghe competenze sugli archivi e sui documenti degli enti strumentali della Provincia, degli enti pubblici territoriali e degli enti pubblici operanti nelle materie di competenza della Provincia o ad essa delegate e, qualora disposto, anche su quelli del Consiglio provinciale; conserva gli archivi e i documenti storici dell’Archivio di Stato di Trento affidati in custodia e manutenzione ed attua forme di collaborazione con lo stesso per lo studio, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio documentario in esso conservato; esercita la sorveglianza sugli archivi cartacei e digitali correnti e di deposito della Giunta provinciale e delle strutture da essa dipendenti e cura la gestione degli archivi della struttura di appartenenza; svolge la funzione di archivio generale di deposito per gli archivi della Giunta provinciale e delle strutture da essa dipendenti; provvede alla gestione delle attività di tutela, conservazione, restauro, studio e valorizzazione dei beni librari e degli archivi di competenza provinciale, provvedendo alle relative autorizzazioni e certificazioni; collabora con il Dirigente alla predisposizione della programmazione funzionale e finanziaria; per mezzo di appositi laboratori svolge attività di ricerca, sperimentazione e didattica nel campo del restauro librario e documentario e gestisce interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio archivistico e librario attraverso attività di riproduzione con tecnologie analogiche e digitali; provvede alle attività finalizzate alla formazione ed all’aggiornamento del dizionario toponomastico trentino, nonché al rilascio delle autorizzazioni in materia di toponomastica; svolge le funzioni di servizio per la tenuta del protocollo informatico, della gestione dei flussi documentali e degli archivi, nonché quelle concernenti la conservazione.

Roberta Giovanna Arcaini
Funzionaria esperta presso l’Ufficio beni archivistici, librari e Archivio provinciale di Trento del STServizio tecnico Soprintendenza per i beni e le attività culturali della Provincia autonoma di Trento, già docente a contratto di Archivistica presso Università di Trento – corso di Laurea magistrale c/o Dipartimento di Lettere e filosofia. Nella sua attività rientrano archivi sanitari-ospedalieri, scolastici, d’impresa, di aziende di promozione turistica, di banche, di architetti, ingegneri, imprese di costruzione, tramite progetti di censimenti, inventari, massimari di selezione e scarto e attività di valorizzazione del patrimonio archivistico, anche in qualità di autrice e curatrice di varie pubblicazioni. Ha collaborato e collabora con Comitati e gruppi di lavoro locali e nazionali (es. Gruppo di lavoro ANAI- Associazione Nazionale Archivistica Italiana per Linee guida per la formazione, gestione, conservazione degli archivi digitali e ibridi degli studi di progettazione). Laureatasi presso Università Cattolica del Sacro Cuore in Lettere moderne, diplomatasi presso la Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica c/o Archivio di Stato di Milano; nel percorso di aggiornamento: Master di II livello in “Diritto e management delle pubbliche amministrazioni” TsM-Trentino School of management e Università di Trento e Corso itinerante SIBEC-Scuola Italiana Beni Comuni, con Euricse, Labsus e Università di Trento.

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Ginevra Rapex: Teche RAI

in videoconferenza da Roma

24 Giugno ore 10:30 11:00 CEST

Nell’intervento verranno presentate la storia e le attività di Rai Teche, la struttura incaricata della conservazione, catalogazione e valorizzazione del patrimonio audiovisivo e documentario della Rai. Si parlerà delle Biblioteche Rai, della loro evoluzione storica, delle principali collezioni conservate e del loro ruolo come centri di ricerca e documentazione per studiosi, studenti e professionisti. Saranno presentati anche i cambiamenti organizzativi avvenuti nel 2026 e le attività di tutela e gestione del patrimonio culturale aziendale. L’intervento approfondirà infine alcune scoperte documentarie emerse durante il riordino delle raccolte, mostrando come gli archivi possano offrire nuove prospettive sulla storia della radio e della televisione italiana. Infine, verranno illustrati esempi concreti di valorizzazione del patrimonio Rai, attraverso progetti culturali, attività di ricerca, iniziative divulgative e collaborazioni per mostre ed eventi.

Ginevra Rapex

Ginevra Rapex è nata a Roma nel 1978. Laureata in Lettere Classiche nel 2003 presso l’Università di RomaTre, ha conseguito un Master in Art and Culture Management presso il MART di Rovereto con la Trento School of Management (TSM) di Trento nel 2004. Dopo un tirocinio presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma svolto nel 2007, nel 2009 ha conseguito il diploma in Biblioteconomia presso l’Università La Sapienza di Roma. Dal 2013 lavora presso le Teche Rai, dapprima nel settore della Documentazione e dal 2024 presso le Bibliomediateche Rai di Roma. Attualmente lavora nella Biblioteca di Comunicazioni di massa che si trova nel centro di produzione di via Teulada 66. Nel 2019 ha rappresentato l’azienda intervenendo alla 50esima conferenza annuale dello IASA (International Association of Sound and Audiovisual Archives), in Olanda, incentrata sulla conservazione degli archivi audiovisivi. Nel 2021 ha pubblicato con la casa editrice Il Convivio un romanzo biografico sulla figura del nonno, magistrato in Tripolitania e console giudice a Shangai nella prima metà del Novecento.

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La nascita delle Teche

L’istituzione della Direzione Teche risale al 1996, un momento decisivo nella storia aziendale, in quanto, in precedenza, la gestione e la catalogazione di quanto prodotto o posseduto dalla RAI a vario titolo erano di pertinenza dei centri di produzione televisivi e radiofonici. Tali strutture produttive, proiettate a dirigere tutti i loro sforzi verso la messa in onda quotidiana, non potevano dedicare alla conservazione e alla catalogazione del materiale storico che risorse limitate.

L’idea di costituire un centro archivistico con la specifica missione dell’archiviazione del materiale aziendale televisivo, radiofonico, cartaceo e di altra natura era affiorata in realtà più volte sin dagli anni Ottanta, ma fu Barbara Scaramucci, prima direttrice di RAI Teche, che appunto nel 1996 riuscì nell’impresa. Assistita dall’allora Consiglio d’amministrazione presieduto dal professor Roberto Zaccaria, da un team di dirigenti di fiducia, dal Centro Elettronico Aziendale di Torino e dal corpo dei documentatori aziendali, ideò e mise in atto il progetto di procedere a una catalogazione del materiale aziendale con criteri univoci, coinvolgendo i supporti conservati e iniziandone il processo di digitalizzazione. L’attività riguardava gli archivi televisivi, radiofonici, musicali, cartacei (biblioteca, spartiti e partiture, copioni) e persino il magazzino costumi e attrezzi di scena. Il risultato più significativo di questa attività è stato l’avvio fra il 1999 e il 2000 del Catalogo Multimediale, un catalogo che includeva tutto il materiale aziendale e che presentava accanto alla scheda informativa l’accesso al contenuto multimediale audiovisivo. Programmisti e registi hanno avuto così una straordinaria facilitazione nel ritrovare materiali di repertorio, anche da riutilizzare per nuove trasmissioni. L’attuale impianto e la grafica del Catalogo multimediale risalgono invece al 2013.

Per quanto riguarda gli archivi cartacei (oltre alle collezioni di libri e riviste, come ora vedremo, nonché il Radiocorriere, gli spartiti musicali, etc.), una menzione speciale merita la raccolta dei copioni radiofonici, che vanta circa 90.000 titoli, alcuni dei quali risalenti al periodo fascista, epoca in cui le registrazioni non venivano praticamente mai eseguite e che, per questo, costituiscono una delle principali fonti per la ricostruzione della programmazione del tempo.

Attualmente la Direzione Teche è organizzata al suo interno nelle seguenti Strutture: Digitalizzazione Supporti e Preservazione, Documentazione Digitale e Bibliomediateche, Customer Service, Supporto Editoriale, Gestione Diritti d’Autore e Diritti Connessi, Archivio Diritti. La Digitalizzazione supporti e preservazione provvede al riversamento in alta definizione del posseduto audiovisivo al fine di raggiungere la digitalizzazione di tutto il patrimonio Rai. La Documentazione si occupa del recupero di tutto il trasmesso giornaliero, televisivo e radiofonico, nonché di tutto il pregresso, il cosiddetto “storico”, un lavoro che prevede che ogni risorsa documentata sia corredata da un’analisi contenutistica (con l’utilizzo, fra l’altro, di parole chiave che si rifanno al principio della nominalizzazione), necessaria per il reperimento dei documenti all’interno del Catalogo multimediale. Oggigiorno la grande sfida di questo settore è quella di aver cominciato a utilizzare l’intelligenza artificiale, che presto porterà a nuovi approcci e a un possibile snellimento nella lavorazione di tutto il materiale. Il Customer service è la struttura che si occupa di interfacciarsi tra Rai e l’esterno, ossia enti, fondazioni, istituzioni, ma anche privati, che richiedano copia di materiale senza scopo di lucro e a fine principalmente di natura culturale. Il Supporto Editoriale è il settore produttivo di Rai Teche, che ne rappresenta un canale sempre più in crescita, contribuendo a consentire la fruizione pubblica e gratuita del patrimonio Rai attraverso non solo la piattaforma RaiPlay, ma anche sul sito dedicato di Rai Teche https://www.teche.rai.it/. L’area Gestione Diritti d’Autore e Diritti Connessi, insieme all’Archivio Diritti, consente infine invece la corretta movimentazione e divulgazione, a livello legislativo, di qualunque documento audiovisivo.

Le Biblioteche Rai

Le Biblioteche Rai costituiscono il principale punto di accesso al patrimonio culturale dell’azienda. Sono rivolte a studiosi, studenti, ricercatori, autori e a tutti coloro che desiderano consultare le raccolte librarie e periodiche della Rai, le pubblicazioni interne e il Catalogo multimediale delle Teche. Attraverso queste risorse è possibile ripercorrere la storia della radio e della televisione italiana e osservare l’evoluzione culturale e linguistica del Paese.

Attualmente sono aperte al pubblico due sedi: la Mediateca “Dino Villani” di Torino, situata in via Verdi 31, e la Biblioteca di Comunicazioni di Massa, in via Teulada 66 a Roma. L’accesso avviene su appuntamento, da richiedere tramite posta elettronica, secondo una suddivisione che prevede per il Nord Italia il riferimento alla Biblioteca di Torino e per il Centro-Sud a quella di Roma.

La Biblioteca Paolo Giuntella

La Biblioteca Paolo Giuntella, oggi temporaneamente chiusa, nacque alla fine degli anni Quaranta nella sede Rai di via delle Botteghe Oscure come supporto alle attività radiofoniche e, successivamente, televisive. Nel 1952 fu trasferita presso l’Hotel de Russie in via del Babuino e nel 1966 trovò la sua collocazione definitiva nel nuovo complesso di Viale Mazzini.

La sua posizione centrale all’interno dell’edificio non fu casuale: la biblioteca venne concepita come uno dei punti fondamentali dell’azienda, simbolo della funzione culturale e informativa svolta dal servizio pubblico radiotelevisivo.

Il patrimonio conservato comprende oltre 80.000 volumi e circa 400 periodici. Le raccolte hanno da sempre rappresentato una risorsa preziosa sia per la produzione dei programmi Rai sia per studenti e ricercatori. Oltre ai settori della comunicazione, della radio, della televisione, del cinema, del teatro e del giornalismo, la biblioteca possiede una ricchissima selezione di opere dedicate alla musica, all’arte, alla letteratura, alla storia, alla politica, alla filosofia e alla sociologia. In alcune sezioni sono inoltre presenti volumi antichi e di pregio.

Una parte importante delle collezioni deriva dalla donazione di Fulvio Palmieri, direttore del secondo programma radiofonico negli anni Cinquanta. Negli anni Sessanta l’incremento del patrimonio librario fu seguito da una commissione composta da importanti intellettuali e scrittori italiani. Anche il primo catalogo a stampa della biblioteca testimonia il forte orientamento umanistico delle raccolte.

Nel corso degli anni la biblioteca ha collaborato costantemente con le altre strutture Rai, fornendo materiali e documentazione per trasmissioni, celebrazioni culturali, anniversari storici e approfondimenti di attualità. Inoltre, è stata scelta come ambientazione per diversi programmi televisivi.

La Biblioteca di Comunicazioni di Massa

La Biblioteca di Comunicazioni di Massa nacque nella prima metà degli anni Sessanta all’interno del Servizio Documentazione e Studi. Inizialmente ospitata a Viale Mazzini, venne successivamente trasferita in Via Col di Lana e infine nella sede attuale di Via Teulada.

La biblioteca conserva circa 13.000 volumi specializzati nel settore delle comunicazioni di massa e oltre 130 collezioni di riviste italiane e straniere relative al medesimo ambito. Tra queste, figurano importanti pubblicazioni dedicate alla semiotica, alla sociologia, alla comunicazione, al giornalismo e ai media.

Particolarmente significativa è la presenza di riviste specializzate nel diritto dell’informazione e delle telecomunicazioni, che documentano l’evoluzione della normativa italiana ed europea e delle disposizioni emanate dalle autorità competenti.

Oltre ai libri e alle riviste, la biblioteca custodisce una vasta documentazione aziendale, per sua natura praticamente unica: atti di convegni, studi, ricerche, materiali prodotti dai servizi interni Rai, progetti storici come Telescuola e numerose tesi di laurea realizzate da studenti che hanno utilizzato la struttura per le proprie ricerche.

La sede dispone di quattro postazioni informatiche che consentono la consultazione del Catalogo multimediale delle Teche, oltre a spazi dedicati alla consultazione dei materiali cartacei.

I cambiamenti del 2026

Nel 2026 le biblioteche Rai hanno affrontato due importanti trasformazioni. La prima è stata l’adozione di un nuovo sistema gestionale, con il passaggio dalla piattaforma Aleph 500 al software Sebina, un’operazione che ha richiesto il trasferimento e la verifica di circa 80.000 record bibliografici, comportando un intenso lavoro di controllo dei dati.

La seconda novità è stata la chiusura temporanea della Biblioteca Paolo Giuntella e il conseguente trasferimento delle sue collezioni. Questo processo ha offerto l’occasione per approfondire la conoscenza del patrimonio conservato e per riflettere sulla storia dell’istituzione. In seguito alla chiusura di Viale Mazzini, il personale è stato trasferito presso la Biblioteca di Comunicazioni di Massa, che oggi rappresenta il principale punto di riferimento a Roma, insieme alla Mediateca di Torino.

I materiali rari e la scoperta del Referendum EIAR del 1940

Durante le operazioni di trasloco sono emersi materiali rari e di grande interesse storico, tra cui alcune pubblicazioni interne Rai e i Quaderni de la nostra Rai, contenenti sceneggiature e fotografie di celebri produzioni televisive.

Tra i documenti rinvenuti spicca uno studio dedicato al Referendum dell’EIAR del 1940. L’indagine raccoglieva le opinioni degli ascoltatori radiofonici, invitati a esprimere preferenze e suggerimenti sui programmi e sulle lezioni trasmesse via radio.

L’analisi suddivideva il pubblico secondo professione, età, orari di ascolto e interessi culturali, considerando generi diversi come musica, teatro, informazione, sport, educazione, lingue straniere e trasmissioni religiose. Questo dimostra la volontà di costruire una programmazione attenta alle esigenze dei vari gruppi sociali.

Il documento rivela come la radio fosse già allora uno strumento fondamentale di educazione e diffusione della cultura, anticipando il ruolo che avrebbe assunto successivamente la televisione. Le statistiche e gli istogrammi contenuti nello studio offrono inoltre una preziosa testimonianza della società italiana dell’epoca, delle sue abitudini, dei suoi interessi e del contesto storico in cui viveva.

Il lavoro di trasmissione culturale e le Teche

Durante il mio personale percorso all’interno delle Teche Rai, iniziato nel 2013, ho avuto la possibilità di cimentarmi in numerose tipologie di lavori, nonché di ritrovarmi coinvolta in inaspettate scoperte a livello documentale. In questo senso, nel settore della documentazione, oltre a occuparmi di programmi pressoché radiofonici, ho avuto modo di partecipare alla costruzione di un sito, la cui pagina, intitolata “MitoRai”, è consultabile all’indirizzo https://www.teche.rai.it/mitorai/. La ricchezza dei temi in ambito classicista all’interno del patrimonio audiovisivo è stata impressionante e, in questo senso, auspichiamo che il ventaglio di contributi proposti all’interno del sito possa stimolare la curiosità e la ricerca, da parte del grande pubblico, anche sui temi della cultura classica.

Anche la musica è un immenso patrimonio Rai. Senza soffermarsi sull’attività delle grandi orchestre sinfoniche che nel passato hanno segnato stagioni liriche e concertistiche di altissimo livello anche dal punto di vista internazionale, parliamo delle orchestre di Napoli, Roma e Torino, e della grandissima collezione di spartiti, conservati a livello cartaceo oggi a Torino, ma presenti in parte nel Catalogo multimediale, la musica classica a livello radiofonico è stata una componente essenziale della programmazione nel Novecento. Durante il recupero del cosiddetto storico, come già avevo citato, sono state riversate moltissime ore di esecuzioni musicali, ma molto spesso senza dettagli sufficientemente precisi ai fini della loro documentazione. Da qui, un divertente lavoro di investigazione: il recupero delle informazioni basiche relative a esecutori e interpreti e l’utilizzo di tutti i dettagli (presenti a livello di piccole schede di registrazione, che venivano poi conservate unitamente ai singoli supporti di registrazione, digitalizzate quindi in pdf e allegate ai documenti sonori), in modo da confrontarli non solo con la programmazione segnalata dal Radiocorriere, ma anche con i programmi di sala, così da ricavare i titoli di tutte le composizioni eseguite, il contesto delle esecuzioni, nonché la loro data di messa in onda (molto spesso non coincidente con la data di registrazione). Naturalmente anche i programmi di sala, come il Radiocorriere, relativi alle varie stagioni concertistiche Rai, sono presenti a livello digitale tra le banche dati del Catalogo multimediale.

Le Biblioteche, così come tutte le altre strutture di Teche e Rai in generale, come già accennato, partecipano in sinergia alla collazione di materiali d’eccezione al fine di realizzare allestimenti di mostre e installazioni. Nel 2024 ho partecipato a quella relativa all’anniversario dei 100 anni della Radio e 70 della televisione allestita presso il MAXXI di Roma. Oltre a numerose brochure e materiali d’archivio presenti presso le nostre Biblioteche, una delle ricerche personalmente più emozionanti è stata quella presso l’archivio della sede regionale di Firenze, citato nell’introduzione, che conta una straordinaria ricchezza di documenti: copioni, a volte autografati, di drammi e radiodrammi, la corrispondenza tra le redazioni e i collaboratori esterni, le riviste l’Approdo e il Terzo programma (collegate alle rispettive trasmissioni radiofoniche). Senza soffermarsi troppo sulle lettere e manoscritti che contano le firme per esempio di Raffaele La Capria, Eduardo di Filippo, Ennio Flaiano, Natalino Sapegno e innumerevoli altre personalità della cultura del tempo…

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Maria Fratelli: Archivi e comunità

24 Giugno ore 11:00 11:30 CEST

L’apertura della sede del CASVA nel quartiere milanese del QT8 ha comportato, fin dalla formulazione del progetto museologico, la consapevolezza che l’archivio sarebbe stato un innesto, per quanto pertinente, di una infrastruttura del sapere le cui reti sono tessute a scala urbana, ma soprattutto nazionale e con una forte vocazione internazionale. La percezione da parte dei cittadini dell’archivio quale istituto portatore di valore sociale non può essere data per scontata, così come in consolidamento di tale aspettativa non può che derivare da un dialogo attento con le istanze della cittadinanza di prossimità. I molteplici livelli operativi dell’Archivio vanno quindi finalizzati e promossi a partire dalla consapevolezza che tra le sue ragioni primarie vi è quella di essere presidio e fondamento di comunità.

Maria Fratelli
Direttrice di Fabbrica del Vapore, CASVA e Casa della Memoria, lavora da trent’anni per il Comune di Milano. Laureata nel 1993 in Lettere Moderne all’Università degli Studi di Milano e specializzata nel 1999 in Archeologia e Storia dell’Arte all’Università degli Studi di Siena, consegue nel 2016, il Master in Management Pubblico per il Federalismo (Master EMMPF) presso la Graduate School of Business del Politecnico di Milano. Ha curato allestimenti museali, catalogazioni, restauri. Ha pubblicato libri e saggi di storia dell’arte, museologia, conservazione e creato collane editoriali per i musei di cui è stata responsabile. Ha curato e promosso mostre di arte moderna e contemporanea con una particolare attenzione al rapporto stringente tra archivi, musei e contemporaneità. È membro di ICOM, del Comitato scientifico del CESMAR7 e del Comitato tecnico scientifico della Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale. È direttore della Casa Museo Alfredo Pizzo Greco di Suisio.

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Conferenza Stampa Archivi di Comunità

Incontro con Andrea Benoni, Fondazione Artieri 1852, e Stefano Giovanazzi, AAC Archivio Arte Contemporanea Rovereto, curatori di Archivi di Comunità, Rovereto • Trento • Bolzano • Merano • Verona • Altivole, 23 Giugno – 31 Luglio 2026

20 Giugno ore 11:00 12:00 CEST

31 incontri con artisti, collezionisti, curatori, storici e storici dell’arte, archivisti, 27 Istituzioni invitate, 2 esposizioni a Rovereto, 12 visite guidate ad archivi, fondazioni e musei, 1 logo disegnato dall’artista internazionale Maurizio Nannucci.

Andrea Benoni
Andrea Benoni è presidente Fondazione Artieri. Già sindaco di Calliano (TN), per molti anni è stato presidente dell’Associazione Artigiani della Vallagarina, ideatore e animatore di numerose Mostre dell’Artigianato, di esposizioni ed eventi dedicati storia della liuteria in Trentino.

Stefano Giovanazzi
Fondatore e curatore di AAC Archivio Arte Contemporanea di Rovereto, dal 1994 è presidente dell’associazione culturale Numero Civico. In più di trent’anni di attività ha curato centinaia di eventi legati all’arte e al pensiero contemporaneo. Numerose le collaborazioni con artisti, musicisti e scrittori, con musei e istituti culturali, accademie, con governi e istituzioni governative. Ha lavorato con Mario Airò, Stefano Arienti, Vincenzo Cabiati, Andrea Crociani, Francesco Dal Bosco, Eva Marisaldi, Chiyoko Miura, Liliana Moro, Fabio Polvani, Luca Quartana, Andrea Rabbiosi, Federico Tanzi-Mira, Grazia Toderi, Marco Vaglieri, Vedova Mazzei, Francesco Voltolina; a curato esposizioni con opere di Rita Ackermann, Richard Ambleton, John Currin, Joseph Kosuth, Sean Landers, Sherrie Levine, Raymond Pettibon, Richard Prince, Jim Shaw, Jeffrey Wallace. Ha curato eventi in collaborazione con il Senato della Repubblica Italiana, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Canadian Embassy, Gobierno Vasco-Governo Basco (Spagna), Instituto Cervantes di Cultura (Spagna), The British Council (Gran Bretagna), Ministero della Cultura Francese, Institut Français (Francia), Goethe Institut (Germania). Genealogista, è responsabile di un esteso archivio genealogico, “degli Alberi e delle Foglie”, che raccoglie più di un milione di posizioni genealogiche.

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Andrea Benoni: Genealogia della Fondazione Artieri 1852

23 Giugno ore 17:30 18:30 UTC+0

Fondazione Artieri 1852, affonda le radici nel mutualismo sociale di metà ‘800: l’ispiratore Don Francesco Fiorio, professore al Ginnasio e membro della Accademia degli Agiati di Rovereto, diede vita ad un sodalizio di mutuo aiuto per dare risposte economiche e culturali. Fondazione Artieri prosegue questa storia proponendo nuove riflessioni sul concetto di mutualità attraverso la realizzazione di progetti culturali e sociali condivisi, per contribuire a far crescere volontariato e reti di coesione sociale. Oggi, la Fondazione Artieri 1852 Ente Filantropico custodisce e promuove il patrimonio storico, culturale, gli ideali e i valori della Società di Mutuo Soccorso degli Artieri di Rovereto, nata per iniziativa dei lavoratori e al servizio della comunità da oltre 170 anni. La sua storia: nel 1852 a Rovereto nasce la società di Mutuo Soccorso degli Artieri per iniziativa dei lavoratori artigiani. Nel 2013 la Società costituisce la Fondazione Artieri 1852 per tutelare e valorizzare il proprio patrimonio storico e culturale. Nel 2014 la Fondazione avvia progetti di ricerca, archiviazione e promozione della cultura mutualistica. Nel 2026 la Fondazione Artieri 1852 modifica lo Statuto e diventa Ente del Terzo Settore come Ente Filantropico. E rafforza la propria azione in ambito culturale e sociale. www.fondazioneartieri1852.it

Andrea Benoni

Andrea Benoni è presidente Fondazione Artieri. Già sindaco di Calliano (TN), per molti anni è stato presidente dell’Associazione Artigiani della Vallagarina, ideatore e animatore di numerose Mostre dell’Artigianato, di esposizioni ed eventi dedicati storia della liuteria in Trentino.

 

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Donatella Turrina: La Società e le suppliche. Lettere inviate dai soci o dai loro familiari per richiedere aiuto

30 Giugno ore 15:00 15:30 UTC+0

Donatella Turrina

Presidente della Fondazione Trentina per il Volontariato Sociale – ente filantropico e componente del Consiglio di amministrazione di Fondazione Hospice ETS, già responsabile dell’Ufficio Cultura del Comune di Trento, è da tempo impegnata nel mondo del volontariato.

 

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